• giovedì , 20 settembre 2018

Telemaco e noi

“La nostra generazione è come quella di Telemaco, il figlio di Ulisse e Penelope narrato da Omero nell’Odissea. Dobbiamo fare come lui. Dobbiamo essere eredi, prendere la tradizione da cui veniamo e darla ai nostri figli”. Con queste parole il premier Matteo Renzi ha aperto il semestre italiano della Presidenza del Consiglio dell’Unione europea.

Questo riferimento al classico poema epico ha avuto un forte impatto.
La generazione Telemaco per Renzi è quella della nuova classe politica dei quarantenni che devono meritarsi l’eredità dei padri.
In Europa il passato glorioso è stato rappresentato da De Gasperi, Schuman, Spinelli, i padri della CEE, ma il processo si è fermato alla moneta unica e non è stato spinto fino alla costituzione degli “Stati Uniti d’Europa”.

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Il testimone deve essere raccolto dalla generazione Telemaco che deve proseguire il sogno dei padri fondatori consapevole che i singoli stati nazionali di fronte alle superpotente planetarie sono destinate a soccombere. La generazione dei quarantenni che ha usufruito di un lungo periodo di pace e prosperità economica ha la grande responsabilità di doversi impegnare a ridare una prospettiva alla generazione successiva, i ventenni di oggi costretti a costruirsi il futuro in piena crisi economica.

Moliti giovani si sono impegnati a prepararsi con serietà, ricchi di potenzialità, ma le condizioni economiche attuali non consentono di mostrare il loro valore. Restando nella metafora omerica, i ventenni attuali possono essere accostati ad Achille, l’eroe vittima del destino avverso.

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Telemaco, figlio di Ulisse, appare insicuro nel difendere Penelope ed il regno dai Proci, ma dopo il ritorno di Ulisse rifacendosi al modello del padre ritrova padronanza ed iniziativa. La figura di Telemaco consente di rivedere sotto una luce diversa il rapporto tra genitori e figli, con il tramonto del padre i giovani di fronte alla propria  inadeguatezza sono obbligati a crescere e quindi ad abbandonare le proprie incertezze.

“Il complesso di Telemaco” è un concetto proposto da Massimo Recalcati che si riferisce a quella fase del percorso di ogni individuo che porta alla vera e propria vita adulta. Sigmund Freud ha  teorizzato  “Il complesso di Edipo”: il figlio ritiene il padre un ostacolo alla realizzazione della sua soddisfazione, il padre rivale con il quale battersi per soppiantarlo, vero pater familias, il tiranno che assicurava l’ordine con la repressione.

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Il padre che rinuncia completamente al proprio ruolo di interdizione perde la propria funzione e la differenza tra le generazioni si annullano. Negli anni settanta/ottanta troviamo la figura del figlio “Narciso”  che in ambito familiare manifesta la legge arbitraria dei suoi capricci teso soltanto al consumo di beni materiali incapace di una visione etica della vita.

Telemaco si svincola dalla violenza parricida di Edipo, ma cerca il il padre come la speranza di ottenere quell’aiuto per ricostituire l’ordine nella propria terra. Telemaco che non ha mai conosciuto il padre si sente smarrito ma non si lascia travolgere dalla sfiducia.

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Dopo 20 anni Ulisse ritorna, uomo non privo di zone d’ombra, di fronte alla dissolutezza dei Proci è pronto a difendere la sua famiglia e la sua terra, consapevole della necessità di fondare i propri rapporti affettivi sul rispetto e sull’impegno, e di non poter scaricare le proprie responsabilità.

Recalcati  conclude il suo libro “Il complesso di Telemaco”   riportando il celebre detto di Goethe “Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero“.

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