• giovedì , 22 Ottobre 2020

Fantozzi, l’uomo che ci ha insegnato a ridere delle nostre sfortune

Paolo Villaggio. Meglio conosciuto con il celeberrimo nome di Fantozzi, uno dei personaggi comici meglio riusciti e più conosciuti nel panorama della comicità italiana. Il comico genovese è mancato il 3 luglio e con lui una parte importante del nostro cuore tricolore. Quasi certamente avrebbe odiando tutta questa attenzione che i media gli stanno dando in questi giorni: è sempre stato una persona schiva e riservata, pur non avendo alcun pelo sulla lingua in caso di necessità. Avrebbe sicuramente detestato tutte le frasi di circostanza è le celebrazioni opportunistiche che in queste ore stanno tappezzando le prime pagine dei quotidiani. Ma Paolo Villaggio non c’è più, ed è bello pensare che, almeno per questa volta, non sia così arrabbiato con noi, dall’alto della sua nuvola da eterno impiegato. Fiumi di parole stanno scorrendo su piattaforme social e cartacee, nel tentativo di raccogliere in fretta e furia i ricordi più belli che ci hanno legato ai suoi personaggi, per dirgli un enorme e sincero grazie. E anche così, queste piccole reminiscenze non possono rendere pienamente giustizia a tutte le risate, i momenti di condivisione sul divano di casa con la famiglia e alle citazioni che ancora oggi sono parte integrante del nostro quotidiano.

Grande sociologo, ha saputo interpretare nel bene e nel male il modo di vivere di molti italiani, ed è stata proprio questa sua dote a renderlo immortale, perché per sempre contemporaneo. Fantozzi non si limita ad essere una buffa macchietta in grado di strappare qualche sorriso ai suoi ascoltatori. Ha segnato profondamente una generazione, ed è stata una forte presenza non solo nella gioventù delle nostre mamme e dei nostri papà, ma anche nell’ambito che concerne la semantica italiana: a lui infatti si deve l’introduzione di molti modi di dire, forme sintattiche e applicazione di aggettivi in contesti nei quali non erano mai stati usati. La sua brillante ironia ha fatto da colonna sonora alla loro adolescenza, contribuendo non solo alla graduale presa di coscienza delle realtà non frollo positive che mi circondavano, ma creando contemporaneamente un idolo senza pari, che ci ricorda ogni giorno quanto bella sia la vita, anche quando va tutto storto.

Ma sua genialità consisteva non tanto nella sua comicità in sé, quanto in tutta l’intelligenza necessaria per costruirla. È necessaria molta abilità nel fingersi idiota senza esserlo. È per questo che la ridicolaggine del personaggio di Fantozzi non va fraintesa con superficiale stupidità fine a se stessa e volta unicamente a far ridere, ma come un modo ironico di veicolare un messaggio decisamente più profondo. Da attento osservatore della realtà italiana com’era, il suo obiettivo era principalmente quello di rappresentare, condendola con l’elemento agrodolce della comicità, la quotidianità di molte fabbriche e la mediocrità italiana nella sua forma più feroce, facendoci divertire come nessuno prima d’ora. Grazie all’inimitabile ragioniere, è riuscito a trasformare in pellicola tutte le paure degli anni 70 e 80, ritraendo fedelmente, con le sue sfortune e i suoi acciacchi, la fatica di tutti coloro che lavorano tutta la vita per poi rimanere alla fine con un pugno di mosche in mano. Un uomo che, come dice il tweet di un fan, “ha saputo rappresentare, con una delicatezza e poesia mai ritrovata in alcuno, le nostre frustrazioni e le piccole rivincite, riuscendo in qualche modo a vendicarci teneramente”.


Per tantissimi connazionali, Fantozzi ha rappresentato un elemento importante nel corso della vita, una figura che ha assunto una sorta di tradizionalità, insegnandoci ad amare la vita e “a ridere delle sfighe”. È stato per noi tutti, una scarica di positività è una risata in faccia alle disgrazie. Un connubio di influenza e sagacia, abilità e guizzo geniale che ha fatto di lui un piccolo eroe quotidiano, e, per certi versi, anche un discreto esempio di audacia. Perché ci vuole coraggio, grinta e “joie de vivre” per perseverare lungo la propria strada, specialmente quando sembra pronta a calpestare i nostri sogni e intralciare le nostre aspirazioni. E forse ha ragione un fan nel dire che alla fine, almeno una volta nella vita, tutti noi italiani ci siamo sentiti Fantozzi, e come lui abbiamo deciso di compiacerci della nostra piccola nuvola personale.
Adesso la vita degli italiani continua, e “speriamo che ce la caviamo” Paolo, anche se purtroppo, d’ora in poi, senza di te.

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