• mercoledì , 25 Novembre 2020

Una delle tante New York

di Francesca Roggero Fossati

Perchè partire per Manhattan quando la vicina Via Della Spiga di Milano offre il medesimo panorama commerciale?
New York cambia volto. O meglio, assume lo stesso di quello di molte altre grandi metropoli del mondo. Addio ai negozietti caratteristici de La Grande Mela. Addio alle librerie, ai piccoli alimentari, alle boutiques di famiglia e ai tipici coffee shops. Addio a molti di quelli che hanno regalato a New York l’aspetto di una città unica, fatata, dove i sogni diventano realtà. “Welcome”, invece, alle grandi marche ed ai servizi che stanno conquistando la maggior parte degli spazi disponibili dedicati alle attività commerciali.

Diverse sono le ragioni. Il commercio online, cupo mietitore che si abbatte sia sui mall che sui negozietti caratteristici sopra citati. I proprietari degli edifici, interessati più al loro business che all’immagine della città, che preferiscono ospitare nelle loro strutture servizi, quali palestre e garage, volti a soddisfare le esigenze dei nuovi residenti ricchi ed esigenti, ovviamente a canoni più alti. Il boom edilizio, dopo la crisi del 2008, che è stato sia fortuna che disgrazia per Manhattan.

New York è diventata sempre piu’ casa di super ricchi arabi, russi e cinesi. Luogo dove investire, ma che allo stesso tempo offre la possibilità di avere uno stile di vita senza paragoni: Manhattan è dunque la nuova frontiera, fatta quasi su misura per chi è pronto a spendere qualsiasi cifra pur di godere il lusso di vivere in una delle residenze dell’Hudson Yards. Quelle stesse residenze la cui costruzione ha causato l’abbattimento di vecchi edifici senza grande valore storico, ma che ospitavano quelle numerose realtà commerciali caratteristiche dell’immagine di New York. I quartieri residenziali della nuova City sono infatti luoghi di estrema ricchezza e benessere. Di conseguenza, il genere di negozio a cui i nuovi residenti sono interessati non può che essere alla pari. Gli affitti dei locali commerciali raggiungono livelli talmente esosi che spesso gli stessi grandi marchi non sono in grado di sostenerli. Ne sanno qualcosa addirittura Ralph Lauren, Jimmy Choo e Marc Jacobs.

Presto La Grande Mela non sarà altro che un’accozzaglia di grandi catene dell’abbigliamento, della ristorazione, della farmaceutica e cosmetica, e di filiali di banche. Scontata la conseguenza: globalizzazione. Viaggiare in giro per il mondo e avere la strana sensazione di trovarsi sempre nelle medesime strade, dove vengono riproposti i medesimi concept. Sempre gli stessi negozi, non proprio alla portata di tutti. Persa ogni originalità. Basti pensare a Zuma, rinomata catena di ristoranti di lusso giapponesi, che mai vede tramontare il sole. Da Londra ad Hong Kong, senza dimenticare Istanbul, Dubai, Miami, Bangkok, Abu Dhabi, Datca Peninsula, New York, Roma e Las Vegas. A tutti poi sarà capitato, dopo il pranzo da Zuma, di imbattersi in uno dei tanti store di Zara, il famoso monomarca dell’abbigliamento presente in tutte le città sopra citate.
Ciò che salva l’originalità delle città è la storia. Mai si abbatteranno il duomo di Milano, La Tour Eiffel o l’Empire State Building per far spazio ad una residenza o ad uno spazio commerciale per super ricchi, o almeno cosi’ si spera.

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