• lunedì , 19 Ottobre 2020

Razze contro

Ancora una volta gli Stati Uniti si trovano di fronte a episodi di razzismo che provocano un profondo trauma. Nonostante gli sforzi compiuti durante lo scorso secolo e anche adesso con un presidente di colore, la popolazione avverte ancora i contrasti razziali. L’uomo bianco ha vissuto secoli credendo di essere la “razza superiore” tanto che ormai questa cerrezza si è radicata al suo interno e oggi ne scontiamo ancora le pene.

Cinque agenti della polizia sono stati uccisi a Dallas, in Texas, ma non è stato l’unico episodio. Precedentemente ben sette persone di colore sono state uccise in momenti diversi dagli agenti di polizia. Due hanno fatto più scalpore: Philand Castile (32 anni) e Alton Sterling (37 anni), ma ricordiamo anche i nomi di Trayvon Martin (17 anni), Michael Brown (18 anni), Laquan McDonald (17 anni), Tamir Rice (12 anni) e Freddie Gray (25 anni). Ciascuno è stato ucciso per un motivo più o meno discutibile dato che alcuni agenti sono finiti addirittura sotto processo.

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Chi ha ucciso però gli agenti di Dallas è stato un cecchino di nome Micah Johnson, il quale ha architettato l’attacco da solo, spinto dall’odio verso i bianchi, in particolare verso i poliziotti. È già stato disegnato un profilo della sua persona e sono emersi dei precedenti: in primis le accuse di molestie sessuali su una soldatessa durante il suo periodo in Afghanistan, poi le dichiarazioni controverse di chi afferma che fosse una persona tranquilla e pacifica e di chi invece pensa il contrario. Sicuramente tanto docile Micah non doveva esserlo se è arrivato a compiere una strage, oltretutto durante la conclusione della manifestazione di protesta pacifica in seguito alla morte dei due afroamericani sopracitati. In ogni caso Micah ha già pagato il suo debito perché nelle successive ore è stato ucciso da un robot killer della polizia.

Si tratta di fatti alquanto gravi che hanno costretto il Presidente Barack Obama a rientrare un giorno prima a Washington dal suo ultimo vertice Nato, che si sta svolgendo in Europa in seguito all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Tuttavia emergono già dei sospetti, chissà se siano infondati, che ritengono il presidente afro-americano complice del clima di tensione di questi giorni. Dalla sua parte, dicono altri media, ci sarebbe anche il movimento di Black Lives Matter. Le accuse non sono poche: in primis Joe Walsh, ex deputato repubblicano dell’Illinois, in un tweet, poi cancellato, ha scritto: “Questa è una guerra. Attento Obama. Attenti Black Lives Matter. L’America vera vi sta per ritenere responsabili”.

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In realtà la manifestazione di Dallas non era affatto organizzata contro la polizia locale, anzi era un modo per sottolineare le contraddizioni e il razzismo presente nel sistema americano. BLM si difende dicendo: “Nel pianificare l’evento di ieri sera mai avremmo immaginato quanto è accaduto” – affermano gli organizzatori della protesta di Dallas – la nostra manifestazione non era in nessun modo violenta. Volevamo solo far sentire la nostra voce e dare uno spazio alle persone per comunicare tra di loro. Dobbiamo fare leva sull’amore. Questo è un momento devastante per la città di Dallas, per noi organizzatori. Non possiamo avere giustizia con la violenza. Non possiamo portare amore con la violenza”.

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Loretta Lynch, responsabile del dipartimento di Giustizia, ha detto in un messaggio alla nazione che la risposta alla frustrazione “non è mai la violenza. Ma è l’azione. Un’azione calma, determinata e pacifica a tutti gli americani, vi imploro, non lasciate che questa settimana generi altra violenza”. L’appello però non è stato colto da tutti e il direttore esecutivo della National Association of Police Organizations William Johnson ha affermato che “è una guerra contro i poliziotti” e l’amministrazione Obama con il “suo rifiuto di condannare movimenti come Black Lives Matter” è da considerarsi responsabile del “clima che ha reso possibile Dallas”. Anche Ban Ki-moon è intervenuto dicendo che “queste morti dovrebbero essere oggetto di un’indagine approfondita e imparziale; ancora una volta sottolineiamo la necessità di dare una risposta alle discriminazioni, comprese le disparità razziali, nell’applicazione della legge”.

È una situazione delicata e tutto il mondo la sta osservando con occhi critici, ma la risoluzione delle discordie non è vicina. Gli Stati Uniti sono una nazione spaccata dall’interno e solo con misure decise e anche un po’ drastiche, forse, si può risollevare il paese. Bisognerebbe guardare il passato e le conquiste che piano piano hanno ottenuto le persone di colore, e imparare dai grandi che hanno fatto la storia.

“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” ~ Martin Luther King

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