• domenica , 24 settembre 2017

Fisicamente prof, matematicamente impossibile

A un primo sguardo non sembrano colleghi, bensì fratelli. Sono la professoressa Chiara Micheletti e il professor Francesco Garino, ex Valsalicensi, oggi entrambi insegnati di matematica e fisica. Abbiamo posto a loro qualche domanda, per sfogliare le pagine del loro passato tra i banchi dell’istituto.

Com’è scattata la sua passione per la fisica?
G: Dentro le mura di Valsalice. Fisica era una novità del triennio e grazie ai libri prestati dalla Micheletti ho capito che era la mia strada.
M: Per sfortuna solo dopo la mia laurea in Matematica ho riscoperto la fisica come una materia molto interessante e soprattutto quotidiana!

L’episodio più allegro dentro le mura scolastiche.
G: Una mattina i miei compagni ed io spostammo la cattedra di un’insegnante, che era solita batterci una mano sopra, mettendola in bilico. Arrivato il fatidico momento la professoressa colpì il tavolo, che si rovesciò (ride, ndr).
M: Era proprio una lezione di fisica. Il docente spense la luce per proiettare delle slides e un mio amico decise di cambiarsi i pantaloni. Il tempo non bastò e, tornata la luce, fu colto in flagrante. Non fu facile smettere di ridere.

Cosa ha provato la prima volta che ha insegnato nel suo vecchio liceo?
G: Mi ricordo che al primo consiglio di classe sentii una voce dietro di me: “Fra, Fraa!!”. A parte il grillo parlante non sapevo chi potesse essere: era la mia nuova collega.
M: Tutto è rimasto come lo avevo lasciato. Stessi professori, stessi luoghi. L’unica differenza è che si è dall’altra parte.

Ha mai copiato?
G: Assolutamente no. Anzi, alcune volte ero io che passavo i bigliettini.
M: Non ne avevo bisogno (ride, ndr).

Qual era la materia che odiava di più? Oggi direbbe lo stesso?
G: Direi latino. Era noioso e al tempo inutile. Oggi direi tutt’altro.
M: Inglese era il mio punto debole: non lo studiavo a sufficienza ma solo oggi capisco la sua importanza.

Come eravate da studenti?
G: Principalmente tranquillo, non troppo studioso, ma interessato alla scuola.
M: Definirmi secchiona forse è un po’ troppo. Posso dire che non andavo male.

Qual è la percentuale di studenti veramente interessati alla materia?
G: Circa il 60%, molto buono per una materia così ostica a molti alunni.
M: Ho avuto studenti molto interessati, alcune volte superava anche la metà.

Trova più interessante la vita tra i banchi liceali o dietro la cattedra?
G: La vita da studente era accattivante ma preferisco insegnare.
M: Sono due cose completamente diverse. Entrambe affascinanti come impegnative, ma la cattedra è il mio habitat.

La cosa più difficile per un’insegnante?
G: Trovare ogni volta metodi nuovi per trasmettere la mia passione, e magari qualche nozione.
M: Invogliare gli studenti a studiare. A quell’età le priorità sono altre.

Il suo sogno nel cassetto?
G: Andare nello spazio. Se mi dessero l’opportunità di la mia casa scambiare con una nello spazio, probabilmente starei già indossando la tuta spaziale.
M: Insegnare. Sogno realizzato.