• lunedì , 25 giugno 2018

A Torino il futuro dei Giornali

Mancano solo 27 anni alla fine dei giornali di carta. Un famoso giornalista americano, Philip Mayer, indicò, infatti, il 2043 come data di sparizione dei giornali di carta. Si trattava, ovviamente, di una provocazione, ma è certo che negli ultimi vent’anni i giornali di carta hanno subito un netto calo delle vendite. Solo nel 1996 il primo giornale italiano per copie vendute, il Corriere della Sera, aveva una media 647 mila copie vendute al giorno, mentre nel 2015 sono scese a 285 mila. In soli vent’anni, dunque, il principale giornale italiano ha diminuito delo 56% le copie vendute. Si tratta di un dato impressionante, che testimonia come oggi i giornali cartacei non siano più il principale canale di informazione. Sempre più persone preferiscono informarsi tramite internet, visitando i siti internet dei giornali oa ltri portali di informazione, mentre negli ultimi è anche aumentato il numero di persone che preferiscono informarsi utilizzando i social network, dove, però, è davvero notevole e incontrollata la proliferazione di fake news, che contribuiscono a disinformare e a privare dello spirito critico larghi strati della popolazione, soprattutto tra i più giovani che, secondouna ricerca della  Stanford University, non riescono più a distinguere una notizia vera da una “bufala”.

Non bisogna dimenticare, però, che nonostante la crisi economica mondiale, la diffusione di internet e la nascita dei social, alcuni giornali godono di buona salute. Il New York Times, per esempio, ha quasi raddoppiato i ricavi da abbonamenti tra il 1996 e il 2015, passando da 453 milioni di dollari a 846. La sfida, dunque, è quella di cercare il modo migliore per intercettare l’interesse dei lettori, non rinunciando a fornire un’informazione davvero giornalistica,  ben diversa da quella che i lettori possono trovare sui social. Proprio per questo,  la Fondazione Giovanni Agnelli (che da molti anni organizza il celbre sondaggio Eduscopio, che valuta la qualità dell’istrruzione impartita in molte scuole italiane) ha deciso di organizzare un convegno nella sua sede torinese, in cui molti grandi editori si sono confrontati sulle strategie da adottare per “salvare” il giornale cartaceo.

Uno degli obiettivi condivisi da tutti i presenti è sicuramente quello di “fidelizzare” i lettori. I giornali cartacei dovrebbero, infatti, cercare di aumentare il numero degli abbonati, persone affezionate alla linea editoriale di un giornale e dunque non interessate a cercare altri giornali in edicola. Se oggi questo obiettivo è stato già raggiunto da diversi giornali stranieri (prima abbiamo citato il New York Times), non si può dire lo stesso per i principali quotidiani italiani. Secondo una ricerca di Ads, infatti, le copie vendute agli abbonati rappresentano solo l’1,15% della diffusione del Corriere della Sera e lo 0,62% della diffusione de La Repubblica. In questa statistica non sono calcolati gli abbonamenti on-line, ma il numero di questi abbonamenti non rappresenta comunque un dato in grado di modificare la situazione (nel 2014 la diffusione digitale de La Stampa rappresentava lo 0,3% del totale del giornale).

Il grafico illustra il calo della diffusione dei principali quotidiani italiani negli ultimi vent’anni

 

Nel corso del convegno, poi, si è anche parlato dell’informazione online, che non deve essere affatto considerata come “minore” rispetto a quella più antica dei giornali cartacei. L’obiettivo dovrebe esere quello di potenziare il formato digitale dei giornali, favorendone anche la diffusione sui social network. In questo modo i giornali cartacei potrebbero avere maggiore visibilità e allo stesso tempo  “contrastare” l’incidenza negativa delle fake news. Solo se riusciranno a cambiare e ad evolversi, infatti, i giornali cartacei potranno continuare a sopravvivere, senza diventare soltanto degli oggetti antiquati in grado di interessare solo pochi collezionisti.