• venerdì , 23 Ottobre 2020

A sky full of stars

di Alessandra Morato

Non solo sfilate e copertine patinate. Il mondo della moda è crollato negli ultimi anni davanti a perdite devastanti. Non era ancora pronto. Ha pianto stilisti grazie a cui è fiorito millantando un disarmante senso di impotenza. Il fashion system aveva ancora bisogno di loro, del loro estro, della loro arte, della loro genialità. Se ne sono andati troppo presto, ma non ha ceduto. Si è rialzato più forte che mai. Certo, il pensiero di quali capolavori queste menti avrebbero potuto regalarci non può che sussistere, ma i seguaci dei colossi della moda non cedono proprio ora che i loro idoli sono entrati nel mito.

 

Tra le morti più tragiche dell’imponente industria della moda non si può dimenticare quella di Gianni Versace, assassinato di fronte alla sua abitazione a Miami Beach, il 15 luglio 1997. Fu un colpo di pistola ad ucciderlo. Il suo assassino, un certo Andrew Cunanan, già ricercato per altri omicidi, gli sparò mentre lo stilista tornava a casa dopo aver comprato il giornale del mattino. Quel giorno il mondo della moda perse colui che l’aveva liberata dalle rigide catene tradizionalistiche instradandola verso un nuovo modo di vivere la passerella. La creatività, l’anticonformismo, la fantasia di Versace restano per alcuni tuttora qualcosa di irraggiungibile. Dopo la sua morte il ruolo di direttore creativo del brand è stato affidato alla sorella, Donatella Versace.

 

La stessa casa di Moda Missoni nel 2013 perse il suo caposaldo. Vittorio Missoni, stilista e amministratore delegato del marchio, morì insieme alla moglie e alcuni amici in seguito alla misteriosa scomparsa di un piccolo aeroplano privato su cui viaggiavano nei pressi del Venezuela. A fine giugno dello stesso anno vennero poi ritrovati i corpi senza vita dei dispersi ed il relitto dell’aereo nelle acque dell’arcipelago di Los Roques. Figlio di Ottavio Missoni e Rosita Jelmini, fondatori della Maison, acquisì la società lasciatagli dei genitori nel 1996 e creò un colosso della maglieria a livello mondiale. Insieme ai fratelli fece della famiglia la chiave del successo senza rinunciare alle sfide del mercato internazionale.

Il 27 marzo 1995 perse la vita Maurizio Gucci, figlio dell’attore Rodolfo Gucci e nipote di Guccio Gucci, fondatore del famoso brand italiano. Lo stilista fu ucciso a Milano da quattro colpi di pistola esplosi da un uomo nell’atrio degli uffici della neonata società Vierse. L’ex moglie, Patrizia Reggiani, venne identificata pochi anni dopo come mandante dell’omicidio e venne condannata insieme agli esecutori dello stesso. Lei stessa rivelò in un’intervista al Giornale nel novembre del 2014 che, sebbene amasse profondamente il marito, non lo riteneeva degno di vivere. Casa Gucci rimane tutt’oggi uno dei marchi di moda più rinomati a livello internazionale, con circa 3000 negozi aperti in tutto il mondo. Lo stile che lo caratterizza è profondamente legato all’ambito equestre e all’utilizzo di materiali meno consueti come la canapa o il bambù invece del canonico pellame. Nasce poi nel 1966 il logo GG, tuttora in uso, in onore del fondatore del marchio.

La moda ha perso molte delle sue stelle. Ma è un mondo che si rinnova nel tempo, muta a seconda degli stimoli che le menti più ispirate gli offrono. Sono gli artisti a tenerlo vivo. Il fashion system si affida a loro, è l’amore sincero per l’arte a nutrirlo. Queste tragedie non possono che scalfirlo, ma ogni volta ritorna in piedi pronto a ricominciare. Le stelle quindi non sono andate perse ma sono entrate nel mito.

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