• giovedì , 29 Ottobre 2020

Cultura: il faro di Torino

di Giovanna Biscaretti

Sulla Stampa del 1 luglio 2017 compare un articolo di grande interesse per i Torinesi: secondo l’indagine di “io sono cultura”, il rapporto annuale di Symbola e Unioncamere, la loro città finalmente si conquista il podio per cultura e business. Non è la prima volta in cui Torino riesce a far risplendere le proprie qualità: in aprile 2016 la commissione UE ha assegnato a Torino il premio di capitale europea dell’innovazione, numero due in Europa, dopo Amsterdam e prima di Parigi. Inoltre nel 2016 il New York Times ha inserito Torino fra le 52 città al mondo da visitare. Il capoluogo piemontese, come le colline delle Langhe e del Monferrato, è nella classifica delle mete che non si possono perdere ed è inoltre l’unica città italiana consigliata. Tutte queste onorificenze dimostrano quanto Torino nel corso degli ultimi decenni sia riuscita a trasformarsi da una grigia città industriale a un centro culturale di rinomanza mondiale. Ha saputo infatti cogliere lo stimolo di una forte crisi industriale per reinventarsi partendo da inestimabili valori fino ad allora tenuti nascosti.

Un esempio di questa capacità ci viene dato dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, una associazione di aziende torinesi nata nel 1987, volta a investire nella cultura. Allora la bellezza di Torino era un segreto custodito gelosamente. In onore dei 30 anni di questa associazione Massimo Gramellini ha dedicato sulla Stampa alcune parole che esprimono l’incredibile cambiamento avvenuto nella città: “In un clima, che con un eufemismo potremmo definire scettico, alcune tra le più importanti aziende torinesi e piemontesi decisero di associarsi nella Consulta per investire nel restauro delle piazze, dei palazzi e delle fontane della città. In Italia non lo aveva ancora fatto nessuno. E che a farlo per prima fosse proprio la grigia Torino venne vissuto altrove come l’ennesima bizzarria di una terra di sognatori con i piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Invece, anno dopo anno e milione dopo milione, la Consulta ha affiancato le istituzioni pubbliche nell’allestire e rilucidare una delle scenografie più affascinanti del mondo.”

Importante sottolineare che per Torino l’arte e la cultura non sono soltanto un palcoscenico ma attori di rinnovamento per la città. Il rapporto di Symbola e Unioncamere dimostra come il sistema Culturale e Creativo abbia un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia: per ogni euro prodotto da questo sistema se ne attivano 1,8 in altri settori. Per questo motivo il podio che Torino ha nuovamente ottenuto è un traguardo importante per la città che non sarebbe mai stato raggiunto senza la grande capacità di collaborazione presente tra i torinesi.

Come evidenziato nel libro di Vittorio Marchis, “150 anni di invenzioni italiane”, Torino ha un posto di massimo rilievo dovuto alla sua capacità di lavorare in team.  La Consulta stessa è un esempio unico in Italia di oltre 30 primarie aziende che collaborano insieme alle istituzioni e le Soprintendenze per riportare alla luce e rivitalizzare il patrimonio storico artistico del territorio. La loro motivazione si fonda nella consapevolezza che il benessere dell’azienda e il benessere del territorio in cui essa opera sono intimamente collegati e che lavorando insieme si ottengono risultati altrimenti irraggiungibili. Hanno scelto di investire nella cultura perché che costituisce una leva strategica essenziale per la vitalità e il benessere del territorio. Una scelta vincente oramai mondialmente riconosciuta che dona a Torino un motore per far fronte alle attuali difficoltà economiche e sociali. A sostegno di questo, l’articolo sulla stampa sottolinea come oggi l’8,2% di posti di lavoro a Torino siano direttamente legati alla cultura.

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