• lunedì , 21 Settembre 2020

Nuovi obiettivi

Il 2016 è un anno di cambiamenti per due dei giornali più importanti del nord Italia: Mario Calabresi, direttore de La Stampa fino al 31 dicembre 2015, lascia il quotidiano per assumere il medesimo incarico a La Repubblica dal 15 gennaio 2016. Alla Stampa, invece, è Maurizio Molinari a prendere il suo posto, mentre Massimo Russo è nominato condirettore. All’ex-vicedirettore Massimo Gramellini è invece affidato l’incarico di direttore creativo di Itedi (la società che controlla l’Editoriale La Stampa S.p.A.).

 

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Il nuovo direttore de La Stampa è un giornalista che ha cominciato la sua carriera a La Voce Repubblicana nel 1984 e che lavora nel quotidiano di via Lugaro da ormai 19 anni (è stato corrispondente da Bruxelles, New York e Gerusalemme).

Nel suo discorso di insediamento del 4 gennaio, ha spiegato innanzitutto il suo forte legame con i redattori e ha esaltato il valore della collaborazione come elemento fondante di un giornale. Ha affermato infatti che “i risultati si ottengono sempre giocando assieme, in team”. Molinari ha le idee molto chiare sugli obiettivi da raggiungere: vuole restituire alla Stampa tutto ciò che la Stampa gli ha dato, facendo del suo meglio per cercare di cogliere e curare le enormi potenzialità di quella che è, di fatto, una “comunità intellettuale”, in cui l’ importanza sta nei singoli, nei loro pensieri e nelle loro speranze. In seguito ha posto l’accento sulle caratteristiche che ogni singolo membro della redazione deve avere: la responsabilità personale, che ha definito come “la chiave di tutto” all’interno di un giornale; il rispetto per le notizie, che i giornalisti hanno il dovere di riportare come sono, senza piegarle a proprio piacimento; il  rispetto nei confronti dei lettori, che, come ha affermato, “sono più intelligenti di noi e dell’ argomento di cui leggono ne sanno molto di più di quanto ne sappiamo noi”.

Insomma, per il futuro del giornale Molinari vuole che vi sia chiarezza nel riportare le notizie, favorendo i lettori di tutto il mondo che si avvicinano per la prima volta al giornale, ma anche i lettori fedeli da anni, per stabilire con loro un contatto diretto e duraturo. L’ intero meccanismo, secondo il direttore, si basa sulla “catena di comando”: anche i redattori meno importanti hanno il diritto di dire la propria e ad essere sempre ascoltati, poiché non esistono opinioni giuste o sbagliate.

 

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Infine Molinari ha sottolineato l’ importanza di rendere i contenuti più accattivanti e avvincenti in qualsiasi modo possibile e per chiunque; sulla carta, sul web, sui social network e su ogni nuova forma di comunicazione, perché i giornalisti sono “produttori di contenuti” e hanno il dovere di dialogare con i lettori in ogni modo possibile.

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