• giovedì , 22 Ottobre 2020

Spallata a Maduro

di Emanuele D’Anghela

Qualche settimnana fa abbiamo assistito in Venezuela ad un massiccio ed inequivocabile atto di disobbedienza civile. Oltre sette milioni di persone hanno espresso, attraverso un referendum organizzato dall’opposizione, il proprio desiderio di fermare l’accentramento del potere che attualmente è nelle mani del leader venezuelano Nicolas Maduro, erede di Hugo Chavez. Sono stati messi a disposizione in patria ed anche all’estero circa duemila seggi elettorali, contro i 14 mila utilizzati solitamente per le consultazioni ufficiali.

Circa il 98% degli elettori si è espresso contro la decisione del capo dello Stato di istituire al posto del Parlamento un’Assemblea Costituente che avrebbe il potere di sciogliere il Congresso, riscrivere la Costituzione e le leggi, comportando una quasi abolizione del diritto di voto dei cittadini del Venezuela. E’ stata una prova di forza per dire “no”, ancora una volta, al piano del presidente di creare un sistema dittatoriale di stampo chavista nello stato sudamericano. La mobilitazione, sulla scia di un’ondata di proteste lunga ormai diversi mesi, è stata avviata dalla Mud, Mesa de la unidad democratica, il fronte dell’opposizione al quale partecipano una trentina di partiti, gruppi e movimenti antichavisti. Il referendum anti Maduro, organizzato lo scorso fine settimana, non ha solo un valore simbolico ma ha conseguenze politiche non indifferenti. Gli obiettivi dell’iniziativa sono chiari sin dal proprio nome, “El pueblo decide”, che esprime la volontà del popolo di non permettere a Nicolas Maduro di riscrivere la Costituzione e rendere perenne la sua rielezione.

La consultazione si è svolta nel clima difficile che da tanto tempo affligge il Paese. Negli scontri degli ultimi mesi hanno perso la vita circa un centinaio di persone e circa tremila oppositori sono stati arrestati. Una donna è stata uccisa anche il giorno del referendum durante un attacco paramilitare sferrato a un seggio elettorale a Catia, a nord ovest di Caracas.

Nonostante tutto questo, Maduro, appoggiato dall’esercito, dal potere giudiziario e dalla commissione elettorale, ha dichiarato di voler andare avanti per la sua strada. Il 30 luglio ci sarà il referendum ufficiale sul nuovo organismo legislativo per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente che riformerà la costituzione del 1999. In questo modo il presidente potrebbe elevare a rango costituzionale il programma sociale del suo governo. I leader dell’opposizione chiedono “l’ora zero”, cioè le elezioni anticipate visto il massiccio risultato ottenuto domenica che revocherebbe di fatto le decisioni di Maduro. Il popolo venezuelano chiede al governo di rispettare il messaggio arrivato dalle urne.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso la sua posizione affermando il proprio appoggio ai venezuelani che si sono schierati dalla parte della democrazia. Nel caso in cui si arrivasse ai risultati sperati dal leader Maduro, gli Stati Uniti sarebbero pronti a sanzionare il Paese venezuelano colpendolo nel suo più vitale ramo economico, il settore energetico. Donald Trump chiede elezioni libere e non manipolate restando accanto al popolo dello stato sudamericano.

Del Venezuela si è occupato domenica, come tante altre volte negli ultimi mesi, anche il Papa, il quale ha rivolto un saluto particolare alla fine dell’Angelus alla comunità dei venezuelani residenti in Italia. E proprio nella capitale italiana, la collettività del paese latinoamericano ha votato con 1.468 sì alla bocciatura del progetto costituente di Maduro, secondo fonti della stessa collettività.

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