• venerdì , 19 ottobre 2018

Un tesoro nascosto nell’Astigiano

di Irene Lorusso

Al confine tra l’Astigiano e il Torinese sorge, quasi nascosta tra gli alberi, l’abbazia di Vezzolano, un vero e proprio tesoro, diversa dalle sue sorelle sia per la sua sede sia per la sua storia.

Essa venne costruita, secondo la leggenda, per volere di Carlo Magno che stava cacciando nei boschi adiacenti Vezzolano, quando gli apparvero tre scheletri usciti dalla tomba; l’Imperatore venne salvato da un eremita che lo incitò a pregare la Vergine Maria. Le prime testimonianze tuttavia risalgono al XI secolo:  l’edificio nacque come canonica dell’ordine di Sant’Agostino e dedicato a Santa Maria Vergine, al cui culto pare fossero particolarmente dedite queste canoniche.

L’abbazia si erge, non su di un colle o su di un’altura, come vuole la tradizione, ma in un fondovalle, rendendola poco visibile e costringendo il visitatore a scovarla tra le colline. L’abbazia si presenta in tutto il suo splendore di chiesa romanica: nella lunetta che sovrasta l’entrata principale è presente un bassorilievo raffigurante Maria Vergine con lo Spirito Santo rappresentato come colomba che le sussurra all’orecchio, accompagnato da due angeli; la grande bifora, invece, è composta dalla figura di Cristo affiancato dall’Arcangelo Gabriele e dall’Arcangelo Raffaele, propriamente armati di spada e lancia. All’entrata si può subito ammirare un pontile, decorato con due file di rappresentazioni scultoree, sorretto da cinque archi a sesto acuto. Varcato il pontile, due navate in stile romano-gotico conducono all’altare. L’altare custodisce un trittico, opera scultorea o pittorica divisa in tre parti, risalente  alla metà del XV secolo. Nella navata sinistra è presente un capitello raffigurante Sansone, il personaggio biblico, che lotta contro un leone.

Vicino all’altare si trova un piccola porticina adiacente al chiostro che circoscrive un bellissimo giardino curato dai canonici; i quattro lati  non sono omogenei per la loro epoca e per la loro struttura. A lato sono presenti molte stanze che ospitano altrettante mostre fotografiche e progetti della regione

Da qualche anno, nel periodo natalizio, l’abbazia è diventata la sede di uno dei più particolari e suggestivi presepi della zona, realizzato interamente da Annarosa Nicola, restauratrice di Aramengo, che ha scoperto questa passione durante l’esecuzione di uno dei suoi restauri. Il presepe non è solamente costituito dalla grotta con all’interno la santa famiglia, ma esso raffigura un intero villaggio, con botteghe di ogni tipo: una panetteria, una salumeria, un negozio di tessuti, una farmacia e molte altre. L’unicità di questo presepe  risiede nei materiali utilizzati, essi sono interamente riciclati.

Ogni anno Annarosa aggiunge un pezzo a questa già vasta opera che emoziona il visitatore. E’ inevitabile, infatti, non ritornare con la mente all’infanzia, quando la preparazione del presepe era un momento gioioso. Quest’anno, come novità, Annarosa ha deciso di aggiungere un’altra bottega, dove si trova lei stessa che produce presepi, la piccola bambola è intenta a costruire una capanna, seduta su di una sedia, realizzata con un filo metallico rivestito da un cordino, utilizzato normalmente per legare le piante ad un sostegno. La stanza in cui è assemblato è angusta nell’intento di creare un’atmosfera di intimità. Se si incontra qualche difficoltà a trovare la grotta, è sufficiente seguire la cometa disegnata sul muro.

E’ possibile, per chi lo desidera, anche incontrare l’ideatrice nel suo studio di ristrutturazione ad Aramengo: qui si possono ammirare altre creazioni minuziose ed affascinanti che riconducono al passato delle campagne torinesi ed astigiane.

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