• venerdì , 23 giugno 2017

La fede oggi

Genitori atei e la fede cattolica del nonno a incentivarlo. Questi i motivi che hanno portato Alexis Jenni al successo. Francese doc, lo scrittore e insegnante di scienze naturali vince il Prix Goncourt nel 2011, acquisendo grande fama in patria e all’estero. Ospite d’onore alla trentesima edizione del Salone del Libro, tiene una conferenza con Enzo Bianchi  sul suo ultimo libro, intitolato “Son visage et le tien”, reso in italiano con il titolo più evocativo “Il volto di tutti i volti“. L’autore definisce il libro “un cammino autobiografico”, una sorta di quaderno di viaggi ispirato dalla sua vicenda familiare. Infatti Jenni da giovane non ha ricevuto una vera e propria educazione al cristianesimo da parte dei genitori. Nonostante ciò egli si appassiona alla spiritualità, grazie anche ai consigli del nonno.

Il dibattito si apre sulla riflessione del volto impresso sulla sindone, di cui parla la prima parte del libro. Lo storico ragiona su come l’immagine abbia inciso sulla sua comprensione della fede. Essa rappresenta una convenzione: tutt’oggi non si è sicuri su quale sia la reale figura del Cristo. Alexis Jenni conduce un’attenta ricerca, in mezzo alla folla, tra le persone, fino a giungere alla conclusione che il volto di Cristo è la sovrapposizione del suo e dei volti di tutti gli uomini che credono in Lui. Questo perché la fede è un filo ininterrotto che congiunge tutti i fedeli, presenti, passati e futuri.

Per spiegare l’importanza della fede, lo scrittore racconta un aneddoto. Nonostante l’età (cent’anni), suo nonno non rinuncia all’abitudine di piantare alberi nel suo giardino, che non vedrà mai crescere. Ma nel suo gesto non manca la fiducia in un futuro prospero.

 

Ci tiene a precisare che il libro si presenta non solo come un cammino di fede, ma più ancora come un cammino interiore. La testimonianza di un’esperienza in cui le parole dette e le azioni compiute rivolte a Dio sono presenti nei rapporti quotidiani. Jenni non chiarisce che dietro a tutto ciò che compone la vita si trovi Dio, e lascia spazio a una personale riflessione.

Fondamentale per i ragionamenti addotti è il bagaglio di conoscenze raccolte durante la visita alla comunità monastica di Bose, fondata da Enzo Bianchi, dove viene a contatto con una totale adesione a tutto ciò che riguarda a cristianità. L’autore ha voluto poi raccontarle al pubblico francese.

Particolare è il tema della vita trattato con fulgido interesse. Jenni ritiene la vita un dono di Dio. Esalta lo stile di vita gioioso e spensierato degli abitanti di Bose che, nonostante la loro estrema povertà, non cedono alla disperazione, ma vivono la loro condizione con invidiabile ottimismo.

 

A ciò egli unisce un interessante dibattito sui sensi. In maniera curiosa – e un po’ sfacciata – l’autore afferma l’esistenza di ben 8 sensi. Ad aggiungersi ai classici e conosciuti 5 sensi umani, sono altre 3 caratteristiche che lui ritiene importantissime nella vita dell’uomo e ormai parte di lui. Queste sono sapere, parlare e amare. Egli riesce a dare importanza a quello che sembra un simpatico gioco di parole senza usare concetti banali o ridondanti.

Esiste qualcosa di superiore alla sapienza, qualcosa che si occupa solamente dei bisogni spirituali dell’uomo. Alexis quindi introduce nel discorso i nomi delle grandi divinità della nostra epoca o meglio cita una sola divinità chiamandola con più nomi per sottolineare la presenza di un filo che unisce più popoli di culture molto diverse: la religione.

Parla poi della scrittura. Dice che un autore scrive in maniera diversa dagli altri perché appunta non ciò che sa ma ciò che sente. Aggiunge inoltre quanto sia gradevole imparare nuove cose attraverso le esperienze sensoriali. Afferma inoltre che per lui il libro è stato causa di grandi scoperte per il suo essere.

 

Al pari dei sensi egli ricopre di importanza del corpo. Sottolinea che il corpo sia in realtà l’unica cosa che possediamo e di cui dobbiamo avere massima cura. Dopo il capitolo su San Francesco dedica un capitolo alla gloria del Fratello Corpo, senza il quale non saremmo nulla perché esprime qualcosa.

La sua frase icastica: “lui sentirà lui esprimerà”. Per lui è la base fisica senza cui non si può scrivere.

A dare il tocco finale a questo incontro mistico cita una sorta di reincarnazione – dalle reminiscenze quasi buddiste – che porta alla capacità letteraria, e suggella così una conferenza dai grandi valori morali.