• venerdì , 23 giugno 2017

Un sorriso per i terremotati

Il Vescovo di Rieti, Monsignor Domenico Pompili ha incontrato la scuola Media e il Liceo Valsalice per raccontare il dramma del terremoto di questa estate nelle zone dell’Italia centrale. Accumuli, Amatrice ed altri centri duramente colpiti o addirittura rasi al suolo fanno parte della sua diocesi che sta lavorando ormai da sette mesi per rendere agli sfollati più sopportabile il disastro. La comunità di Valsalice ha raccolto la cifra di 15.000€ che è stata consegnata al Vescovo e sarà usata per aiutare una giovane coppia a ricostruire l’azienda casearia andaata distrutta. Don Pier ha invitato Monsignor Pompili che ha trascorso l’intera giornata con i ragazzi della scuola testimoniando in questo modo la situazione nei luoghi del terremoto.  

Il direttore di Valsalice don Pier Majnetti con Monsignor Pompili (foto Pivato)

 

Quale è stata la sua reazione in seguito al sisma?

“Una sensazione da far paura. Durante le scosse c’è la percezione che tutto stia per franare e allo stesso tempo finire. Quella era una notte di festa della comunità perchè festeggiava la sagra della pasta all’amatriciana. Improvvisamente invece la vita si capovolge in qualcosa di impensabile e di inimmaginabile. Nel momento della prima scossa mi trovavo a Lourdes ma quando mi hanno avvisato di ciò che era successo, ho preso il primo volo e quando sono arrivato ad Amatrice il primo incontro che ho fatto  è stato con il fornaio Valerio che si era trasferito da sole tre settimane. Mi ha condotto dietro la casa completamente distrutta mostrandomi in mezzo alle rovine tre sacchi neri dai quali uscivano dei piedi. Indicandomeli uno per uno mi ha detto :  “Questa è mia moglie e questi i miei due figli”.

Il Vescono di Rieti Domenico Pompili (foto Pivato)

 In seguito a queste catastrofi, non si chiede mai dove sia finito Dio?
“Per rispondere a questa domanda devo prima riprendere la frase che dissi proprio durante i funerali delle vittime: il terremoto non uccide ma uccidono le opere dell’uomo. Il terremoto è sempre esistito, l’unica responsabilità di queste vittime è l’uomo. Infatti gli stessi geologi hanno detto che il centro storico di Amatrice venne costruito sulle macerie di un vecchio e tremendo terremoto del Settecento. Infatti la fragilità di questo terreno è data dalla sua stessa inconsistenza. Oggi abbiamo di fronte scelte difficili che non devono rispondere  all’esigenza di comodità o di un tornaconto da parte dei costruttori. Per questo motivo non si può assumere un atteggiamento del tutto fatalista contro il destino o contro un Dio che viene utilizzato quando non si riescono a trovare delle risposte”.

Il Vescovo con i rappresentanti di istituto (foto Pivato)

Dopo il terremoto, nella comunità è prevalsa la solidarietà o l’egoismo personale?
“Paradossalmente un aspetto positivo del terremoto è che permette di ritornare all’essenzialità dei rapporti e conferisce la forza di ristabilire i legami. Ma ci sono anche persone che non riescono a sopportare tutto questo come un uomo che poche settimane fa ha deciso di impiccarsi. Ognuno reagisce alla propria maniera. Certamente nessuno di noi può farcela da solo ma abbiamo tutti il bisogno degli altri al nostro fianco”.

La consegna della donazione (foto Pivato)

Cosa bisogna fare oggi a sette mesi dal disastro?

“Ricostruire non è solo un compito dello Stato. Ricostruire richiede l’aiuto di una comunità che non badi solo ai propri interessi senza guardare al bene comune, immateriale e dunque più raro, ma anche condizione perché si possa fare qualcosa. Bisogna dunque stare accanto alle persone e proprio per questo ho deciso di scrivere un libro con la biografia delle 200 vittime del terremoto. Poi, aiutare le piccole attività locali che dopo la distruzione hanno perso tutto e non hanno niente di cui vivere. Infine, ricreare i luoghi della comunità, come anche le chiese, affinché si possano trovare dei punti di riferimento”.

Come si è comportata la complessa macchina dei soccorsi?
“Gli uomini della protezione civile in questi anni hanno subito un forte ridimensionamento statale. Certamente sono stati di primaria importanza per l’aiuto nei confronti delle prime necessità ed esigenze. Ovviamente tantissimi di loro hanno fatto più del necessario, già solo rimanendo non pochi mesi ma fino ad oggi al nostro fianco”.

Il Vescovo con la redazione del Salice

Quale è stata l’immagine più dolorosa e quella più rasserenante di questa terribile vicenda?
“Le immagini dolorose sono molte, soprattutto quando si ascolta i racconti delle sofferenze dei cittadini e si prova una sensazione di impotenza davanti a tanta disperazione. L’importante in queste situazioni è stare accanto alle persone. Le immagini più belle sono i battesimi dei primi bambini nati dopo il catastrofico terremoto, che portano con il loro sorriso una speranza di rinascita”.

 

La redazione del Salice ha intervistato Monsignor Pompili. Il Vescovo ci ha parlato di come sarà devoluta la nostra donazione e di come la Diocesi sta operando per alleviare le sofferenze dei terremotati. L’intervista è di Lorenzo Comba, video e montaggio di Matteo Masoomi Lari