• mercoledì , 29 Settembre 2021

Tra fagioli a colazione, progetti e pioggia… sono diventato uno di loro!

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Il nostro exallievo Enrico Brondelli di Brondello, per tutti Chicco, matricola della prestigiosa University of Cambridge, ci racconta il suo viaggio oltre la Manica e di come sia il suo nuovo mondo.

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Come mai architettura?

Fortunatamente sono sempre stato affascinato dalle arti e dal design. Inizialmente volevo diventare un graphic designer, ho fatto alcuni  stage in quel campo ma piu’ o meno quando avevo 16 anni è  iniziata la mia ossessione per l’architettura.

Mi affascina davvero tanto la sfida che l’architettura offre: poter creare qualcosa che, al contrario di un’opera d’arte svolga una funzione sociale, che sia esteticamente piacevole (e purtroppo non deve piacere solo a me) e che soprattutto duri nel tempo.

Come mai Cambridge?

Ho sempre voluto vivere e studiare in Inghilterra: è un paese che offre tante opportunità ai giovani e ha una grande fama per l’educazione architettonica. Cambridge offre un corso di architettura più accademico: al contrario del resto delle Università dà ancora grande importanza alla storia e alla filosofia dell’architettura, però il corso è tutt’altro che teorico e tutte le materie che si studiano sono mirate ad aiutarci con la progettazione.

È stato difficile entrare?

E’ un processo davvero lungo ed impegnativo e mi sento davvero tanto fortunato. Non mi aspettavo assolutamente di riuscire ad entrare.  La cosa più importante quindi a mio parere è scegliere una materia per cui si pensa di avere una vera passione: ciò rende la preparazione molto più sopportabile. E’ un un salto nel buio per ogni studente straniero, non sai cosa ti chiederanno ai colloqui, non ci sono esami su cui esercitarti (per quanto riguarda l’architettura) e il tutto accade nel primo quadrimestre di quinta con la piacevolissima ansia da maturità.

Nonostante tutto incoraggio davvero tutti a provare: non sono mai stato il più  studioso o il più bravo, ma ho ottenuto la conferma che questa è la mia vera passione e  anche se può sembrare un cliché, ho scoperto che vale davvero la pena credere in un sogno.

Quali corsi segui adesso?

Architettura è strutturata in due parti. Studio, la parte prettamente pratica e artistica, dove ci vengono assegnati progetti decisamente strani e in cui dobbiamo produrre disegni, modellini, collage, installazioni. In aggiunta seguo 5 corsi: due di storia e filosofia dell’architettura, environmental design, che ci inizia a far pensare ad aspetti quali la luce solare, l’acustica, ecosostenibiltà, la neve e come questi si riflettono nella progettazione. Construction, in cui studiamo i materiali e structural design che e’ praticamente un corso di statica.

Vivi in college?

Sì, ho scelto Gonville and Caius College, o meglio loro hanno scelto me. Vivere in college è fantastico: per fortuna i miei vicini sono diventati miei grandi amici ed e’ sempre bello tornare tardi a casa dopo una lunga giornata in atelier e poter passare un paio d’ore in compagnia di non architetti.

Come funziona la vita a Cambridge?

E’ un mondo strano. Le settimane si contano di giovedì in giovedì e sono scandite dalle lezioni normali e dalle supervision che sono lezioni private 1 a 1 o in piccoli gruppi. I Tutor privati cercano di farci ragionare su quello che studiamo e assegnano saggi e libri da leggere di settimana in settimana. Sono un’ottima risorsa per approfondire cio’ che piu’ ti interessa del tuo corso e spesso incontri nomi importanti del mondo accademico. Cio’ rende le prime supervision veramente terrificanti ma ci si fa l’abitudine molto presto.

Per quanto riguarda architettura, due volte a settimana incontro i tutor di progetto, materia che prende la maggior parte del mio tempo. Essi controllano i miei modellini e disegni e assegnano nuovi esercizi per la volta successiva. Ogni due settimane invitano critici esterni per giudicare i nostri lavori.

Il venerdì invece devo consegnare appunti sui libri che mi sono stati assegnati o saggi che vengono discussi durante la lezione. Fatico abbastanza  a tenere il passo e quindi mi trovo a passare molti notti insonni in biblioteca (sono aperte 24h su 24 e quella del mio college ha pure le docce) o a finire modellini e disegni.

Gli esami sono tutti a giugno e iniziano due giorni dopo aver consegnato il portfolio di lavori svolti durante l’anno: non ci sono esoneri o recuperi, o la va o la spacca. La cosa migliore però sono i 4 mesi di vacanza da giugno a ottobre.

Come sono i compagni di studio?

Siamo 43 e sembra di essere tornati a scuola, o meglio di non esserne mai usciti. Si fa amicizia veramente in fretta ed e’ una gioia arrivare in studio la mattina, ci si aiuta a vicenda e ciò rende anche i momenti più neri, sopportabili.

Ti manca l’Italia?

Ho sempre voluto andare via il più lontano possibile da casa, e devo dire che adesso che ho finalmente l’opportunita di vivere da solo all’estero sono veramente contento e sto imparando moltissimo.

Più che l’Italia in sè mi manca ciò che associo all’Italia cioè  la mia famiglia e i miei amici.

Hai fatto qualche progetto interessante?

Nel mio primo progetto abbiamo analizzato il comportamento delle persone all’interno degli edifici e i segni che noi lasciamo. Poi dovevamo creare un’installazione che interferisse con un determinato comportamento per alterarlo e trasformarlo. In questo momento abbiamo appena iniziato il nostro ultimo progetto: dobbiamo cercare di reinventare il Pub. Ci hanno assegnato un vecchio pub in rovina sul fiume dove realizzare il nostro intervento.

Cosa consigli a chi interessa andare all’estero?

Buttatevi senza paura e vi consiglio di farlo da soli. Soprattutto per quanto riguarda il mondo accademico il liceo italiano offre una grande preparazione sui cui appoggiarsi quindi andate il più lontano possibile per cambiare veramente il modo di vedere le cose.

Ci sono grandi differenze tra la vita in Italia e la vita in Inghilterra?

Tantissime, a parte i soliti cliche’ tipo fagioli a colazione e la pioggia (non piove poi così tanto…?!) . Ma soprattutto i prezzi: l’Inghilterra e’ super cara, specialmente per uno studente abituato a spendere in euro. Per quanto riguarda gli inglesi, sono proprio strani, ma ci si fa l’abitudine o forse sto diventando uno di loro?

Ho incontrato una famiglia italiana a dicembre: non riuscivano a credere che fossi di Torino per via del mio accento inglese. Ora evidentemente ho acquisito un accento straniero per tutte le lingue che parlo, rimarrò eternamente un senza patria.

La cosa più bella?

Il sabato mattina quando non suona la sveglia.

La cosa più brutta?

Il mio vicino che sta imparando a suonare la chitarra… beato lui, ha tanto tempo per esercitarsi di notte.

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