• domenica , 27 Settembre 2020

Gardino e Fanelli, tradizione al Classico

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“Magister” e “discipulus”, docente ed allievo. Per una volta. Ancora. A Valsalice sono molti gli esempi di attuali prof ex allievi di altri docenti tuttora in cattedra. Tra i tanti, nell’ambito del Classico, Paolo Gardino e Marco Fanelli. Li intervistiamo per un brioso faccia a faccia. 

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Si parte con Paolo Gardino

Il voto di condotta di Fanelli

“Fanelli aveva 10 senza ombra di dubbio”

Cosa insegnava nella sua classe?

“Greco, Latino, Italiano, Storia, Geografia”

Una frase del suo ex allievo che si ricorda

“Purtroppo non mi ricordo di una sua particolare frase, ma mi ricordo un’interrogazione in cui gli chiesi di tradurmi in greco “Una lacrima sul viso”: inizialmente tentennò per lo stupore ma poi cominciò a tradurre senza esitare”

Una figura imbarazzante di Fanelli?

Purtroppo anche in questo caso la memoria non mi permette di risponderti”

Il rapporto tra lei e Fanelli?

Si è instaurato tra noi un bel rapporto”

Lo vede ancora come un allievo?

“No assolutamente”

Quando avete iniziato a darvi del tu?

“Appena ha iniziato a insegnare”

Avete mai discusso su un argomento?

“Abbiamo sempre avuto dei bei dialoghi, quindi posso dire che non abbiamo mai discusso”

Come ricorda Fanelli da allievo?

“Intelligente e desideroso di imparare”

Ha mai beccato a copiare Fanelli?

“No e non so se lo abbia mai fatto”

Ha mai pensato che Fanelli potesse diventare suo collega?

“No perchè gli ho insegnato solo nel Ginnasio,quindi non potevo prevederlo”

Come giudica Fanelli professore?

“Ha un’ottima preparazione e un buon rapporto con i suoi ragazzi”

Ed ora qualche domanda sul Gardino allievo: come ricorda i suoi anni vissuti a Valsalice?

“Come anni di grande studio, ma il rapporto con i docenti era ottimo”

Ha mai fatto qualcosa di proibito in ambito scolastico?

“Mi ricordo che durante una lezione di fisica in cui il professore ci fece vedere un filmato, io e un mio compagno portammo delle pistole ad acqua e cominciammo a bagnare tutto nel bel mezzo del film. Fummo sbattuti fuori ma
fu indimenticabile”

Ha mai litigato con un professore?

“Non mi sembra di aver mai litigato,ma sicuramente ho discusso con molti docenti”

Ha mai preso note disciplinari o peggio è stato sospeso?

Solo qualche nota”

Oggi come descriverebbe se stesso da studente?

“Nei primi anni eccessivamente diligente,addirittura un po’ secchione, poi al triennio mi appassionai criticamente alla conoscenza”

Il professore che più le stava antipatico?

“Il professore di Matematica, non perchè fosse un cattivo insegnante ma a causa della materia che insegnava”

Che cambiamenti ha notato a Valsalive da quando era studente ad oggi?

“Radicali. Innanzitutto non c’era ancora “l’altra parte del cielo e il rapporto con i professori è molto più familiare”

Ha mai desiderato di tornare tra i banchi di scuola?

“Sì perchè ero affascinato dalle spiegazioni dei professori”

Un sogno nel cassetto?

“Diventare archeologo”

 

 

Cambiamo prospettiva ed ora passiamo dal punto di vista di Marco Fanelli

Che ricordo ha del suo professore, Paolo Gardino?

“Severo, ma comprensivo. Inflessibile nella precisione e nello studio, ma in grado di farci innamorare della lettura, non come strumento di cultura, ma come occasione di crescita. Ogni libro, ogni racconto come un modo per interrogarci su ciò che eravamo o stavamo diventando”.

Che materie insegnava?

“Pacchetto all inclusive: Italiano, Latino e Greco, ma bada bene a conoscere anche Storia e Geografia altrimenti nelle interrogazioni erano dolori”.

Che voto aveva di condotta, professore?

“9.Lo so che qualcuno dirà: “Ma allora era un santo!” Ma nel Valsalice del “dopoguerra” significava: “Bada a non esagerare, perché ti teniamo sott’occhio”. In fondo facevo un sacco di domande (spero a proposito) e sornione mi divertivo con queste a mettere un po’ tutti alla prova”.

