• mercoledì , 17 ottobre 2018

Forse non tutti sanno che a Torino…

Un’aura di mistero avvolge il capoluogo torinese e la sua storia, punto di incontro tra il triangolo di magia bianca (Praga-Lione-Torino) e quello di magia nera (Londra-San Francisco-Torino) e patria di un famoso sensitivo, Gustavo Adolfo Rol.
Leggende sfruttate dall’esoterismo divulgativo, spesso causa di disinformazione, aleggiano sugli edifici più celebri della prima capitale italiana.

Torino and Mole Antonelliana from Villa della Regina
La Mole, polivalente creatura di Alessandro Antonelli – ideata come sinagoga, oggi museo del cinema- è ritenuta dagli esoterici una gigantesca antenna cosmica che irradierebbe energia positiva in tutta la città. Il luogo su cui è costruita è un importantissimo punto geodetico, ovvero uno dei punti di maggiore concentrazione energetica, caricato ancora di più dalla “gabbia” in ferro di tiranti e archi che l’architetto quasi novantenne si trovò a dover ideare per rimediare ai cedimenti causati dal terremoto del 1887. L’edificio sarebbe quindi una sorta di ponte tra Terra e Cielo; tale funzione sarebbe confermata dall’opera di Mario Martz (Luci d’Artista 1998) che non rappresenterebbe solo la sequenza di Fibonacci ma un messaggio criptico esoterico.

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Come se non bastasse, la Mole contiene tutti e quattro gli elementi: è a metà strada tra Po e Dora e sorge sopra numerose falde acquifere, si erge nell’aria ma è saldamente ancorata al suolo e nel 1904 fu colpita da un fulmine che causò la caduta del genio alato situato sulla cima e mise in moto questa macchina perfettamente preparata… Non c’è da stupirsi se Nietzsche se ne innamorò, paragonandola al suo Zarathustra.
E’ sufficiente attraversare Piazza Vittorio per trovarsi di fronte a un’altra costruzione altrettanto importante nella storia della città e nelle leggende esoteriche.

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Denominata “gasometro” dai torinesi di fine ‘800 per la forma tondeggiante, oggi comunemente nota come chiesa della Gran Madre. Protagoniste della leggenda principale sono le due statue dell’artista Carlo Chelli che ornano il sagrato, rappresentazioni allegoriche di fede e religione. Gli esoterici individuano nel calice stretto nella mano della prima statua – rubato negli anni ’70 – una corrispondenza con altri coppe scolpite sulla facciata del Municipio (ex Piazza delle Erbe), luogo indicato dallo sguardo rivolto oltre il fiume, verso la città.

 

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Questa apparentemente innocua scultura indicherebbe con gli occhi la strada da seguire per trovare il Sacro Graal, reliquia di Cristo di cui parla Robert de Boron ne “Romanz De L’Estoire Dou Graal”.
La donna austera che domina l’altro lato del sagrato regge invece una croce e porta impresso sulla fronte il triangolo con l’occhio di Dio, mentre un angelo le porge le tavole della Legge.
Secondo alcuni esoterici, l’occhio apparterrebbe al dio egizio Ra; infatti proprio nel luogo dove ora sorge questa chiesa gli antichi egizi – che si dice furono i veri fondatori di Torino – avevano costruito un tempio dedicato alla madre divina di Horus. Questo si collegherebbe anche alla statua di una madonna nera che è (o almeno era) nei sotterranei della chiesa e rappresenterebbe una continuazione di un culto della dea Iside.

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Tornando alla scultura, osservando la veste si può notare una tiara papale rovesciata che un’interpretazione sostiene essere collegata a una profezia di Nostradamus sulla fine della Chiesa, la cui débacle dovrebbe partire da una città bagnata da due fiumi, puntualmente pubblicizzata a ogni arrivo di un pontefice e in cui “Romano potere sarà del tutto a basso”.
Ma queste suggestioni metafisiche sono solo la punta dell’iceberg.
La scritta “Ordo populusque taurinus ob adventum regis” che orna il timpano – su cui il sole cade perfettamente a mezzogiorno del solstizio d’inverno – non andrebbe tradotta tout court “I notabili e il popolo di Torino per il ritorno del re” (si parla di Vittorio Emanuele I che il 20 Maggio 1814 tornava in patria dopo la caduta di Napoleone). Andrebbe invece letta “Ordo taurinus adventum” e nasconderebbe la firma di un’antica congrega druica (quindi celtica) che dopo essersi per secoli mimetizzata con i “profani” si dovrebbe risvegliare e tornare a governare la città (e non solo).

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Per questo motivo viene anche collegata alla profezia e alla presunta “caduta della Chiesa”. La Gran Madre nel percorso alchemico che parte da piazza Statuto, corrisponde alla “rubedo” o “opera in rosso“: la sintesi, la Grande Opera.

Le inquietanti leggende sugli edifici di Torino abbondano così come i tour esoterici della città, mescolandosi talvolta alla verità, talvolta alla fantasia.

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