• giovedì , 26 Novembre 2020

Che la forza sia con te giovne astronauta

di Virginia Manzo

Non è verde. Non si fa chiamare Star Lord. Non è neppure un procione dall’ intelligenza fuori dal comune e men che meno è un alberello le cui uniche parole sono:” Io sono Groot.” Eppure, nonostante ciò, è un guardiano della galassia in piena regola. È un bambino (100% umano) di 9 anni. Il suo nome è Jack Davis e viene dal New Jersey. Ha uno scopo: quello di proteggere lo spazio. Ha un sogno: quello di lavorare per la Nasa. Nonostante la giovane età, non è stata di certo questa a fermare il piccolo Jack che, con la sua grafia ancora un po’ incerta di bambino di appena nove anni, ha scritto all’ ufficio assunzioni dell’Agenzia statunitense proponendosi come ufficiale planetario.

L’impiego, esistente dal 1960, ha iniziato a stuzzicare soltanto da poco la fantasia di grandi e piccini, intrigati dalla bizzarra offerta di lavoro della Nasa. Tra le sue qualifiche, James sostiene di poter vantare un bagaglio culturale in fatto di alieni di tutto rispetto e, se questo non dovesse sembrare sufficiente alla Nasa, aggiunge che la sorella ritiene lui stesso un extraterrestre.A rendere il fatto sorprendente, non sono però soltanto tuttavia l’audacia e l’intraprendenza mostrate dal bambino, ma lo è ancor di più l’incoraggiante risposta di James Green (direttore della spedizione planetaria), che ha incitato il bambino a proseguire con impegno e dedizione i propri studi, nella speranza di poterlo incontrare un giorno tra i corridoi della Nasa.

Il piccolo Jack, non è però né il primo né l’unico bambino a sognare lo spazio. Suo fiero predecessore è Dexter Anderson che, nel 2013, alla giovanissima età di 7 anni, ha deciso di scrivere una lettera all’Agenzia che, è più che certo, diventerà un giorno sua datrice di lavoro. Desidera diventare un astronauta e andare sul suo pianeta preferito (Marte) e, dopo aver sentito di due adulti fortunati che potranno vivere il suo sogno, non si perde d’animo e chiede consigli su come rendere questa sua fantasia realtà.

Anche in questo caso, un’inaspettata risposta. La Nasa, anche per questo bambino, non soltanto si è preoccupata di rispondere con un messaggio personale, ma ha inoltre accompagnato questo con gadget e poster del pianeta rosso e un augurio per il futuro di realizzare il proprio desiderio.

Se per questi bambini lavorare per la Nasa resta ancora una fantasia, il giovane Moshe Kai Cavalin (oggi diciannovenne) è invece stato assunto due anni fa dall’ Ente aeronautico americano. Fin da quando ha pochi mesi ha sempre mostrato la sua unicità e genialità (anche se lui non ama definirla tale).

La sua prima parola, a quattro mesi, è stata “aereo” in cinese indicando un jet di passaggio. A tre anni ha cominciato a risolvere problemi di matematica semplice. A sette ha approfondito la trigonometria e alla precoce età di otto anni è stato ammesso all’East Los Angeles College. A undici anni il diploma e poi l’UCLA (University of California) ad attenderlo. Ha studiato matematica ed ottenuto il bachelor degree, poi per lui la svolta. A soli diciassette anni la Nasa, che in passato lo aveva scartato perché troppo piccolo, gli ha offerto un contratto di lavoro.

Molti pensano che la strada per questo ragazzo prodigio sia stata sempre in discesa grazie alle sue doti naturali ma, come dice il giovane stesso al DailyMail, questi risultati così brillanti sono il “prodotto di una combinazione di affetto genitoriale, motivazione ed ispirazione”. Anche Daniel Judge (professore di matematica di Kai all’East Los Angeles College) parlando del ragazzo sostiene di non avere mai avuto uno studente che si sia impegnato tanto.

Quindi, in fondo, l’ età non è assolutamente un problema per la Nasa, quando accompagnata da impegno e passione.

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