Una frase di Gardino che ricorda particolarmente?

“L’Indispensabile è invisibile agli occhi” ovviamente dal Petite Prince

Ricorda una particolare situazione o figura che Gardino ha fatto?

“Due episodi sicuramente. Il primo dopo i primi giorni di scuola in IV ginnasio alla consegna del primo compito di analisi logica. Ero sicuro del fatto mio: analisi logica per tre anni alle elementari, per almeno due alle medie e mi riconsegna il compito con sopra un punto interrogativo al posto del voto. Interdetto scopro che l’enigmatico simbolo significa test inclassificabile. È stato un bel bagno di umiltà, ma poi non ho più mancato il bersaglio per i successivi due anni. Il secondo episodio richiama alla memoria un interrogatorio di Greco. Definizione non casuale: fa un certo effetto trovarsi faccia a faccia con il nemico, da soli di fronte alla cattedra, con l’avversario che ciondola sulla sua sedia in attesa di coglierti in fallo. Mi avvicino alla cattedra o all’altare pronto al supplizio, confidando nel fatto di aver studiato, ma sapendo bene che era una magra convinzione perchè l’insidia in Greco è sempre dietro l’angolo. Mi predispongo al sacrifizio… sguardo di ghiaccio mi domanda col ghigno: “Beh traduciamo un po’ il testo di “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo”. Taccio, come tacqui all’epoca, sugli improperi innominabili partoriti dalla fervida fantasia di uno studente angustiato e mi misi con santa pazienza a declinare e coniugare una pessima canzone nell’immortale lingua di Omero.

Il rapporto tra lei e Gardino?

“Buono, anzi no ottimo. Credo che la stima e il rispetto che provavo da allievo siano rimasti invariati nel corso degli anni anche e forse ancor più saldi e maturi ora che siamo colleghi”.

Vede Gardino oggi come un professore o come un amico?

“Beh, visto che in sala professori abbiamo la buona abitudine di non interrogarci a vicenda, lo ritengo un amico”.

Quando avete smesso di darvi del lei?

“Al momento del mio tirocinio per l’insegnamento. Per la classe di concorso del Greco avevo scelto Valsalice e lui si è mostrato assai disponibile ad accettarmi come tirocinante. Classe un po’ infida la sua, ma il suo aiuto e i suoi consigli sono stati veramente d’oro”.

Avete mai discusso in particolare su di un argomento?

“La domanda è ambigua: se per “discutere” si intende confrontarsi duramente direi che ci non sono mai state occasioni. Altrimenti si chiacchiera un po’ di tutto. A volte gli offro qualche consiglio informatico sulle lingue classiche e lui ricambia con qualche illuminante e innovativa impostazione didattica. Senza piaggeria è sempre un incontro stimolante”.

Ha mai corretto Gardino su qualcosa?

“Forse non oggi. Più frequente ai tempi del Ginnasio quando si cercavano tutte le occasioni per cogliere i prof in errore o contraddizione”.

Come ricorda gli anni passati qui a Valsalice?

“Il Biennio un girone infernale, mai un momento di pace: studiare, studiare e, se rimanevano forze, studiare. Il Triennio, forse grazie al precedente sforzo inadeguato all’età, assolutamente più divertente e appagante. Mi sentivo e ci sentivamo dei piccoli intellettuali in erba, pronti a discutere su tutto. Soprattutto la II e III classico sono stati anni di grande crescita critica e umana, ma anche di lotta e barricate”.

Ha mai fatto qualcosa di proibito nell’ambito scolastico?

“Me l’aveste chiesto qualche anno fa vi avrei potuto rispondere, ma oggi darei un cattivo esempio e temo ancora che don Maj, allora preside, convochi i miei genitori e mi rifili uno o due giorni di sospensione…”

Fra tutti i suoi professori Gardino era il più temuto?

“Al Ginnasio sicuramente, però ad onor del vero anche molto stimato e direi amato; per qualche altro professore si trattava solo di paura”.

Per quanti anni ha avuto Gardino?

“Solo due”.

Oggi, da professore, non pensa mai a quando era un allievo?

“Certo e apprezzo molto la schiettezza, a volte irriverente, che oggi si respira tra i banchi. Quanto a studio e impegno, tranne qualche caso invece osservo che noi eravamo molto più concentrati sull’obiettivo, perché in fondo ritenevamo che ciò che si studiava (parlo soprattutto per il Triennio) doveva essere per noi importante e non un semplice accessorio. Credo di aver visto nei miei compagni di scuola una maggiore consapevolezza e passione, forse non per tutto, di quanto oggi colga”.

