• mercoledì , 23 Settembre 2020

Il colore della pelle

di Kevin Zalateu

Imperia, 17 luglio. Un diciannovenne senegalese di nome Mohamed viene aggredito da un gruppo di sei persone mentre sulla sua bicicletta torna dal lavoro. Pietrate, calci e pugni fino a quando non vi è l’intervento di un automobilista che giunge in soccorso del ragazzo. Il giovane è trasferito all’ospedale imperiese dove gli sono  diagnosticati una decina di giorni di prognosi. Un agguato di sicura matrice razzista. I carabinieri indagano, il caso risulta complicato vista l’assenza di videocamere di sorveglianza sul luogo e di testimoni oculari. Il senegalese lavora come lavapiatti in un ristorante della città ed è ospitato da una cooperativa socio-assistenziale, la Jobel, in attesa che gli venga riconosciuto lo status di rifugiato politico. Il racconto di  Mohamed,  terrorizzato, ai carabinieri: “Stavo rientrando dal lavoro intorno alla mezzanotte quando sono stato colpito alla testa da una pietra. Sanguinante mi sono fermato e sono sceso dalla bicicletta. Da un cespuglio sono spuntati sei ragazzi italiani che mi hanno accerchiato. Ho chiesto spiegazioni del gesto, ma non mi hanno risposto, mi hanno preso a calci e pugni al volto ed al torace urlando  frasi ed insulti razzisti”.

sangue

Ma chi è Mohamed? Mohamed è un ragazzo senegalese con un sogno, quello di raggiungere l’Italia, un sogno che riesce a realizzare circa un anno fa dopo che i suoi occhi hanno visto orrore, sangue, fatica e morte. Dopo aver sopportato un lungo e doloroso calvario: due mesi e mezzo di cammino, attraversando due deserti. Poi, la Libia dove passa un anno in carcere e si ammala. A questo punto sale su un barcone, ed affronta un viaggio massacrante che lo porterà nel nostro paese. Ora risiede a Vasia nella comunità Jobel. E’ un ragazzo stimato e benvoluto da tutti sia dagli amici, sia dal datore e colleghi di lavoro che dagli assistenti sociali. Dicono Alessandro Giulla, presidente di Jobel e Claudia Regina coordinatrice educativa: “Non faceva male a nessuno voleva solo andare a casa dopo il lavoro. Non ha provocato nessuno e non ha avuto neanche il tempo di capire cosa stesse accadendo. E’ un ragazzo esile e tranquillo. Un ragazzo che è stato pestato in una notte d’estate, solo per il colore della pelle da sei codardi”.

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Fanno sapere gli amici, che chiedono giustizia per lui, che da quando ha ripreso il lavoro dopo l’aggressione, quando finisce il suo turno di lavoro, Mohamed non inforca più la sua bicicletta per tornare a casa. Il cuoco del locale in cui lavora lo accompagna in auto fino al portone. Quando finalmente questo ragazzo sembrava aver raggiunto una certa serenità, questa è improvvisamente svanita una sera d’estate. Lo choc e la paura si sono nuovamente fatti avanti. Ora le ferite che bruciano di più non sono quelle conseguenti alle sassate, ma quelle che questo giovane si porta dentro. Mohamed dovrà cercare di dimenticare anche quella maledetta notte.

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