• lunedì , 22 gennaio 2018

60 minuti

Una porta si chiude sbattendo. Dietro le vostre spalle, una luce si attiva lampeggiando: si accende, si spegne, si accende. La stanza che appare avvolta dal lume soffuso è angusta, nella penombra si accalcano gli oggetti più svariati: scatole lignee, casseforti, tavoli scarni, armadi datati dalle ante graffiate, specchi polverosi in cui si riflettono quadri enigmatici. E poi lucchetti. Un’infinità di lucchetti dalle mille combinazioni che incombono con malcelata indifferenza su di voi, enigmi la cui soluzione è la vostra unica possibilità di salvezza, la vostra unica via d’uscita. Avete un’ora prima che il tempo scada e siate condotti- metaforicamente parlando- al patibolo.

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Un’ora di tempo, una stanza piena di enigmi da risolvere per poter uscire e il vostro cervello sono gli ingredienti principali del gioco di Escape Room che spopola in tutta Italia: Intrappola. Squadre formate da un minimo di due a un massimo di sei giocatori, la cui età è compresa tra i sei e i 99 anni, si sottopongono a questa stimolante e decisamente divertente riproduzione, ovviamente epurata da qualsiasi tipo di violenza fisica e psicologica- della saga horror “Saw- l’enigmista“. La percentuale di successo al primo tentativo è del 2%.

Anche due squadre di Valsalice, una del triennio classico, e una formata da alcuni membri delle quinte scientifico, si sono avventurate rispettivamente nell’ “Extended Room” e nella “Classic Room“, le due stanze situate in Via Principe Tommaso 21F allestite per il gioco.

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Nonostante i muri siano letteralmente tappezzati di numeri le conoscenze matematiche contano fino a in certo punto: abilità vincenti sono l’intuito, la logica, la capacità di pensare fuori dagli schemi e, soprattutto nell’ “Extended Room”, una grande intesa e dialogo tra i  partecipanti. Il premio in palio è la soddisfazione di rientrare nel 2% che varca la soglia della porta d’uscita, il che può apparire una modesta gratificazione solo a coloro che non sono mai stati prigionieri di Intrappola.To (la versione Torinese del gioco presente anche a Milano, Genova, Roma e circa altre 15 città italiane).

Non bisogna lasciarsi intimorire dall’inesorabile scorrere del tempo: “l’aguzzino” osserva i malcapitati per tutta la durata della prova, elargendo liberalmente indizi che appaiono su un monitor, unico dispositivo tecnologico ammesso nella stanza: l’utilizzo di telefoni, tablet, macchine fotografiche e simili è severamente vietato all’interno della “prigione”.

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L’innovativa attrazione è una tra le più visitate della città e costituisce una valida alternativa ai classici metodi di intrattenimento per tutte le fasce d’età: “Non chiedetevi come ci siete finiti, non perdete tempo. Avete solo 60 minuti per tornare nella vostra realtà. Ci sono degli indizi e delle trappole, sta a voi individuare la via di fuga. Ma il tempo scorre e i minuti vanno in fumo rapidamente. La cella in cui siete intrappolati ha una sola via d’uscita, ma aprirla non sarà un gioco da ragazzi!”

Queste le parole del sito di un gioco che offre l’opportunità unica di sperimentare concretamente l’ebrezza di tentare la fuga dalla cella in cui siete imprigionati, facendo affidamento solo sulle vostre capacità. Siete in trappola: avete 60 minuti per aprire quella porta.

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Alla fine il Classico si è difeso più che bene ma lo Scientifico si è superato portando a termine la prova con 6 minuti di anticipo. Anche se i Classicisti hanno già chiesto la rivincita…

Per maggiori informazioni: intrappola.to