• mercoledì , 18 luglio 2018

La crisi del diavolo

di Edoardo Perosino

Tutto è cominciato il 13 aprile 2017. Dopo mesi e mesi di braccio di ferro tra Berlusconi e Yonghong Li finalmente arriva l’atteso closing, con la cessione del Milan al magnate cinese. Con il closing arrivano finalmente i famosi trecento milioni destinati alla campagna acquisti guidata dal direttore sportivo Massimiliano Mirabelli e dall’amministratore delegato  Marco Fassone. Questi sono i nomi che devono ricostruire il Nuovo Milan.

Cominciano con il confermare sulla panchina Vincenzo Montella, che nella stagione 2016/2017 è riuscito a portare il Milan in Europa League, e in seguito danno inizio a una campagna stellare.  Il primo colpo è Musacchio arrivato dal Villareal per 18 milioni; il secondo è Ricardo Rodriguez terzino sinistro svizzero arrivato dal Wolfsburg per 18 milioni; il terzo è Frank Kessie, centrocampista ivoriano arrivato per dare sostegno a centrocampo dall’Atlanta in prestito con obbligo di riscatto fissato a 28 milioni; il quarto è Andrè Silva, attaccante portoghese compagno di reparto di Cristiano Ronaldo in nazionale e raccomandato da quest’ultimo, arrivato dal Porto per la modica cifra di 38 milioni; il quinto è Calhanoglu, esterno  turco arrivato dal Bayern Leverkusen per 22 milioni; il sesto è Andrea Conti, terzino italiano arrivato dall’Atalanta per 25 milioni; il settimo è Antonio Donnarumma, portiere italiano comprato per 1 milione per far si che il fratello rinnovasse il suo contratto; l’ottavo è Lucas Biglia centrocampista argentino acquistato dalla Lazio per 17 milioni; il nono è Leonardo Bonucci  acquistato durante una trattativa lampo con la Juve per  40 milioni; il decimo è Fabio Borini, ex Roma arrivato dal Sunderland in prestito con obbligo di riscatto fissato a 6 milioni; e l’undicesimo è Nikola Kalinic attaccante croato arrivato dalla Fiorentina per 25 milioni.

Undici giocatori, una squadra intera. Ora la palla passa a Montella che deve riuscire in un paio di mesi a unire undici atleti che non si sono mai visti prima e farli diventare una squadra in grado di tornare in Champions League e addirittura vincere lo scudetto. Un vero azzardo. Inizialmente  il Milan parte bene e sconfigge subito le avversarie piccole, ma ecco alla terza giornata la prima batosta contro una “BIG”, 4-1 contro la Lazio. Poi un’altra serie di belle vittorie contro Udinese e Spal ma poi comincia la crisi. Perde tre partite di seguito contro Sampdoria (2-0), Roma (2-0), e inter (3-2). Da qui in avanti si alternano sconfitte,  pareggi e poche vittorie, il Milan continua a perdere punti nei confronti delle dirette avversarie che si allontanano lasciandolo sempre più indietro, la panchina di Montella è in bilico e si salva solo grazie alle ottime prestazioni in Europa League che garantiscono al Milan la qualificazione ai sedicesimi con un turno di anticipo.

Ma l’inevitabile arriva prima o poi, infatti dopo lo 0-0 contro il Torino, a sorpresa Vincenzo Montella viene esonerato e la squadra viene affidata a Rino Gattuso. Una scelta molto discutibile, da un lato giusta perché il Milan non può permettersi di perdere così tanti punti ma dall’altro  sbagliata perché un allenatore deve avere almeno qualche mese per conoscere i giocatori e insegnargli il suo gioco e i suoi schemi. Ma ormai il dado è tratto.  Gattuso sta facendo il possibile trasmettendo tutta la sua grinta ad ogni giocatore e insegnando loro i suoi schemi di gioco ma ora sta ai giocatori acquistati mostrare il loro potenziale ancora tenuto nascosto. Fino ad ora si stanno tutti celando. Bonucci è ancora insicuro, Biglia sbaglia tante cose semplici, Conti nelle prime partite si è infortunato e non rientrerà prima del mese di Marzo, Kessie sembra l’ombra di quello che giocava all’Atalanta , Calhanoglu non riesce a trovare continuità di rendimento, Kalinic gioca sotto i suoi standard, in Andre Silva si vedono le giocate di un grande campione che però non riesce a trovare spazio nella formazione titolare.  Gli unici che sembrano essersi integrati bene sono Borini e Rodriguez, ma due soli giocatori non possono fare la differenza, ne servono undici. Milan quindi che finito il girone di andata si ritrova nella metà bassa della classifica a 14 punti dalla zona Champions. Ora il girone di ritorno sarà durissimo e il Milan dovrà dimostrare che non è stato un mercato stellare solo nei numeri ma anche nei fatti, tornando dove dovrebbe essere.