• venerdì , 19 gennaio 2018

Non ci sono più le principesse di una volta

di Federica Miglietta e Rachele Parravicini

Federico Rossi Edrighi. Scrittore e cronista romano, classe 1982. Realizza storyboard per lungometraggi e serie TV. La sua passione per i fumetti è nata leggendo Topolino e, fin da piccolo, è stato sostenuto da genitori e parenti. All’età di 14 anni incontra alle fiere fumettisti famosi che lo incoraggiano nella sua passione.

Durante la conferenza, a cui ha partecipato anche Marco Magnone, inevitabile è stato il confronto con lo scrittore astigiano. Per Edrighi, in una storia a fumetti si può sottintendere qualcosa anche con le immagini, mentre Magnone con la scrittura in prosa può fare affidamento solo sulle parole.

Edrighi vuole scrivere “storie introvabili sugli scaffali di una libreria“, come afferma lui stesso. Così nel 2016 pubblica La Principessa Spaventapasseri per la casa editrice BAO Publishing.

Morrigan è un’adolescente tipica nella sua unicità, e la località dell’Inghilterra rurale dove si trasferiscono sua madre e suo fratello non la entusiasma. Un giorno conosce un’anziana vedova, che le fa un dono destinato a cambiarle la vita. Affronta così il Signore dei corvi, l’incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo.

In un acceso dialogo con il pubblico, Edrighi risponde anche a qualche domanda di Magnone.

Una principessa diversa da quelle della Disney: che cosa la caratterizza?

Morrigan Moore non è la solita principessa che si innamora del principe smanioso di salvarla. Nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza sviluppa un approccio diverso con la famiglia e con se stessa. Ha un carattere meno buono da quando è stata deportata in una località inglese in cui si sente sperduta.

La  vicenda si svolge in Inghilterra. Come ha scelto questa ambientazione?

In modo puramente estetico: mi è sempre piaciuta l’idea di uno sfondo tipicamente britannico, con campi estesi, una campagna “gotica”.

All’interno del libro emerge una leggenda, puoi raccontarci qualcosa a riguardo? Esiste realmente o è una sua invenzione?

Premettendo che tale figura è totalmente frutto della mia immaginazione, ho dovuto introdurla per due motivi principali: in un primo caso, quello “letterale”, me ne sono servito per motivare la scelta della famiglia di trasferirsi. Nell’altro funge da metafora.

Puoi spiegarci meglio il contenuto di questa metafora?

Conferisce una chiave di lettura allegorica, introducendo il problema – fondamentale in questo racconto – del passaggio dall’infanzia all’adolescenza della protagonista.

Interessante è la figura del “Re Dei Corvi”.

Questo personaggio incarna a tutti gli effetti il “cattivo”, a cui spesso viene attribuito un certo fascino: trasgressivo, ribelle, libero da ogni genere di imposizione, ed è proprio questa parte istintiva della sua condotta che attrae la protagonista.

Il messaggio morale personificato dalla metafora sulla crescita è basilare: cosa vuol dire “crescere”?

Mi risulta difficile rispondere concretamente a questa domanda. Ciò che posso dire è che senz’altro è connotata da conflitti piuttosto intensi, non troppo diversi da quelli affrontati dagli adulti: semplicemente l’adolescente li sperimenta per la prima volta.

Quale rapporto si crea tra ragazzi e adulti?

Certamente entrambi si immedesimano nei protagonisti, i ragazzi nel leggerli e gli adulti nel descriverli: questo è il legame, i giovani vivono le esperienze dei personaggi a loro contemporanei, mentre gli adulti li ripercorrono, memori del loro passato, nel ricordo.

Ha qualche consiglio da dare ai giovani?

Un nocome risposta non è mai una porta chiusa in faccia ma sempre un punto di partenza da cui si può solo migliorare.