• martedì , 24 aprile 2018

Uno stressante relax

di Pierfrancesco Trinch

Splendide le vacanze. Un momento per abbandonare la giungla cittadina, l’ufficio, le scartoffie, le pendenze. Insomma  un modo per interrompere la solita, noiosa, ripetitiva routine. Che uno preferisca il mare, la montagna o il lago, nessuno direbbe di no alle agognate ferie. Eppure per qualcuno il momento delle vacanze non vuol dire relax, né tantomeno tranquillità.

È il caso degli abitanti di una  località indiana di villeggiatura per cui la parola turista equivale a problemi. A Malana, paesino di 5000 anime tra le montagne dell’Himachal Pradesh, i turisti  da anni prendono d’assalto il luogo deturpando l’ambiente incontaminato. E questo soltanto per procurarsi  ad un prezzo stracciato crema di hashish che a quanto pare è di rara qualità. Così gli abitanti, stufi di questo via vai di gente, decidono di fermare definitivamente l’ondata di chi è interessato unicamente alla droga. Il tutto con il consenso unanime non solo della popolazione, ma anche del dio Jamlu (la cui opposizione era già stata constatata negli incendi che distrussero 100 abitazioni nel 2008).

Nella grande varietà del mondo il caso di Malana non è certamente unico.  Anche nella splendida e malinconica Venezia la cittadinanza non sa come ovviare agli insostenibili afflussi che trasformano le piazze in luoghi dove consumare indisturbati un invitante picnic, senza parlare dei caratteristici canali brutalmente trasformati in cestini di immondizia a cielo aperto. Un altro esempio altrettanto sconcertante è Roma, dove le meravigliose fontane settecentesche vengono scambiate per piscine fruibili da chiunque. Non se la passano meglio i monumenti su cui qualcuno pensa sia una buona idea lasciare un segno del proprio passaggio.

Ma se da una parte c’è chi non può far altro che lamentarsi, dall’altra c’è chi non rinuncia a stabilire normative di prevenzione. A tal proposito le Cinque Terre hanno deciso di optare per un numero chiuso di visitatori che possono accedere ogni giorno ai sentieri, in modo da tutelare così la bellezza dei luoghi. La stessa Malana vieta la vendita di ogni genere alimentare e la possibilità di affittare un alloggio ai turisti. Se per certi posti il turismo porta al decadimento del territorio a livello ambientale e paesaggistico, per altri esso comporta un crollo irreversibile delle attività tradizionali a favore di grandi multinazionali. Ciò è constatabile nella rinomata località trentina di Cortina d’Ampezzo, da quando  la città è entrata sotto l’ala di influenza del colosso del web Airbnb.

Con le sue 264 strutture ha inferto un duro colpo agli alberghi preesistenti che ora si trovano costretti a svendere i loro servizi per una frazione del prezzo di qualche anno fa, avvicinandosi sempre più al rischio di una chiusura definitiva. Anche Venezia si trova a dover far fronte a un problema altrettanto gravoso: il crescente numero di venditori abusivi che da tempo la polizia cerca assiduamente di estirpare. Il bilancio definitivo è disastroso: questo turismo eccessivo non solo rischia di compromettere in modo irrimediabile l’economia territoriale, ma anche di distruggere la bellezza delle zone interessante.

Di questo passo ai posteri non rimarrà che l’ombra dello splendore a cui oggi si può assistere, a favore dell’interesse egoistico di pochi. Oltre a impegnarsi per la  responsabilizzazione dei singoli, fondamentale sarebbe una campagna di rilancio delle attività più tradizionali in modo da rimettere a nuovo questi ambienti che ora come ora chiedono pietà.