• domenica , 27 Settembre 2020

Gli scivoloni di Trump

di Giorgio Bourlot

“Chi ha le armi fermi la Clinton”. Queste le parole pronunciate dall’ormai conosciuto tycoon repubblicano Donald Trump di fronte al popolo del Secondo emendamento (quello che garantisce la libertá di portare le armi) durante il comizio di Wilmington (North Carolina). Ormai si é giá svezzati alle frasi choc del candidato premier, anche se questa volta possono sembrare piú preoccupanti agli Americani: assomigliano tragicamente ai fatti che si stanno avverando nella Turchia post-golpe e nella Russia putiniana. Tuttavia per lo “squalo” della finanza i suoi discorsi si sono trasformati in un’arma a doppio taglio: giá da tempo infatti repubblicani storici stanno voltando le spalle al loro candidato. Tra questi vi sono, oltre all’ex-avversario Cruz (che non ha dato i suoi voti, fatto quasi mai successo nella storia degli USA), 50 firmatari di una lettera anti-Trump, molti membri dell’ultima amministarzione Bush, che lo bollano come, in caso di vittoria, il “presidente piú incosciente della storia americana”.

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Ma i politici non sono gli unici ad opporsi al “nemico” di Wall Street: molti cantanti hanno espressamemte affermato di non voler come sottofondo musicale dei suoi un loro brano. Tra questi ci sono Adele e i Rolling Stones, e anche gli eredi di Pavarotti che hanno scritto al candidato qualche settimana fa per chiedere di rimuovere il celeberrimo “Nessum dorma” in quanto gli ideali portati dallo showman si discostano di molto da quelli del cantante lirico.
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I sondaggi stanno cambiando di giorno in giorno, e queste elezioni amercane sembrano essere tra le piú combattute. Ad oggi i sondaggisti danno, fortunatamente, ancora in testa la candidata democratica di 10 punti percentuale. Certamente rilevante é stato il discorso di Khizr Khan alla Convention di Philadelphia, il quale ha risposto con una emozionante calma alle parole di odio di Trump, difendendo la scelta del figlio musulmano di aver dato la vita durante la guerra in Iraq, morto per una patria che adesso rischia di essere non rappresentarlo piú. Ma l’imprevidibilitá dell’imprenditore non le lascia la possibiltá di allentare la corda. Sicuramente questa campagna sta lasciando indecisi molto elettori repubblicani che non sono convinti dalla piega nazionalista presa dal tycoon, ma sembra che una buona parte, pur non fidandosi della ex-first lady dovute allo scandalo delle e-mail (buona parte degli americani la considera falsa), abbia deciso montellianamente di “turarsi il naso” e votare per il partito dell’asino.

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