• mercoledì , 30 Settembre 2020

La penisola in fiamme

di Mario Andriolo

L’Italia sta bruciando. E non era mai successo con così tanta intensità. Brucia la Sicilia: Messina, Enna, Palermo. Brucia il Vesuvio, il Gargano, la Basilicata, la Calabria. Nella sola giornata del 12 luglio si sono registrati circa 1.200 interventi in Italia per gli incendi boschivi e di vegetazione da parte dei vigili del fuoco. Più di 400 automezzi antincendio a supporto dei 900 uomini dispiegati sul territorio nazionale. Il numero maggiore di roghi si è verificato in Sicilia, dove i Vigili del fuoco hanno effettuato 499 interventi. Seguono la Puglia con 259 interventi, la Calabria e la Campania con 249 e il Lazio con 190.

Mandare in fumo centinaia e centinaia di ettari di bosco con relativa distruzione di ogni forma di vita animale e vegetale è quanto di più assurdo e disumano possa esistere. Secondo recentissime statistiche solo in questo mese, da metà giugno a oggi, sono 26.024 gli ettari di boschi andati in fumo: parliamo del 93,8% della superficie bruciata in tutto il 2016. La Sicilia è la regione più colpita, con 13.052 ettari distrutti e roghi in quasi tutte le province, seguita dalla Calabria con 5.826 ettari, la Campania con 2.461, Lazio con 1.635, la Puglia (1.541), la Sardegna (496), l’Abruzzo (328), le Marche (264), la Toscana (200), l’Umbria (134) e la Basilicata (84).

È la peggiore estate che abbiamo affrontato“, racconta Luigi D’Angelo, il direttore dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile, uscendo dall’ennesima riunione operativa di una giornata in cui mezzi di soccorso e Canadair hanno dovuto volare ovunque. “Il problema è che è cominciata presto: a inizio giugno certi giorni viaggiavamo già sulle trenta richieste di soccorso. Non era mai accaduto”. “La siccità ha creato il carburante, venti e caldo stanno facendo il resto“, spiega D’Angelo. È ciò che si porta dietro lo scorso inverno: poche piogge e poca neve con tanto di fiumi in secca.

L’Italia brucia perché fa caldo, tira vento e le piogge non arrivano. In Campania e anche ad Ischia l’acqua manca, in varie zone del Lazio l’erogazione viene addirittura razionata o sospesa tra le otto di sera e le cinque del mattino. Il Po è ai minimi storici e anche l’Adige è in secca da aprile e con le dighe vuote. La situazione più complessa ora è in Campania. Sul Vesuvio si è sviluppato un incendio con un fronte di due chilometri con i fumi che sono arrivati fino in Puglia. Un tratto dell’autostrada verso Taranto è stato chiuso per alcune ore e decine di persone sono state evacuate.

Intanto prosegue, senza sosta la caccia ai piromani: è stato fermato nel Lazio un 32enne dai carabinieri della stazione di Genazzano. L’uomo era stato notato da un passante intento ad incendiare alcuni pezzi di carta che ha poi lanciato sulle sterpaglie. Il fuoco è divampato in pochissimo tempo alimentato dal leggero vento, ma le fiamme sono state prontamente estinte dai vigili del fuoco intervenuti. Alla luce di simili misfatti che stanno distruggendo il nostro Paese, è opinione comune, che si debba intervenire senza perdere ulteriore tempo prezioso.

L’Italia insomma sta scontando anni di caldo e scarse precipitazioni: il 2015 è stato il meno piovoso dal 1940 e in futuro si rischia di pagare a caro prezzo questo 2017 secco come non mai: “È un’estate complicata che segue un inverno molto più arido rispetto al passato”, ragiona il direttore dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile. E non è finita: al momento il meteo non lascia molte speranze. “I prossimi giorni saranno ancora molto complicati”.

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