• sabato , 18 novembre 2017

Trump un anno dopo, a rischio licenziamento

A novembre di un anno fa Donald John Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 53,9% dei cittadini che non l’hanno votato hanno pensato che sarebbe stata la fine: la corsa presidenziale era vinta, non c’era più niente da fare… Oppure sì?

La campagna elettorale – un insieme di litigi, scandali, insulti – aveva puntato sull’idea dell’uomo di successo, sul denaro posseduto dal futuro Presidente. Ma quanti soldi ha, veramente, Trump?

Su questa domanda si scatena una corsa alla verità.

Poche ore dopo il discorso di insediamento di Trump, appare una petizione sul sito ufficiale della Casa Bianca che ne chiede la dichiarazione dei redditi; una petizione che in pochi giorni totalizza un numero di firme mai visto.

Nel fine settimana pasquale ben centoventimila persone protestano in 200 città diverse perché Trump pubblichi la sua dichiarazione dei redditi. Capitol Hill, West Palm Beach, Mar-a-Lago e tanti altri vogliono Trump fuori dallo Studio Ovale. La Casa Bianca fa tutto il possibile per allontanare il Presidente dalle proteste, ma il giorno dopo lo stesso Trump scrive su twitter: “Qualcuno deve indagare su chi ha promosso queste piccole rally organizzate. Queste elezioni sono finite!”.

Per capire il perché l’elettorato Usa dia tanta importanza all’argomento, si deve sapere che nella cultura americana il successo di un uomo e la sua capacità di negoziazione vengono spesso misurati attraverso i soldi che possiede, dunque mentire sulla propria ricchezza ha un diverso valore che altrove.

Ora, dopo indagini accurate, pare che il Presidente repubblicano abbia in effetti esagerato sull’ammontare delle sue cifre bancarie, e che la Russia in questo l’abbia aiutato in cambio di futuri investimenti nel paese. Ad avvalorare la tesi della diffusione di “fake news” sulla ricchezza di Trump da parte degli oligarchi dell’est ci sono anche le opinioni di esperti come Condoleezza Rice e Norman Finkelstein.

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Il Congresso ha dunque deciso di passare la palla a un procuratore generale e al direttore dell’Fbi Robert Mueller, affinché accertino se Trump abbia veramente o meno legami con la Russia.

Se la risposta sarà sì, secondo le leggi della Costituzione americana il “tycoon” perderà la carica di Presidente. 

La questione è aperta