• sabato , 18 novembre 2017

Break-Sit

L’onda d’urto del referendum sull’ uscita del Regno Unito dall’ Unione Europea si sta facendo sentire in tutta Europa. La decisione presa appartiene alla Storia e determina una frattura profonda, pone un enorme problema politico a cui l’Europa deve rispondere con decisioni e azioni all’ altezza.

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Incertezze e divisioni su temi quali l’immigrazione, il welfare, la sicurezza, le politiche economiche, l’unione bancaria e fiscale porterebbero ad un indebolimento ulteriore della UE, lasciando drammaticamente spazio all’avanzata di populismi e nazionalismi. In merito, basta ricordare le forze nazionalistiche affermatesi ultimamente in Austria, i grandi numeri che in Francia ha conquistato il partito della signora Le Pen, le forze neonaziste e xenofobe che proliferano in Germania. In ‘Italia si e’ assistito al plauso per la Brexit da parte di alcune forze politiche che esprimono il loro netto contrasto con il concetto di unione e con i valori dell’accoglienza, della cooperazione e dell’ integrazione culturale a cui l’Europa deve ispirarsi.

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Il premier tedesco, signora Anghela Mekel, ha da subito manifestato un atteggiamento costruttivo e non punitivo nei confronti della Gran Bretagna, affermando la convinzione che il tema e’ talmente delicato che dovra’ essere affrontato con fermezza ma anche con disponibilita’ alla negoziazione per il bene di tutti i Paesi. La situazione economica europea vede ora un indebolimento delle Banche, una forte svalutazione della sterlina e un indebolimento dell’ euro contro dollaro e oro.

L’ Europa non puo’ fare finta di niente: Germania, Francia, Italia e Spagna rappresentano circa il 70% del pil dell’ eurozona e per questo sono legittimati ad agire. La Germani, in particilare, che ha grandi risorse economiche e finanziarie deve spenderle anche in investimenti da cui tutti i cittadini europei possano trarre beneficio.

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Da ultimo una considerazione sui cittadini britannici che hanno gettato l’ Europa in uno stato di shok: e’ vero che il voto e’ stato frutto di ignoranza politica e sottostima del rischio da parte del governo di Cameron , frutto delle diseguaglianze sociali sempre piu’ nette, una campagna di promozione scellerata e lacunosa, ma e’ pur vero che l’80% circa dei giovani e dei laureati ha votato per rimanere nell’ Unione. L’Europa non puo’ ignorare la loro voce e ha il dovere di esprimere atti costruttivi, non punitivi , deve spingere il Regno Unito a rinnovare i legami che lo tengono insieme senza lasciare che si chiuda in se stesso. L’Europa deve permettere ancora alla Gran Bretagna di offrire le proprie competenze e risorse, materiali e umane. E’ necessario proseguire con la cooperazione tra i cittadini europei e britannici in progetti culturali e scambi accademici affinche’ si affermi di nuovo una volonta’ di vicinanza tra i vari paesi per scongiurare il pericolo piu’ grande, ovvero una situazione politica ed economica simile a quella del 1939. Cio’ non accadra’ perche’ l’ Europa sapra’ destarsi , accantonando i particolarismi , gli egoismi , le singole volonta’ di potere in nome di una comune matrice culturale i cui valori piu’ alti sapranno condurre a una grande democrazia europea .