• domenica , 20 Settembre 2020

Crudeltà insana

Concluse le indagini con la richiesta di rinvio a giudizio di quattro operatori socio-sanitari a villa Varzi, centro diurno residenziale di Galliate per disabili. L’accusa è di maltrattamenti nei confronti degli ospiti, ormai testimoniati dai video delle micro-telecamere nascoste nella struttura. Spintoni, schiaffi, lanci di oggetti e colpi con le mani o con ciabatte, senza limiti e buon senso. Quotidiane violenze contro un cinquantenne affetto da ritardo mentale e altri ospiti diversamente abili non identificati del centro.

Roberto Sante Guidi, 47 anni, di Buscate (provincia di Milano), era stato già fermato in flagranza dalla Polizia il 20 ottobre, ma poi scarcerato dopo l’udienza di convalida poiché considerato sporadico l’evento di abuso. Le altre due colleghe sessantenni, Amalia Di Staula e Rita Viceconti, residenti a Novara, già arrestate il 16 novembre, sono ritenute responsabili di atti vessatori nei confronti degli ospiti. Per la quarta donna indagata, Betty Amelia Tello, si stanno ancora effettuando degli accertamenti, perché non risulterebbe comparire in alcun filmato e potrebbe esservi anche stato un errore.

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I colpevoli sono stati scoperti per opera del sistema di videosorveglianza installato con l’autorizzazione della Procura di Novara, in seguito alle segnalazioni di abusi ai carabinieri locali da parte di ex dipendenti del centro. Per dare fine a quegli atti illeciti e tutelare l’incolumità delle vittime non in grado di difendersi, i militari erano già intervenuti con l’arresto del primo operatore, però erroneamente scagionato.

La dichiarazione del Giudice per l’Indagine Preliminare: «La pervicacia dimostrata nell’approcciarsi in modo violento agli ospiti della struttura, per poi tornare alla propria postazione a guardare la tv o il cellulare, è indice di assenza di considerazione, e anzi di spregio, per quella che è la parte costitutiva del lavoro scelto, ovvero prestare assistenza a persone disabili». Non si può che essere d’accordo. E’ meritorio decidere di mettere alla base del proprio lavoro l’assistenza a chi è più vulnerabile nella nostra società ma il sano dovrebbe proteggere il più debole, non diventare un vessatore. Sfogare il proprio nervosismo su chi è troppo fragile per difendersi dai colpi di chi non ha sensibilità né controllo.

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Esprime questo dolore e questa rabbia la madre di un ragazzo diversamente abile affidato al centro di Galliate. «Un grande dolore. Mio figlio è autistico. Non parla, non si fa capire, non è in grado di difendersi. In pratica, è la vittima perfetta di colui che non si fa scrupoli ad alzare le mani. Si copre il capo e le prende. Ho visto il filmato: sono stata male. Al dolore si è unita la rabbia».  Un ragazzo autistico, vittima dei maltrattamenti degli operatori, testimoniati da un filmato. Non aveva segni particolari sul corpo, nessun sospetto, la notizia è stata sconcertante. Nonostante ciò il ragazzo rimarrà lì, chi ha sbagliato deve essere punito, ma il centro continuerà a sopravvivere.

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