• venerdì , 19 gennaio 2018

Il caso Mary Bell

di Ludovica Belli

Con la pubblicazione del libro “Il caso Mary Bell, storia di una bambina assassina”, Gitta Sereny, giornalista e storica britannica, riporta l’attenzione su un agghiacciante fatto di cronaca, consumatosi in Inghilterra nel 1968, che vide protagoniste due ragazzine: Mary Bell di undici anni e Norma Bell di tredici anni. La madre di Mary, che al tempo faceva la prostituta a Glasgow, l’aveva partorita ancora diciassettenne e per poter lavorare era solita affidare la bambina a parenti, conoscenti e talvolta a sconosciuti. Non si è mai saputo chi fosse il padre naturale di Mary. La riconobbe e le fece da padre un certo Billy Bell, che la madre sposò quando la bimba era ancora piccolissima, ma che si rivelò dedito ad atti criminali tanto da essere più volte arrestato per rapina a mano armata.

Alcune testimonianze (peraltro non attestate) rivelarono poi che la madre avesse cercato più volte di uccidere la figlia, forse per evitarle una vita squallida e degradata, considerato che non le nascose mai la sua professione. Di Norma Bell si sa che all’epoca dei fatti avesse solo tredici anni, fosse vicina di casa di Mary, avesse il suo stesso cognome per una pura casualità e che fu convocata con l’amica davanti al tribunale di Newcastle con l’accusa di avere strangolato Martin Brown, quattro anni e Brian Howe, tre anni. Nel tempo intercorso tra i due delitti le ragazzine furono accusate di essersi introdotte furtivamente nell’asilo e aver lasciato dei messaggi, in uno dei quali rivendicavano l’omicidio del piccolo Martin il cui corpo fu ritrovato lo stesso giorno del delitto. La polizia, non rinvenendo ecchimosi sul corpicino, attribuì la causa della morte ad un’ingestione accidentale di farmaci.

Mary Bell tornò ad uccidere il 31 luglio 1968, due mesi dopo aver compiuto il primo delitto rimasto impunito. Questa volta sulla scena del crimine c’erano entrambe le ragazzine, ma sarà Mary a stringere le mani intorno al collo di Brian e sarà sempre Mary a ritornare sul luogo del delitto per incidere con una lametta una “M” sul ventre del bimbo, tagli su braccia e gambe, per asportare una ciocca di capelli e mutilarlo. Norma fu assolta e scagionata, mentre Mary venne riconosciuta colpevole di omicidio colposo e condannata all’ergastolo. Durante la detenzione fu sottoposta a terapia psichiatrica poiché riconosciuta sana di mente ma con una personalità psicopatica.

Venne incredibilmente rilasciata a ventitré anni poiché dichiarata non più pericolosa per la società e alla fine di una lunga battaglia legale riuscì ad ottenere una nuova identità per lei e per sua figlia, tanto che la legge che ancora oggi protegge l’identità di un criminale a vita in Gran Bretagna è chiamata “Mary Bell Order”. Non vi sono dubbi sul suo crimine, ma ciò che indigna Gitta Sereny, autrice del libro, durante lo svolgimento del processo, è che nessuno si sia preoccupato di indagare sulla vita della bambina. Lo farà lei, quando Mary Bell, al compimento della maggior età, verrà trasferita da un riformatorio al carcere e quindi rimessa in libertà. Gitta Sereny ricostruirà passo dopo passo gli eventi che caratterizzarono la vita di Mary, arrivando a svelare un passato intollerabile, un’infanzia abusata e tradita e l’inarrestabile destino verso una tragedia annunciata.