• martedì , 29 Settembre 2020

"La mia Africa"

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“L’Africa è un posto dove stai bene”

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Marta, potresti spiegarci in che cosa consiste questa tua iniziativa di volontariato in Africa?

Ciao a tutti! Qualcuno di voi già mi conosce perchè da alcuni anni porto avanti un programma di incontro con alcune classi del liceo. La mia esperienza africana è iniziata nel 2008 (anno in cui ho preso la maturità qui a Valsalice) quando, nell’estate, decisi di partire per l’Africa, alla ricerca di nuovi mondi, nuove culture, ma soprattutto di me stessa. Intrapresi un corso preparatorio di avvicinamento a quello che sarebbe stato il periodo di volontariato in terra africana e, con non poco timore da parte di familiari e amici, partii.

Da chi è nata questa iniziativa?

Da me, nel senso che ho deciso di seguire questo sogno e questa passione. Fortunatamente ho avuto anche 

UGANDA,GHANA,BURUNDI

molte persone che mi hanno aiutata a rendere in parte realizzabile questo “piccolo” percorso che ho intrapreso.

Quali sono i paesi che hai potuto vedere nel corso di questi viaggi?

La prima esperienza africana, quella che mi ha rapito il cuore, è stata nel centro dell’Africa: il Burundi, un piccolo stato, a forma di cuore, situato esattamente nel centro dell’Africa e per questo chiamato: il cuore dell’AfricaLa seconda esperienza risale al 2010 in Ghana. Una terza volta sono partita, sempre in agosto, nel 2011, per l’ Uganda, dove ho lavorato in un ospedale della zona nord del paese.

Potresti fornirci qualche dato concreto e indicativo della situazione di difficoltà di quei paesi?

I dati relativi a questi paesi sono spesso discordanti e in continuo aggiornamento dal momento che non è sempre semplice avere valori certi e attendibili sulla popolazione in studio. Non sono molto amante delle percentuali, ne capisco l’utilità, ma mi sono resa conto che dire che 60 bambini su 1000 nati vivi muoiono in Burundi entro l’anno di vita non ha alcun senso, se dietro a questi numeri non metti dei nomi, delle persone, degli amici che hai conosciuto. Ho incontrato parecchie persone durante queste esperienze, giovani della mia età che so che non avranno le opportunità che ho io, di studio, lavoro, salute… per essere triste mi basta sapere che Privat non potrà finire i suoi studi di medicina; o che il dott. Peter non avrà accesso ad un ecografo o che Tekla riceverà sostentamento solo grazie ad una piccola iniziativa di microcredito che le permette di vendere le stoffe, i batik che lei confeziona. Uganda, Burundi e Ghana sono paesi molto diversi tra loro anche se i primi due, situati entrambi nel centro Africa, sono per alcuni aspetti simili. Il Ghana risulta invece essere economicamente più florido ed è uno dei paesi africani più all’avanguardia. Eppure ha un tasso elevatissimo di analfabetizzazione: si è puntato molto sull’economia, ma ancora molto rimane da fare per l’istruzione.

Con chi condividi di solito quest’esperienza? Credi che sia importante avere qualcuno al tuo fianco?

Ho condiviso questa esperienza con ragazzi dai 18 ai 30 anni circa. Il gruppo a parer mio è importante, ma credo che la mia ultima esperienza ugandese, nella quale sono andata soltanto con un’amica per prendere parte alla vita di un ospedale in Gulu, sia stata decisiva per il mio percorso lavorativo, a differenza delle prime due esperienze in cui ho fatto animazione con i bambini e abbiamo allestito un ‘estate ragazzi.

Cosa ti ha spinta, dopo essere stata lì la prima volta, a voler tornare?

Quando torni in Africa è come tornare a casa: ho avuto la stessa sensazione. E desideri riandarci: è un posto dove stai bene, davvero bene, un posto dove le relazioni tra le persone sono più vere… tornare in Africa è tornare dentro se stessi!

 Cosa avete realizzato finora e quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Sulla scia di queste esperienze, nel 2012 è nata una Onlus: AfriCare Onlus di cui faccio parte. Con alcuni amici che dividono con me la passione africana, alcuni dei quali ci sono stati direttamente, altri invece no, è scaturita la voglia di fare qualcosa di concreto anche in Italia. Da un anno l’associazione si propone di sostenere due progetti: la costruzione di due pozzi in Ghana (dove già cinque sono stati realizzati) e l’acquisto di un pulmino per il trasporto di disabili in Tanzania. Con la onlus durante l’anno si organizzano vari eventi: spettacoli di magia, cabaret con comici di Zelig, banchetti e spettacoli di danza e molto altro… tra cui sfilate di moda con abiti africani!

Concretamente noi ragazzi cosa possiamo fare? Che contributo possiamo dare alla vostra iniziativa?

L’associazione AfriCare Onlus, può essere sostenuta in vari modi: con una donazione libera, comprando oggetti, bomboniere, donando il 5 per mille, partecipando agli eventi, facendo pubblicità e proponendosi come volontari, secondo le proprie competenze e disponibilità. Nell’ambito di Valsalice sarebbe anche utile allestire i soliti banchetti durante l’intervallo delle 11 raccogliendo fondi da donare eventualmente all’Associazione, come ha dimostrato l’esperienza dell’anno scorso (il ricavato è servito in parte alla costruzione di un pozzo in Africa).

Qual è stata la tua prima impressione una volta messo piede in Africa?

Mi sono trovata in un’altra dimensione, in un mondo a parte, con molte contraddizioni ma anche capace di stupire in ogni suo piccolo pezzo di vita quotidiana che ti scorre davanti al finestrino della jeep su cui stai viaggiando.

E quale la sensazione prima del ritorno?

La sensazione è quella di non voler tornare a casa, ma anzi, quella di voler rendere partecipi di questa bellezza tutte le persone a cui vuoi bene, familiari e amici.

Quando sei rientrata, ti sei sentita diversa? Se sì, in che cosa?

A casa mia mi sono sentita diversa, disadattata: piena di cose, oggetti, comodità che di fatto in Africa non mi mancavano… mi è mancata molto la fisicità degli incontri, del fermarsi a parlare per strada, anche per ore, con persone sconosciute, l’abitudine alla condivisione (ne abbiamo così poca qui). E mi manca tutt’ora.

Un ricordo/un episodio che ti sta particolarmente a cuore, che ti fa riflettere ogni volta che ti viene in mente? 

Tante sono le immagini, gli attimi di vita scolpiti nel cuore e nella mente; ma vorrei condividere qui, con voi, un episodio: ci trovavamo in Burundi e abbiamo dato da mangiare un pasto gratis inizialmente a tutti i bambini che avevano partecipato all’estate ragazzi. Poi però  la gente continuava ad arrivare da tutto il villaggio e anche da quelli limitrofi… sembrava impossibile eppure il cibo è bastato per tutti! Abbiamo iniziato a distribuirlo verso le 11 e solo alle 5 del pomeriggio tutti quanti erano stati serviti.

Cosa ti ha lasciato, e continuerà a lasciarti questa esperienza?

La straordinarietà di un incontro sta proprio nella sua capacità di modificare in te qualcosa, se ciò non avviene, allora credo sia stato inutile. A me è capitato qualcosa, non so bene dire cosa, ma lì in Africa io ho scoperto che avrei voluto fare il medico.

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