• domenica , 26 Maggio 2019

Il Furioso travolge l'arte

Al Salone del Libro di Torino Lina Bolzoni, studiosa del Rinascimento, spiega come il famoso testo dell’Orlando Furioso sia riuscito ad attraversare la dimensione della scrittura incontrando il mondo dell’arte. Come attraverso le pennellate e i disegni degli artisti le parole siano state tradotte in immagini. E questo fascino esercitato dal testo dell’Ariosto – spiega la studiosa – è dovuto al fatto che offre molteplici punti di vista. Sollecita il lettore. Quasi lo sfida. Dietro ai versi dell’Orlando scopriamo come l’Ariosto riprenda alcuni dei temi danteschi, dove il presente e il passato sono contrapposti. Dove l’amore porta alla distruzione. Dove l’ambiente è quello delle dame e dei cavalieri. E dove l’autore nei panni di poeta onnisciente epico cambia poi prospettiva presentandosi egli stesso come uomo impazzito d’amore.

“le donne e ‘ cavalier, li affanni e li agi che ne ‘nvogliava amore e cortesia                                                                  là dove i cuor son fatti sì malvagi.”

Purgatorio, XIV

“Poscia ch’io ebbi ‘l mio dottore udito nomar le donne antiche e ‘ cavalieri,                                                            pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.”

Inferno, V

Spicca poi la metafora del viaggio dove l’errare continuo e l’andare lontano è simbolo di un viaggio intellettuale. Si riprende così “Utopia” pubblicata da Thomas More nel 1516 e dunque quasi coeva alla prima edizione del Furioso.

BOLZONI

Illustrare tematiche di questo tipo è un processo tutt’altro che semplice. Implica conoscenza e ragionamento. Il primo tentativo di replicare l’opera traducendola in arte si ha con le piccole incisioni che è possibile trovare all’inizio di ciascun canto della prima edizione del 1530. Man mano che si prosegue nel tempo lo spazio dedicato all’immagine gareggia con il tempo della descrizione. Si gioca sulla prospettiva. Si iniziano a scegliere determinati episodi da riprodurre. Importante e particolare è l’Orlando raccontato da Calvino dove il vecchio e il nuovo vengono a trovarsi in contatto.

Non solo ma l’Orlando Furioso e in particolare la storia di Alcina e Ruggiero viene riletta in chiave morale e si ha poi l’affresco recuperato nei primi del ‘900 di Nicolò dell’Abate. Un alto esempio di riproduzione artistica è quella presente nella Val Tellina dove gli affreschi non solo riprendono i temi ma li rivisitano in chiave allegorica. Così l’Orlando si diffonde e penetra con una nuova modalità, quella visiva.

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Persino i fumetti ne parlano e lo riprendono. Ecco infatti Pino Zac che rivisita la narrazione in chiave satirica-ironica e in particolare in una vignetta ritrae l’Ariosto con in mano una penna e rappresenta se stesso che impugna invece un pennello. Proprio in questa situazione il primo domanda come può il vignettista ridurre il suo capolavoro a semplici disegni. E così Zac gli risponde sostenendo semplicemente che oramai si vive in una società di massa dove le immagini hanno preso il sopravvento e sembrano attirare più delle parole stesse.

Il perché l’Orlando Furioso abbia avuto un successo simile lo si può capire attraverso il linguaggio utilizzato e le tematiche affrontate. Il suo è un linguaggio raffinato, musicale che presenta una fusione tra passato e modernità. L’Ariosto rielabora temi popolari attraendo così allo stesso modo dame di corti e gente del popolo.

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