• venerdì , 19 gennaio 2018

Un obiettivo per la vita

Venerdi 14 ottobre, un giovane gruppo di studenti appassionati dell’affascinante mondo del giornalismo incontra uno dei più stimati fotografi della Stampa: Daniele Solavaggione. Una intensa ed interessante ora trascorsa in sala audiovisivi dove Solavaggione ha raccontato la sua carriera e le sue esperienze (belle e brutte). E ha dato anche parecchi consigli e “trucchetti” agli studenti innamorati dell’obiettivo.

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Solavaggione è uno dei soci dell’agenzia Reporters, che collabora in esclusiva con il quotidiano torinese

Andando a bottega da sei maestri differenti, ciascuno con 30 anni di professione alle spalle, Solavaggione ha saputo rubare loro i segreti della fotografia: segreti che ha voluto condividere con la redazione de Il Salice. Il suo mestiere –  ha raccontato – è affascinante, pieno di colpi di scena, non scevro da pericoli: anche se molti – per esempio coloro che non hanno mai vissuto tra le prime linee di manifestazioni e scontri di piazza – faticano a crederlo.

Gli strumenti del mestiere sono molteplici: oltre all’inseparabile macchina fotografica, un computer, diversi obiettivi, una videocamera e una GoPro. A questi si aggiunge un alto tasso di spigliatezza, una spiccata intuizione utile per carpire il momento e il luogo perfetto per scattare le immagini migliori, la capacità di inquadrare la fotografia ancor prima dello scatto (è questa la vera arma in più) e dulcis in fundo una profondissima passione.

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Le stupende fotografie che ci mostra rivelano la sua ormai lunga vita dietro l’obiettivo. Solavaggione ha conosciuto due ere diverse della fotografia: la prima su pellicola, mentre la seconda completamente digitale; due pianeti lontani anni luce. Il suo lavoro ha subìto un significativo cambiamento sia dal punto di vista editoriale che da quello delle delle tempistiche. Grazie allo sviluppo del digitale, il fotografo può pubblicare un maggior numero di foto, rischiando però una banalizzazione delle stesse. Il tempo a disposizione per lavorare, invece, diminuisce molto. Per questo, le pressioni sono aumentate, bisogna essere pronti a scattare all’istante, non appena arriva una richiesta e altrettanto pronti nel caricare le foto in rete.

Anche i video d’altro canto si sono creati uno spazio sempre più ampio. Ci dice il fotografo che occorre avere una certa affinità nel realizzare e nel montare gli stessi, perché le persone sono sempre più interessate alle scene, non alle foto.

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Sul giornale cartaceo, punto fermo resta il ruolo del capocronista, che su venti scatti ne sceglie tre o quattro, se va bene, ma non di raro neppure uno. E allora zaino in spalle e si ricomincia. Su un grattacielo, piuttosto che nel bel mezzo di una rissa da strada, il fotografo deve stare sempre in guardia, anche a costo di ricevere manganellate: “Prima sulla macchina, poi a te”.

Tutto questo perché la foto deve raccontare una storia, lei sola, senza il bisogno di didascalie o scritte. Proprio questo è lo scopo di Solavaggione, che con i suoi capolavori ha raccontato storie allegre, tristi, spaventose, bizzarre, ma vere: tutte racchiuse prima negli occhi e nel cuore e poi dentro un obiettivo.