• sabato , 18 novembre 2017

Cosmopolitismo digitale

Salone del libro.

Bookstock village.

“Save the children” e “Fondazione per la scuola” propongono un laboratorio su quello che le locandine esaltano come un’interessante conferenza sui “cittadini digitali”. Ma la realtà è un’altra. Gli argomenti che dovevano essere trattati vengono infatti appena accennati con grande superficialità per un pubblico che appare fin dall’inizio poco interessato.

Si discute sull’uso che oggi i giovani fanno di internet, in particolare dei social networks. La relatrice ha inoltre acceso una discussione su quelle che sono le regole che si devono rispettare in quest’era digitale. Sottolinea: “Il web è un luogo reale anche se lo chiamiamo virtuale”. Quindi come qualsiasi altro luogo reale ha anche delle leggi da seguire. Dopo una breve parentesi sulla dirittologia adolescenziale online viene aperto il discorso sul cyberbullismo, trattato in modo superficiale (come d’altronde il resto della conferenzina), mostrando un video in cui viene presentato sotto forma di cartone animato un caso di bullismo. Gaetano, o meglio Gay-tano (riferimento inutile, ma soprattutto incoerente visto il pubblico puerile) viene subito preso di mira dagli infidi compagni; ma lui non reagisce. Anzi sorride. Ma dentro cova una celata tristezza. Solo alla fine parla con un adulto delle sue difficoltà. La storia però si conclude qui, senza un vero finale. Oltre alla brutta composizione, il girato tratta di un argomento profondo in modo banale. Un modo sbrigativo per considerare una questione molto importante e sentita nella società odierna.

Insomma. Un laboratorio che poteva sicuramente essere gestito e preparato meglio, magari cercando la partecipazione di più bambini (erano sempre i soliti due o tre a rispondere) o aggiungendo un po’ di interattività. Ed evitando riferimenti confusionari sul genderismo, che non c’entravano nulla con la trattazione di Internet.

“Stimolare un utilizzo consapevole delle tecnologie digitali”. Questo l’obiettivo. Il fine ultimo di un laboratorio che non centra il bersaglio. Unico rimorso: varcare la porta d’uscita senza sapere come va a finire la storia di Gaetano.