• martedì , 22 Settembre 2020

La forza della natura

40.000 furono le vittime dello tsunami del 2004, 10.000 di quello del 2011. 316.000 persone morirono nel terremoto ad Haiti nel 2011, mentre l’uragano Katrina, sebbene non abbia ucciso molte persone, causò negli USA danni per un ammontare di 81,2 miliardi di dollari. L’ultimo di questi cataclismi è stato l’incendio in Portogallo, che ha bruciato ettari su ettari e ucciso svariate persone prima di venire faticosamente domato.

Aria, acqua, terra e fuoco. I quattro elementi che il filosofo greco Demostene aveva individuato come primi e che, relazionandosi tra di loro, donano la vita, sono anche fonte di devastazione e morte. Uragani, inondazioni, terremoti e incendi mietono migliaia di vittime in tutto il mondo ogni anno.

La nostra Terra esiste da milioni di anni ed è proprio grazie a questi fenomeni che la vita è stata possibile ed è per la capacità di evolvere che gli esseri viventi sono ancora presenti. Sembra incredibile come ad ogni cataclisma la nostra specie si adoperi come una colonia di formiche e collabori per ricostruire le proprie città lasciando che le ferite per i morti cicatrizzino col tempo.

Tuttavia il tempo di reazione a certi eventi non è sempre rapido ed efficace, come succede nel nostro Bel Paese.

Per ricostruire L’Aquila dopo il terremoto del 2009, che causò 10 miliardi di euro di danni, ancora non sono finiti i lavori, a causa di problemi con la rimozione di un milione di tonnellate di macerie, rallentamenti burocratici, per cui l’Italia è tristemente nota, complicazioni con gli appalti pubblici e nuove scosse nel 2016 che demolirono quel poco che era stato riedificato. La lentezza con cui si è operato per la ricostruzione dei centri colpiti dai terremoti è stata pressoché imbarazzante ed ha scatenato forti polemiche in tutta la penisola.

Criticare i politici e le autorità in generale dopo il disastro è sempre facile e non si ha neanche torto, tuttavia viene sempre naturale chiedersi come si sarebbero potuti evitare tanti danni e disagi. Uno studio infatti rivela che buona parte dei morti durante il terremoto in Abruzzo, ad esempio, non  è dovuta direttamente al matrimonio, ma a un comportamento errato durante il fenomeno sismico. Questo vuol dire che, nonostante si siano investiti moltissimi soldi nella ricostruzione, non ne sono stati indirizzati abbastanza a mettere in sicurezza i palazzi e a un’opera di sensibilizzazione alle norme da adottare. Troppo spesso in Italia capita che l’ignoranza delle persone e un propaganda sbagliata facciano sì che non si sappia come affrontare certi problemi e quanto sia rischioso non prevenire. La cultura della prevenzione non è proprio di casa nel nostro Paese, purtroppo, e c’è da vergognarsi di quanto poco sembra importare alla popolazione italiana della propria vita in prospettiva di un grande risparmio di soldi. “Perché dover investire migliaia di euro in prospettiva di qualcosa che potrebbe anche non accadere?” Questo è il primo pensiero degli italiani, mentre il primo dopo il disastro verte su chi non ha fatto il possibile per avvertire la popolazione e prendere le giuste precauzioni; a seguire le polemiche per la lentezza dei lavori di ricostruzione e la mancanza di fondi.

È un ciclo che si ripete da sempre e che sembra destinato a durare ancora a lungo, o per lo meno  fino a quando verrà il giorno in cui si scatenerà una catastrofe tale da causare danni colossali e un numero esorbitante di vittime scuotendo anche gli animi più cocciuti al punto da cambiare mentalità e modo di affrontare le emergenze di questo popolo così contraddittorio.

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