• venerdì , 23 giugno 2017

Buona maturità

Per gli alunni un rito di passaggio. Per i professori tempo decurtato dalle ferie. Per lo Stato un metodo di valutazione nazionale. La maturità è da sempre un tabù della società moderna. Un argomento spinoso, quasi un roveto. Una convinzione popolare quasi scientifica quella per cui ogni generazione debba aver subito una prova più difficile di quella che è toccata alla successiva. Un apparente circolo vizioso che porterà necessariamente all’abolizione completa dell’esame. Forse per questo lo Stato sta apportando significative innovazioni: per ridare consistenza ad un test troppo diluito dal tempo. Oppure semplicemente per ammodernare un fossile corrotto da ripetuti (ed eccessivi) ritocchi.

LE RIFORME
Il voto si esprimerà sempre in centesimi. Ma ecco le principali novità:

1. Prima prova scritta nazionale di italiano (20 punti);

2. Seconda prova scritta nazionale di indirizzo (20 punti);

3. Colloquio orale (20 punti);

4. Credito Scolastico (40 punti).

La riforma è stata trattata innumerevoli volte. Ormai i ragazzi interessati dovrebbero saperne più del Miur. Ma cosa ne pensano i professori di Valsalice?

PRIMA DELL'ESAME
Al quinto anno inoltre arriva la Prova Invalsi di italiano, matematica e inglese che costituirà un requisito per l’ammissione all’esame, ma non confluirà nel voto finale. Ulteriore innovazione riguarda l’alternanza scuola-lavoro: lo svolgimento delle attività di alternanza diventa requisito di ammissione e la classica (e forse monotona) tesina di maturità potrebbe trasformarsi in una relazione critica sull’esperienza.

Secondo la professoressa Micheletti, il prof. Lojacono, la prof.ssa Artigiani e molti altri il nuovo esame sarà più facile dei precedenti, soprattutto, almeno secondo il pensiero della prof.ssa Losana, per il ridotto impatto emotivo che il nuovo esame avrà sullo studente.

I professori si dividono in base ai vari passaggi della riforma. Pochi (solo il prof. Bruno e Rubiolo, che però si tengono il beneficio della riserva fino all’atto pratico della neo-maturità) sono completamente a favore, nessuno assolutamente opposto. La maggior parte trova nella riforma novità positive e altre negative. Ad esempio il prof. Fornero, come molti altri, è a favore dell’aumento di valore dei crediti interni (che vorrebbe portare anche a 50), la prof.ssa Artigiani valuta costruttivo il tentativo di “rendere il colloquio orale meno nozionistico e più improntanto sulle capacità critiche e di ragionamento dello studente” e in diversi pensano che l’eliminazione della terza prova sia un fattore positivo. D’altro canto però c’è chi, come il prof. Bracco, trova riduttivo l’ammissione col 6 di media e la prof.ssa Cara denuncia una scarsa attenzione per la singola persona.

Resta poi aperta l’incognita dell’alternanza. Da una parte chi, come la prof.ssa Cara, è decisamente propensa a lavorare sull’alternanza in quanto “le tesine, malgrado l’intento fosse buono – ossia valorizzare la capacità di rielaborazione e critica dello studente che avrebbe raccolto gli insegnamenti dell’intero corso di studi – sono col tempo diventate lavori banali, spesso copiati o commissionati a genitori”. Dall’altra i professori dubbiosi che rispondono con periodi ipotetici. Il prof. Bruno e il prof. Fornero propugnano una libera scelta dell’alunno tra cultura e professionalità. D’altronde, ma questo si bisbiglia tra gli alunni, non tutti hanno avuto le stesse occasioni di alternanza: alcuni percorsi sono obiettivamente preferibili ad altri ma raccolgono un così vasto bacino di interessati che nemmeno volendo si potrebbe dare l’occasione a tutti di prenderne parte . Inoltre la tesina ha sempre offerto la possibilità agli alunni più indecisi di lavorare prima su se stessi e capire a quale passione davvero avrebbero voluto dedicare la propria vita, e poi sulla preparazione dell’esame.

Ciò che alunni e professori si augurano davvero però è che la maturità sia uno specchio fedele del percorso svolto nel triennio liceale. Mentre c’è chi, come il prof. Fornero, è fiducioso che il maggior peso dato ai crediti ottenuti nell’arco dei tre anni porterà ad una valutazione più “meritata nel bene e nel male”, ci sono anche coloro che temono che il voto non solo non rappresenti lo studente, ma anzi che “rimanga impresso come uno stigma nell’animo dello studente, al punto di gettare in lui un’ombra negativa su tutto il cammino svolto nei cinque anni”(prof. Bruno). Bisogna anche valutare l’incognita esaminatori esterni, come ci ricordano le prof.sse Cara, Meritano e Micheletti, le quali sperano in un’interpretazione saggia  e rispettosa da parte della commissione che non penalizzi gli studenti. Purtroppo è anche vero che, come affermano il prof. Lojacono e la prof.ssa Losana, una valutazione che corrisponda perfettamente ad impegno, organizzazione e doti dello studente è quasi utopia.

Sebbene il cambiamento sia ancora in corso d’opera a causa “di follie burocratiche” (prof. Lojacono) o “del rispetto inadeguato del lavoro di docente e alunni” (prof. Bruno) oppure “dell’incompetenza e inesperienza dei responsabili” (prof.ssa Cara), tutti i professori sono più favorevoli a quello che il professor Fornero definisce, senza condannarlo, come uno “stravolgimento insensato”. Nessuno vuole veramente un’abolizione totale dell’esame. Perchè è importante mettersi alla prova, vivere un esame che responsabilizzi, che prepari a ciò che seguirà e soprattutto che aiuti la crescita personale dell’individuo. “Una prova di maturità nel vero senso della parola, un passo importante prima di entrare nel mondo dell’università e del lavoro” per dirla con le parole del professor Rubiolo.