• domenica , 24 settembre 2017

L’amore, panacea verso l’odio

Giovane eroe che sfidò il nazismo” è il titolo della conferenza di presentazione di “Nebbia in agosto“, romanzo di Robert Domes. Presenta Fabio Geda, che pone delle domande all’autore aiutato da un interprete. Domes é un giornalista nato e vissuto nella Germania meridionale. Racconta di aver reagito con scetticismo quando il suo editore gli propose di lavorare al materiale di Ernest Lossa, protagonista del romanzo. Una storia crudele e ricerche terribilmente corpose. Accetta solo dopo aver visto una foto del ragazzo, che come dice, “sapeva che non lo avrebbe più abbandonato”.

Prima della stesura del volume passano cinque anni di ricerche e studi. Il protagonista é un bambino, figlio di una ragazza di 19 anni e di un ragazzo di 22, entrambi venditori ambulanti, dell’etnia Yeddish, ritenuta “zingara e asociale” dalla comunità tedesca. É il primogenito, nato nel 1929. A soli quattro anni viene sequestrato dalle autorità tedesche e mandato in un orfanotrofio dove da subito viene definito un bambino difficile con gravi problemi di adattamento, tant’è che viene sempre accusato per qualsiasi problema. Le suore dunque, decidono di mandarlo in un riformatorio nazista fino ai 12 anni, quando viene trasferito in un vero e proprio “manicomio”. All’età di quattordici anni viene ucciso con due iniezioni di morfina. Sul referto medico viene dichiarata come causa del decesso “broncopolmonite”.

Geda insiste nel chiedere perché è così importante ricordare tutto il male, sia attraverso i romanzi, sia attraverso la giornata della memoria o associazioni come “il treno della memoria”. L’autore riflette sulla risposta da dare, e poi con fermento inizia a replicare. È importante non dimenticare sopratutto in questa società in cui vi è una vera e propria forma di emarginazione nei confronti di asociali, disabili, che vengono “eliminati”, seppur in modi diverso rispetto all’epoca nazista. Vi è una destra estremista in Germania che insiste nel dichiarare che la giornata della memoria sia una vergogna, Domes invece pensa che meriterebbe un livello più alto di commemorazione. “Il futuro si costruisce imparando dagli errori“. Si riesce anche ad imparare come reagire al mobbing nelle scuole. Sale sul palco Alessandro Azzolina, direttore dell’associazione “treno della memoria”. Ogni anno un gruppo di 40.000 persone che parte per un viaggio di nove giorni alla scoperta dei “luoghi dell’orrore”. Azzolina dice che l’idea é nata da una domanda che si è posto: “Com’è possibile che nel cuore dell’Europa 70 anni fa in un paese così sviluppato si sia consumato un simile orrore?” . Da quel momento ogni anno ragazzi e ragazze libere e con una dignità varcano l’ingresso di Auschwitz, anche ragazzi con problemi e disabili.

Il ragazzo chiede se in Germania esistono progetti del genere e lui risponde che ad Irze (città in cui è morto lo stesso protagonista del romanzo) vi è una sorte di cimitero che viene visitato da intere scolaresche, il primo novembre. I tedeschi vengono chiamati in causa per un futuro di pace. In questo come dice lo stesso Domes, l’arte è uno strumento estremamente prezioso. Anche la scelta del romanzo, anziché di un insieme di documenti, implica la sua adesione all’arte. “L’antidoto alla paura in Europa è l’amore”, così conclude Domes.