• sabato , 18 novembre 2017

Una giustizia ingiusta

“La mafia sta diventando parte della struttura sociale”. Parole quasi assurde che spaventano, ma purtroppo sono vere.

Il magistrato e procuratore nazionale antimafia Franco Roberti

Sono tante le opinioni all’incontro di ieri al Sermig con Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia. Centro di questa conferenza è la coscienza, la capacità innata di saper scegliere tra bene e male; la base dell’umanità.

Tutti parlano di mafie, pochi sanno come agiscono. Non solo omicidi e grandi stragi, si servono di un elemento che spesso trascuriamo: la corruzione. Questa è la linfa vitale della mafia, che, come il magistrato dice nel suo libro, sta diventando “parte strutturale della società”.

Pochissimi sono inoltre i mafiosi che si pentono realmente per gli orrori che hanno commesso; tutti gli altri casi sono pura convenzione.

A un mese dalla pensione, il Procuratore risponde ad alcune domande dei ragazzi dell’Arsenale della Pace, eccone alcune.

Come mai non è stato possibile sconfiggere la mafia? Cosa si deve fare?

L’esempio lampante è la Rognoni-La Torre, legge dell’82, che riconobbe come reato ogni tipo di attività di carattere mafioso. Peccato che sia stata approvata solo dopo l’uccisione di un noto prefetto di Palermo: Carlo Alberto dalla Chiesa. L’Italia manca di una risposta organica da parte della giustizia, che dovrebbe tutelare i nostri diritti. Sicurezza e giustizia sono elementi inscindibili, che l’Italia trascura a partire dalla giustizia ordinaria, creando così una sfiducia dei cittadini nello Stato. Così la legge non viene rispettata.
Si dovrebbe ripristinare un rapporto di fiducia con lo Stato e sensibilizzare le persone, avendo così una moltitudine di persone incorruttibili.

Ha mai avuto paura?

Tutti abbiamo paura, e chi non ha paura è un incosciente. Il problema è non farci condizionare, altrimenti cadiamo nella trappola dei terroristi: non viviamo più.

Perché ha deciso di fare il magistrato?

Il mio sogno era fare il giornalista, anche se mio padre voleva che io facessi medicina. Mi iscrissi a giurisprudenza per caso e solo studiando la Costituzione ho capito che ci sono gli strumenti per un mondo più giusto, per molti un’utopia.

Cosa si dovrebbe fare nel nostro piccolo per risolvere il problema?

Sicuramente la coscienza fa da padrona, ma per identificare bene e male bisogna prima conoscere i nostri diritti scritti nella Costituzione. Non devono essere dei principi che ripetiamo per un bel voto a scuola, ma obbiettivi da seguire e ottenere per difendere la cosa più importante: la nostra persona.