• venerdì , 19 ottobre 2018

Vegani contro natura

Veganismo, impossibile non averne sentito parlare. E diciamocelo, mai troppo bene. Per quanto questo movimento in Italia non abbia preso piede e non sia ben visto come in altri Paesi (Stati Uniti, e soprattutto nazioni orientali quali India e Cina), il veganismo ha tutte le carte in regola per affermarsi sempre più e, se si può dire, per causare gravi danni alla natura.

Questione forse non così importante per i fieri carnivori per cui il problema sarebbe il non mangiare carne, non le conseguenze che il non mangiare carne potrebbe portare alla natura.  In che modo queste persone  (che per adesso sono una minoranza) possano effettivamente compromettere il mondo in cui viviamo è presto detto. Si può iniziare dicendo che la loro ideologia si basa su salute, etica e ambiente. E mentre affermano in questo modo di essere i paladini contro noi altri crudeli assassini e si riconoscono il titolo di difensori della natura, sono proprio quelli che stanno snaturando le loro necessità.

Come le pecore nascono erbivore e i leoni carnivori, giusto per dare esempi chiari, noi uomini siamo onnivori. Per natura. Non per scelta. Certamente l’uomo non è noto per i suoi giusti metodi di approccio al mondo animale, ma sulla carta è giusto che si nutra di carne. Per non parlare del rifiuto dei latticini e in generale di ogni alimento di origine animale. Nessuna mucca soffre quando viene munta, anzi. Quindi oltre al mancato soddisfacimento del fabbisogno alimentare dell’uomo (già sfugge l’idea di salute di cui parlano tanto), portano ad un vero e proprio squilibrio della catena alimentare. E poi da bravi coerenti  mentre negano la necessità di questo tipo di alimento, ricorrono a qualsiasi metodo per andare a creare qualche pseudo-bistecca per saziare i loro bisogni. Tutta salute, dicono.

E questi rivoluzionari che paiono tanto innocui, stanno dando vita ad una vera e propria setta. Dal momento che non se ne trae un giovamento fisico e neppure mentale date le severe costrizioni e privazioni giornaliere, forse nessuno sa che cosa li spinga a prendere questa strada. Se non certo il fatto che ultimamente il veganismo si stia presentando in modo accattivante; basti pensare alle diete delle supermodelle che non si discostano molto da questo stile di vita e che quindi sono un incentivo a cambiare la propria alimentazione o agli slogan del tipo “Friends not food”, magari associati ad un immagine di piccoli vitellini che corrono spensierati, per ricordare al mondo chi sono gli assassini.

Bravi a farci la morale quanto sono bravi a distruggere il pianeta. Prendiamo gli esempi più lampanti: la quinoa, gli anacardi e le mandorle, alimenti molto richiesti dai vegani. La loro produzione rispettivamente in Bolivia, Vietnam e California è la principale causa dello sfruttamento della popolazione e degli stessi territori atti alla coltivazione. Per star dietro a tutte le richieste i campi finiranno per essere sciupati e magari un giorno al posto di popoli sfruttati vedremo per questo motivo contadini senza lavoro. Etico e a vantaggio dell’ambiente, dicono.

Il veganismo si presenta come un movimento animalista estremo, basato comunque sul rispetto della natura e della salute, mentre in realtà è un insulto all’ambiente, una propria rivisitazione della catena alimentare e il simbolo di una mentalità estremista che andrà lontano solo perché ha i caratteri di una moda, e come tale è destinata a passare. Si spera il prima possibile.

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