Quando ha saputo Gardino che lei avrebbe fatto il suo stesso mestiere?

“Al momento del mio tirocinio, ma in fondo il piacere di insegnare mi era congeniale anche al Biennio quando la mattina prima delle lezioni lasciavo copiare le versioni e mi impegnavo in ripetizioni a spot sulla lezione del giorno”.

Era favorevole o contrario?

“Non so, sinceramente non gliel’ho mai chiesto, ma credo che per ogni insegnante sia una piccola soddisfazione vedere un proprio vecchio allievo che ha intrapreso l’”arduo cammino”.

E’ meglio stare al di qua o al di là della cattedra, adesso che le parti per lei si sono invertite?

“Oggi provo entrambe le condizioni, contemporaneamente allievo e insegnante. Credo che stare al di qua della cattedra sia molto più stancante per le innumerevoli incombenze contemporanee: essere chiari, interessare, appassionare e stimolare, poi avere un occhio di riguardo e la parola adatta per il ragazzo che si ha davanti. È faticoso, una continua sfida ma il guanto di sfida va sempre raccolto. Certo stare dall’altra parte della barricata è divertente perché costringe ogni momento a mettersi in gioco, nella speranza o nell’illusione di meravigliare o superare i maestri…”

La prima volta che ha visto Gardino?

“Il primo giorno di scuola. E mi sembra una cosa normale”.

 

 

Ed ora un vero e proprio esame di maturità. Una domanda per materia e i due prof. ritornano entrambi allievi

Letteratura italiana: Il vero nome di Dante Alighieri?

Fanelli: “Durante”

Gardino: “Durante”

Lingua latina: Virtute duce, comite fortuna: chi scrive questa celebre frase?

F: “Solita paremiologia latina, un po’ fatalista e con una certa nuance pessimista…insomma non me lo ricordo”.

G: “Cicerone”

Storia e geografia: In che anno ha inizio la seconda guerra mondiale e dove?

F: “1939, invasione della Polonia da parte della Wermacht tedesca”.

G: “Nel 1939 in Polonia”

Filosofia: Qual è il simbolo per eccellenza della filosofia?

F.: “Un attimo: la domanda è ambigua; non ricordo che sulla tavola di Mendeleyev ci fosse anche questo elemento!?”

G.: “La civetta di Atena”

Matematica: Mi sa dire che cos’è un’equazione?

F.: “Allora ci provo: si tratta di un’uguaglianza tra due elementi di cui uno è dato in forma letterale o comunque non conosciuta (equazione a un’incognita); se gli elementi sono 2 o n è necessario strutturare un sistema di equazioni”.

G.: “Purtroppo in questo caso non so risponderti”

Fisica: Spazio fratto tempo uguale a…?

F.: “Velocità”

G.: “Immagino velocità”

Chimica: Il simbolo chimico del rame?

F.: “Cu”

G.: “Cu”

Letteratura inglese: “Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte.” In quale commedia questa celebre frase compare?

F.: “Partendo dal fatto che le mie conoscenze della lingua inglese si fermano in V ginnasio e che all’università ho seguito un corso di letteratura americana, dovrebbe trattarsi del Merchant of Venice di Shakespeare”.

G.: ““L’opera è di Shakespeare. Credo che Graziano sia un personaggio del “Mercante di Venzia”, quindi l’opera è il “Mercante di Venezia”

Scienze: Che cosa studia l’erpetologia?

F.: “Forse la disciplina etologica che si occupa dello studio dei rettili (qui è il greco che mi assiste, più che la memoria)”.

G.: “I rettili”

Storia dell’arte: Un famoso quadro di Paolo Uccello raffigura una grande battaglia tra Fiorentini e Milanesi. Come si chiamava il luogo dello scontro?

F.: “Sì il quadro è bello e celebre, dai colori un po’ surreali e mi ricordo anche di un cavallo raffigurato da tergo, ma ammetto l’ignoranza su luogo e data dello scontro…per tutto il resto c’è google art”.

P.S. Credo di aver fatto proprio una brutta figura, ma se ricordo la mia maturità non credo di essere andato tanto peggio…

G.: “San Romano”

 

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