• lunedì , 30 Novembre 2020

E venne il (centesimo) giorno

E venne il giorno.

Venne il centesimo giorno.

Il centesimo giorno di compleanno del supereroe più stupido e meno eroico di tutti i tempi: Rat-Man.

Ratman 100Il numero “100” è sempre stato un numero particolare, uno di quei numeri che simboleggiano grandi avvenimenti, non come il 94 o giù di lì.
Riuscire a raggiungerlo, in qualunque modo, è un obiettivo alquanto difficile, ma in fondo, solo uno su mille ce la fa (notando che mille è 100 per 10).
Quell’uno, oggigiorno, è un ometto basso, portatore di occhiali, un cinefanatico originario di Pisa: sto parlando, ovviamente, di Leo Ortolani.

Vive ancora oggi in Toscana, ma la sua mente vaga tra gli angoli più bui della Città Senza Nome, dove hanno trovato spazio la sua creatività, i suoi personaggi e le sue parodie più memorabili quali Star Rats, Avarat, 299+1, Il Signore dei Ratti, Allen e Il Grande Magazzi.

I suoi lettori lo hanno sempre seguito, fin da quella piccola, inutile storia del 1997, Ognuno ha i suoi problemi, che Leo aveva consegnato ai direttori della PaniniComics, che non la degnarono di un solo sguardo. Più interessante per loro furono invece un paio di tavole di accompagnamento della storia, che furono prese in grande considerazione e da lì è nata una serie che dura da più di quindici anni. Il titolo delle tavole, senza farlo apposta, era “Rat-Man”.

Ma Leo Ortolani è molto ligure per essere toscano: risparmia e non dimentica nulla. Quindi, in questo fatidico numero 100, ha riproposto, inserendola nella trama dell’episodio, la storia Ognuno ha i suoi problemi, accompagnata da queste parole:

è una storia che ha molta pazienza. Ed è rimasta in attesa, tutti questi anni. Fino a che, nel momento in cui mi sono messo a pensare alla storia che avete fra le mani, si è riaffacciata di prepotenza nei miei pensieri, e si è collocata esattamente dove doveva essere collocata, come il motore all’interno del cofano di un’automobile. E una volta acceso, questo motore ha portato avanti tutto il numero 100, con eleganza.

Ratman 100 2Il 100 sarebbe dovuto essere l’ultimo numero, quello con cui questa incredibile e divertentissima serie si sarebbe dovuta concludere, ma Leo Ortolani sorprende sempre anche i suoi editori, tra cui citiamo il buon Plazzi, e ha rivelato pochi mesi prima dell’uscita dell’ultimo numero una decisione con conseguenze terribili sul destino dell’umanità: la serie di Rat-Man sarebbe proceduta ancora per qualche tempo, in attesa di esaurire quella fonte inesauribile di idee che è la mente di Leo. Quindi, Rat-Man avrà ancora una vita lunga e (forse) felice.

Tutto ciò, però, non ha inquinato il numero 100, che è stato completamente diverso da qualunque tra gli altri 99 numeri: si è trattato della prima volta in cui l’autore si è ritrovato fisicamente nella Città Senza Nome, in una storia di ottanta pagine (più lunga delle solite 64) che ripercorre il cammino compiuto dall’autore in una visione incredibilmente introspettiva ma completamente esteriore.
Cosa voleva dire la frase precedente?

Boh, lo chiederò a Leo.

Tra ricordi, scene accattivanti, confronti con la famiglia di Ortolani e l’inserimento attraverso un flashback della storia Ognuno ha i suoi problemi, Leo ha dato vita ad una storia sensazionale, che termina con un colpo di scena in cui l’autore si sveglia nella Città Senza Nome per annunciare ai suoi personaggi la chiusura del fumetto, seguita da scene di pianto e di confessioni da parte della signora Brakko di aver tradito il marito. Ma quando stiamo navigando nell’acqua salata, ecco arrivare un personaggio inaspettato: la visione profetica dell’editoria fumettistica che convince Ortolani a proseguire tra le urla di giubilo dei personaggi e un non-premeditato “Ritiro tutto!” da parte della signora Brakko.

Il tutto condito con quell’umorismo english classico di Rat-Man che ha conquistato migliaia di lettori e gli ha valso il titolo di “Classico del fumetto”.

Una saga che fa ridere, che va avanti da tempo, non poteva essere celebrata meglio.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno mandato queste lettere di affetto incredibile. Vi ringrazio tutti.
E alla famosa domanda: “Cosa farai dopo il numero 100?” ora posso dare una risposta concreta. 

Il numero 101.

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