• sabato , 31 Ottobre 2020

Brezza keniana

di Sofia Sciuto

Quante cose si possono fare in due ore ed un minuto. Ma 121 minuti non sono nemmeno così tanti. Eppure  un giovane keniano trentaduenne in 2 ore e ventiquattro secondi ha segnato la storia della corsa piana. Il suo nome è Eliud Kipchoge ed è il maratoneta più veloce in circolazione. Ben quarantadue kilometri e 195 metri percorsi alla velocità di venti km orari. Non gli sarebbe stato dietro nemmeno un agile ciclista.

Il ragazzo ha così segnato la storia, superando dell’ex corridore più veloce al mondo, il keniota Dennis Kimetto, che nel 2014, in due minuti e mezzo in più, aveva percorso la stessa distanza nella capitale tedesca. Indiscusse le grandi abilità del protagonista del nuovo record mondiale, un po’ meno gli agenti esterni che, secondo molti, gli avrebbero reso la corsa “una passeggiata”. Si è molto parlato infatti delle agevolazioni di cui ha goduto il keniano. In primis, protagonista assolta è stata la piccola grande novità in casa Nike: la scarpa “impossibile”. La tanto contestata e dibattuta suola prodotta dalla multinazionale, dotata di texture in alto rilievo, costruita a maglia in larga foratura, ha fatto innamorare Eliud che stupisce tutti dicendo: “Oggi per me non è stata una buona giornata con queste scarpe, anche se in realtà sono molto buone. Le avevo provate in Kenia, ma oggi sono stato sfortunato”. Eliud fa riferimento infatti all’inconveniente di cui è stato vittima: nessuna colpa, solo tanta sfortuna. La celebre e tanto declamata suola non ha resistito fino alla fine: negli ultimi kilometri ha ceduto al sudore e alla pressione esercitata e si è scollata, fuoriuscendo così dalla scarpa e attirando ulteriormente l’attenzione di tutti.

Nonostante ciò, il corridore non si è lasciato abbattere e ha proseguito e concluso la sua indimenticabile gara al meglio. Lascia l’autodromo di Monza con l’amaro in bocca, sicuramente, ma anche con la consapevolezza delle sue capacità atletiche, che la Nike non si è certo lasciata sfuggire. Riconosciamo le più idonee condizioni meteo e le variazioni eoliche, studiate nel dettaglio da esperti, così come la scrupolosissima attenzione di medici dietisti che hanno programmato nel dettaglio un’alimentazione il più adatta possibile alle sue necessità. Il controllo della sua temperatura corporea, la misurazione delle capacità aerobiche e antropometriche dell’atleta, lo studio della superficie dell’autodromo. Tutto studiato nel dettaglio. Eppure sembra quasi che la Nike si sia sbilanciata un po’ troppo dichiarando di aver progettato la suola del secolo, ritenendosi, tra le produttrici sportive, la migliore. Forse progettatori e manager farebbero meglio a chinare a testa e a studiare delle suole che nel 2020, a Tokio, rimangano almeno attaccate alla tomaia.

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