• giovedì , 26 Novembre 2020

Passione, curiosità e tanto lavoro: la ricetta del buon giornalista

Il direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti si è gentilmente offerto di ricevere “Il Salice” nella sede della sua redazione a Milano per un’intervista.

Per cominciare, qual è stato il  percorso che le ha permesso di arrivare a essere il direttore di una testata giornalistica così importante?

Fin dal ’78 ho girato ben dodici giornali tra cui Corriere della Sera e Avvenire.  Nel ‘99/2000 insieme a Vittorio Feltri ho deciso di rischiare e fondare “Libero”. I primi anni sono stati molto difficili perché il giornale vendeva  poche copie, ma qualche tempo dopo “Libero” è arrivato addirittura a superare “Il Giornale”. Nonostante gli ottimi risultati,  una nuova proposta lavorativa e il carattere irrequieto mio e di Feltri ci hanno portato a decidere di trasferirci al “Il Giornale”.

Che cosa deve fare un giovane per diventare giornalista?

Come prima cosa bisogna sottolineare che il “giornalista” non è una professione ma un mestiere. Per riuscire ad entrare in questo ambito lavorativo non è necessario dover mostrare il proprio curriculum ma essere decisi, determinati, osare e avere quel colpo di fortuna che bisogna saper cogliere. Certamente è fondamentale che il direttore abbia intuizione e riconosca in te qualcosa di diverso e originale che ti distingua dagli altri. La gavetta, l’esperienza e l’essere disposti a lavorare fino a ore improponibili è un requisito d’obbligo ( il direttore Sallusti è stato premiato dal Guinness World Record per aver lavorato il maggior numero di giorni consecutivi in un anno, ndr).  Capacità sintetica e, ovviamente, la curiosità di andare oltre l’apparenza, entrando nei retroscena della notizia.

In questi ultimi anni, come lei ben sa, il giornalismo si sta velocemente spostando sul web. Cosa ne pensa?

Sicuramente questa è una grande svolta: la gente ormai può trovare sul web qualunque tipo di notizia. Tutto ciò è pratico, comodo e veloce ma i giornali a causa di questo hanno perso parecchi lettori e pubblicità provocando molti licenziamenti (le redazioni sono diminuite di 1/3).  Possiamo dire che sia in corso una “guerra” in cui io e tutti i miei colleghi siamo coinvolti direttamente mentre voi giovani, fortunatamente, fate solo da spettatori assistendo alla distruzione per poi ritrovarvi a partecipare alla ricostruzione. Sinceramente  non so come avverrà la ripresa ma ci sarà, come succede alla fine di ogni guerra o crisi.

 Quanta libertà esiste nel giornalismo?

Non è propriamente giusto parlare di “libertà”. I giornali sono un bene commerciale e quindi hanno un padrone che sceglie la linea che deve avere il giornale. I giornalisti sono assolutamente liberi di appoggiare o meno le decisioni del padrone e dando la propria approvazione dimostrano di essere liberi nel perseguire le proprie idee.

Qual è il modo migliore per informarsi avendo così una visione oggettiva della notizia?

E’  impossibile pretendere che un giornale non abbia una sua linea. Tutte le testate dicono il vero  ma ponendo il fatto secondo la loro visione. Certamente però leggere più giornali di diversa impronta ideologica  è sicuramente d’aiuto.

Nella sua carriera si è ispirato a qualcuno?

Sinceramente diffido dalle imitazioni, ma ho avuto dei modelli come Pansa, Nozza, Biagi e Montanelli che ammiro e stimo profondamente. Vittorio Feltri invece è non solo un grande e caro amico, ma un maestro che mi ha aiutato a migliorare e perfezionarmi nell’ambito giornalistico.

Per concludere, ha mai creduto di poter arrivare a essere il direttore de “Il Giornale”?

Non penso di aver mai escluso questa possibilità nel mio inconscio, ma probabilmente non avevo il coraggio di  concretizzare queste idee immaginando di prendere il posto di Montanelli.

Un consiglio da dare ai giovani aspiranti giornalisti?

Lavorare tanto per arrivare e passione per supplire le carenze.

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