• mercoledì , 18 luglio 2018

Sintomatologia d’esame

di Federica Aimone

Ogni anno miete vittime.

Ogni anno per causa sua tremano le ginocchia, i polsi, i sudori freddi si fanno sentire e lo svenimento non pare lontano. No, non si sta parlando di Saffo e men che meno della sua sintomatologia d’amore, bensì di esame. Che sia quello di terza media o quello di maturità fa comunque impazzire la maggior parte degli studenti dell’ultimo anno che non vedono l’ora di poter passare dall’altra parte, ovvero dalla parte di coloro che finalmente possono dire che l’esame è semplice e non c’è  nulla di cui preoccuparsi, basta studiare. Naturalmente quando ormai è fatta dicono tutti così

Per alcuni studenti del Biellese dell’ultimo anno delle medie però non è affatto andata allo stesso modo: non solo non ci sono state le crisi isteriche dell’ultimo minuto ma neanche la paura della bocciatura. Durante l’intero anno scolastico infatti i docenti non hanno registrato nemmeno un’insufficienza e non per la bravura degli allievi. Prendendo a modello i college inglesi, i voti non potevano andare sotto la sufficienza. Se il compito non presentava risultati soddisfacenti si invitava l’allievo a ripetere il test.  In realtà non è stato soltanto l’anno ad essere particolare ma anche lo stesso esame: ognuno ha portato una tesina riguardante un dato periodo storico e si è travestito secondo i costumi dell’epoca, come racconta Matteo Pria Falcero: “Chi ha indossato i panni di Che Guevara e Fidel Castro, chi le divise della Seconda Guerra Mondiale e chi si è presentato in bicicletta e scarponi da montagna in aula davanti alla commissione“.

Si potrebbe pensare all’intera faccenda come un’idea innovativa per alleggerire l’atmosfera di tensione che si crea durante il periodo d’esame ma la questione potrebbe diventare di tutt’altra portata.

È difficile chiedere a ragazzi abituati ad avere non solo una seconda ma anche una terza e una quarta possibilità di affrontare un mondo dove anche solo una chance risulta essere preziosissima. Pare che si cerchi di facilitare qualsiasi prova, persino la maturità. Infatti il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riforma dell’Esame di Stato. Dal 2019 ci sarà una nuova maturità che vedrà due prove scritte invece di tre e un colloquio orale dove si darà grande rilevanza all’esperienza scuola-lavoro. Ma tutt’ora, nel 2017, sembra che chiunque sia in grado di passare la maturità e anche con voti eccellenti.

Se l’obiettivo era arrivare ad avere ragazzi tutti con le stesse possibilità lavorative allora quell’obiettivo è stato raggiunto, ma ora capire chi davvero le possibilità se le merita sarà la prova più ardua. In questi anni duemila il “tutti possono fare tutto” sembra essere diventata caratteristica necessaria e anche sufficiente affinché un sistema funzioni. Ognuno naturalmente ha il diritto di provare a seguire una certa strada, ma è ingiusto e inutile facilitargli il percorso se non se lo merita. Ecco, la meritocrazia sembra essere scomparsa. Una volta i più bravi, coloro che si davano più da fare, erano premiati per il loro impegno mentre quelli che nulla facevano per il raggiungimento di un obiettivo venivano “lasciati indietro”. Invece ora i migliori subiscono l’invidia di coloro che certi risultati non potranno mai raggiungere e i peggiori vengono compatiti e aiutati come se il loro fosse un problema di non potere piuttosto che di non volere. È un meccanismo sterile. Come un cane che si morde la coda. 

Ritornando in ambito scolastico coloro che per cinque lunghi anni di liceo hanno studiato, si sono impegnati e hanno faticato non vedranno di buon occhio il fatto che invece altri che per lo stesso periodo di tempo sono andati a scuola a “scaldare la sedia” sono usciti con un altissimo voto alla maturità e hanno l’accesso a qualsiasi università. Ciò che quindi ci si chiede, sebbene in pochi abbiano il coraggio di dirlo, è perché studiare tanto quando da un’altra parte con un quarto della fatica si può addirittura ottenere un risultato migliore.  

La risposta non è immediata ma voci di corridoio affermano che lo studio non è tutto tempo sprecato.

Basi solide e abitudine a lavorare molto tornano sempre utili, solo che i risultati si vedono a lungo termine. Si è abituati ad avere velocemente qualsiasi cosa con un click, la pazienza non è più di moda e non la si può comprare su Amazon. Dopo il liceo in molti tentano di entrare nelle università più prestigiose ma dopo i primi esami quei molti medici avvocati ed economisti diminuiscono così tanto che se il fenomeno dovesse essere rappresentato con un grafico la freccia punterebbe pericolosamente verso il basso. È così che avviene la grande scrematura, la distinzione tra chi è in grado di sostenere un certo ritmo di studi e chi invece proprio non ci è tagliato.

Non è cattiveria, è la cruda realtà. Se si compiono delle scelte bisogna esserne consapevoli fino in fondo perché, nonostante tutto ciò che si dice a riguardo, non si può tornare indietro, ciò che è stato fatto non si può cancellare.