• sabato , 25 Maggio 2019

Semplicemente padre

[box] Nella tradizione della sacra famiglia, San Giuseppe è un personaggio importante. Però, ammettiamolo, un po’ dimenticato. Presente, ma silenzioso. Fedele, ma un poco in ombra. Eppure almeno una volta all’anno, anche lui rivendica il suo ruolo non marginale di padre. E con lui si festeggiano anche tutti i papà. Tutti coloro che dedicano la loro vita nel difficile compito di educatore.

Ne abbiamo intervistati alcuni, smascherandoli dal loro impassibile comportamento da professori. Per scoprire che al di là della scuola, anche loro hanno una vita (cosa che non pochi studenti tendono a dimenticare, inquadrandoli in un sistema di equazioni, gironi danteschi e parole incomprensibili di ogni qual tipo e suono). Che anche loro, quotidianamente affrontano una sfida molto remunerativa. Quella di essere Padre… [/box]

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Professor Bove, futuro papà

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La gioia più grande di questa attesa?

La gioia in questo caso non è spiegabile. E’ irrazionale perché è istintiva.
Dentro ciascuno di noi c’è un anelito per la vita che si trasforma in un sentimento che va oltre qualunque altro. E guardando il sorriso di un bambino non si può fare a meno che ricambiare quell’ inattesa manifestazione di pace, sicurezza, allegria. Di famiglia.

E naturalmente non mancheranno le difficoltà in questo percorso, qual è quella che teme di più?

Sono terrorizzato non tanto dalle ore che passerò inevitabilmente a occhi spalancati nel bel mezzo della notte, ma più che altro dalla consapevolezza di tutte le difficoltà che dovranno affrontare, in primis la malattia. E sarà poi sicuramente conseguenziale durante la crescita la nostalgia per i primi passi, per ogni piccolo attimo di questa esperienza vitale. Ma la mia avventura incomincerà tra poco, quindi per adesso non ho ancora tanto timore; ogni preoccupazione è velata dall’incontenibile gioia dell’attesa.

Che cosa probabilmente cambierà del suo carattere nel momento in cui diventerà padre?

Sono molto apprensivo nei confronti degli altri dal punto di vista della salute. Penso quindi che dovrò imparare a dominare questa mia agitazione, anche perché non voglio assolutamente trasmettere la mia ansia ai miei figli! Per il resto non ho paura di mettermi in gioco e di affrontare in questa nuova realtà per prima cosa il mio essere padre, educatore, e guida.

Ha qualche modello da cui prende spunto per questo nuovo percorso?

Nella mia vita è stato sicuramente importante l’influenza di un mio zio che però poi si è dovuto trasferire per ragioni di lavoro. Ma di per sé adesso penso che prenderò esempio da un mio amico che ha due figli adolescenti; ammiro molto, infatti, il suo modo di relazionarsi con i suoi ragazzi.

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Professor Accossato con una figlioletta di 10 anni, Beatrice (e ci mancherebbe altro…)

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Sua figlia sta quasi per entrare nel mondo adolescenziale; quali sono gli aspetti che più teme di questa crescita e di questo probabile confronto che dovrà vivere?

Per partire proprio dall’inizio devo dire che quando abbiamo saputo che sarebbe stata una bambina ho prenotato immediatamente una stanza in un convento qui vicino… Scherzo!! E’ sicuramente un passaggio complicato, ancor di più in un mondo che rischia di dare delle prospettive diverse da quelle che tu avevi in mente. La sfida dunque sta nell’essere bravi nel guidare senza imporre, soprattutto nel momento delle prime scelte. Nell’essere presenti, e aiutarla nei momenti di difficoltà. Per il Suo bene.

Quali sono gli aspetti più belli di questo percorso?

Ogni giorno è diverso e ogni giorno ti stupisci dei piccoli passi, di quelle parole prima balbettate e poco dopo trasformatesi in veri e propri discorsi. E non c’è un momento più bello o più difficoltoso. Perché bisogna incominciare sempre da zero.

E invece quale sono le prime difficoltà che deve iniziare ad affrontare? Non saranno più le notti insonni, ma sicuramente ogni momento ha la sua croce, o no?

Sicuramente ci si deve mettere in discussione. Bisogna trovare il giusto equilibrio e non essere né il padre autoritario e neppure il padre amico. Entrando nella sua libertà non per determinarla, ma per ammirarla con malcelato stupore. Il pensiero che maggiormente mi aiuta è la volontà (non sempre così immediata) di volere il suo bene più che il mio. Di offrire un amore totalmente disinteressato.

Ma sua figlia è cresciuta tra le Tobler Mussafia incipienti e con un’inevitabile adorazione per Dante, oppure il suo essere insegnante di Italiano non l’ha influenzata?

Il primo libro che le ho regalato è stata una Divina Commedia a fumetti, ma a parte questo mio primo tentativo di garantirle un’infanzia felice, penso di essere un padre lontano dallo stereotipo che voi studenti avete di me. Solo ogni tanto sgarro; un neologismo al giorno mi è concesso!

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Professor Cagnotto, padre di una ragazza venticinquenne

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Essere padre di una venticinquenne significa contemplare il volto della propria figlia scorgendo ancora i segni dell’infanzia, ma con la consapevolezza che quella persona che abbiamo davanti non è più una bambina… Cosa è per lei più bello di questa avventura?

Fin dalla sua nascita tutto è stato capovolto. Avere un figlio significa inevitabilmente cambiare. E successivamente si capiscono meglio i nostri genitori, che penavano quando tornavamo a casa ad ore impronunciabili e gioivano insieme a noi per le nostre conquiste. Ora il fatto che io debba vivere tutto ciò dalla parte dell’adulto è sicuramente molto affascinante e rivelativo. Ma l’elemento più bello di questi ultimi 25 anni è stato il mio crescere crescendo mia figlia.

E invece l’aspetto più difficile da affrontare, quando si scopre che le formule matematiche non danno tutte le risposte, qual è?

Nel momento in cui mia figlia si è trasferita per andare a vivere da sola, non ho che potuto sentire la sua mancanza. Le ore prima passate a giocare, a disegnare, a discutere, a chiacchierare ora hanno lasciato spazio agli sguardi annoiati tra moglie e marito. In più non si può vivere neppure tranquilli; si insinua infatti nei miei pensieri un’ansia per quello che fa o farà. Ma penso che sia un normale momento di routine nella storia genitoriale.

Cosa le manca quindi di più da quando sua figlia non è più a casa?

In primis la voglia che ha ogni genitore di interferire nella vita del proprio figlio (ride ndr). No, innanzitutto il pensiero che lei cresca in maniera diversa da quello che è inevitabilmente l’ideal tipo che tutti si creano. Ma questo rende il tutto più affascinante. Mi manca il sentirmi parte delle sue decisioni, mentre adesso ci si sente giustamente un po’ tagliati fuori. Ma questo non evita che alla prima richiesta di aiuto, salti sulla macchina prendendo due o tre rossi perché non riesce più ad entrare in casa…

La sua passione per la matematica e la fisica l’hanno influenzata?

Senza dubbio non ha scelto una facoltà sulle orme del padre. Ha preferito l’arte. Ma sicuramente la matematica ci ha dato anche un ulteriore motivo per cui legarci. Non dimenticherò mai i giovedì passati con tutta la sua classe a casa per ripetere in preparazione per la verifica del giorno seguente. Sono state dei momenti indimenticabilmente ironici!

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