• martedì , 20 Ottobre 2020

Il gioco della Fiducia

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“L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva il Piccolo Principe.

Ma l’essenziale è qualcosa di etereo, impalpabile finchè non lo si realizza.

Finchè non si osserva la realtà per cercare di dare forma a ciò che è necessario.

E questa diventa la prima esigenza in un contesto lavorativo come quello del mondo di oggi in cui i giovani fanno difficoltà ad inserirsi. Infatti per cercare di avere qualche sbocco nel mondo dei “grandi” la parola chiave è “Reinventarsi”.

Proporre progetti innovativi, mai adattarsi. Usare la creatività. 

Una capacità che come ricorda A.Testa, in Sette suggestioni per il 2009 non è “qualcosa di strano, trasgressivo o stravagante”, ma piuttosto “la nuova ed efficace risoluzione di un problema”.

Che inevitabilmente porta ad uno sviluppo, all’innovazione della società stessa.

E non sono pochi gli esempi significativi che spronano ognuno di noi a credere nei nostri progetti.

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Steve Jobs, in primis, è la prova che un’idea concepita, portata avanti e realizzata, nonostante le difficoltà e la sfiducia generale, può nascondere un inaspettato passo in avanti nel processo storico.

Perchè ormai la nostra generazione all’insegna del Tablet e di tutto ciò che Apple, non può che compiacersi di quella mente creativa.

Non può che evolversi e rinnovarsi.

La creatività diventa così, effettivamente, la “conditio sine qua non” dell’ innovazione come sottolinea il Parlamento Europeo, nella sua Dichiarazione per l’anno 2009.

Ma sostanzialmente nel frenetico rutilare di situazioni già vissute, di lavori preclusi ai giovani per una preponderanza di persone anziane, non è difficile cadere nel baratro dell’ autocommiserazione.

Accettando di essere sballottati di stage in stage.

E in una sfiducia per la politica, per la società stessa così abitudinaria e integerrima non atticchisce il desiderio di creare e di cambiare.

Ma piuttosto di prendere i propri bagagli, salire sul primo aereo e cercare un’occupazione in paesi lontani.

Perchè, si sa, le idee migliori nascono dall’entusiasmo e la voglia di realizzarle dalla presenza di qualcuno che crede in noi.

Elementi che, è triste ammetterlo, oggi sono fin troppo carenti.

E’ compito dell’Italia e dell’Europa quindi sensibilizzare l’opinione pubblica.

Cercando di dare fiducia a che è creativo. Credendoci.

Fino in fondo.

E soprattutto volendo e sapendo innovare, grazie a ciò, non solo l’ambito tecnico-scientifico o l’arte, ma piuttosto contesti diversi come la scuola, l’università, le organizzazioni pubbliche e private, che “sonnecchiano” nella loro ineccepibile pretesa di essere già da anni, al passo con i tempi.

Avendo il coraggio di dire e testimoniare che il miglior modo per debellare questa crisi economica sta nella capacità di spaziare per le caleidoscopiche sfaccettature della realtà.

Creando qualcosa di nuovo. Diverso. Utile. Necessario.

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“If you can dream it, you can do it” era il motto del Signor Disney nei primi anni in cui, principessa dopo principessa, eroe dopo eroe, costruiva il suo impero.

Un chiaro invito a sognare, proporre e realizzare.

Per cambiare, anche solo nel nostro piccolo, il mondo.

Per rinnovarlo.

E farlo risorgere dalle ceneri in cui oggi, inevitabilmente, giace, tra le amare volute di un incendio che gradualmente ed economicamente ci soggioga.

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