• martedì , 11 dicembre 2018

Stabilità ed espansionismo delle grandi potenze

Secondo il racconto dello storico greco Erodoto, l’imperatore Serse considerava la conquista della Grecia come un’operazione strategica che avrebbe portato i Persiani a creare una testa di ponte in Europa per cominciare la conquista di tutto il mondo allora conosciuto. Dal passato più remoto fino alla modernità, le grandi potenze hanno sempre cercato di accrescere il proprio potere sottomettendo terrritori arretrati socialmente e militarmente, non in grado di resistere all’azione bellica di stati forti e aggressivi. Solo pochi anni fa (precisamente nel 2001 e nel 2003) il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha lanciato delle campagne militari contro l’Afghanistan e l’Iraq, due nazioni molto arretrate ma situate in luoghi strategici per affermare il predominio di una potenza mondiale in una regione ricca di risorse naturali come il Medioriente.

L’azione prevaricatrice delle grandi potenze nei confronti degli stati più piccoli non nasce, in ogni caso, solo per motivi politici. Spesso, infatti, è stata decisiva l’azione militare e la capacità di leadership di un solo uomo, desideroso di accrescere il proprio potere fino a creare un vero e proprio impero universale. E’ il caso di Alessandro Magno, la cui sagacia e abilità militare fu decisiva per trasfromare una potenza locale come la Macedonia in un veroe proprio impero. Non bisogna dimenticare, però, che questa impresa fu resa possibile anche dalle motivazioni dell’esercito macedone, costituito anche da molti soldati di umili origini, soprattutto figli di medi e piccoli proprietari terrieri impoveriti, che vedevano nella grande spedizione di Alessandro un’ occasione di riscatto sociale e arricchimento personale.

Un’altra ragione che spinge un grande impero a conquistare entità statali più arretrate socialmente e militarmente è la necessità di dare maggiore solidità a domini grandi e disorganizzati attraverso il possesso di luoghi strategici che possano garantire la realizzazione di nuove vie di comunicazione. La spedizione  di Giulio Cesare in Gallia, ad esempio, nacque proprio con lo scopo di rendere più solido il governo romano nelle regioni che costituiscono l’attuale Francia Meridionale e, solo in seguito, divenne una grande operazione di conquista i nuovi territori. Anche Carlo V, divenuto imperatore del Sacro Romano Impero nel 1519, cercò subito di conquistare un territorio piccolo e apparentemente irrilevante come la Lombardia, che era decisiva per connettere i suoi possedimenti in Spagna con i domini imperiali, garantendo un collegameno diretto fra il porto di Genova e l’Europa centrale.

La Battaglia di Pavia, uno scontro decisivo per la politica espansionistica di Carlo V

Non bisogna dimenticare, inoltre, le conquiste compiute in nome di una ideologia dominante in una grande potenza che spesso si considera superiore dal punto di vista morale e sociale rispetto ai territori confinanti. La Germania Nazista , ad esempio, assoggettò diverse nazioni dell’Europa centrale, tra cui l’Austria e la Repubblica Ceca in nome della creazione di uno stato ideale (la “Grande Germania“) in grado di riunire tutti i territori del Sacro Romano Impero. Molto spesso, sentimenti di questo tipo riescono a dare ulteriore forza alle azioni belliche di una grande potenza, perchè una parte consistente della popolazione aderisce agli ideali della classe dirigente e cerca di dare il proprio contributo al progetto di ampliamento dello Stato.

I “Raduni di Norimberga”, colossali adunate tenute annualmente dal Partito Nazista

Tra i motivi che spingono le grandi potenze a provare ad espandersi c’è anche la brama di ricchezze. in accordo con la concezione machiavellica di uomo ontologicamente malvagio e prevaricatore, spesso le conquiste di stati arretrati socialmente e militarmente sono compiute da uomini senza scrupoli che, ancor prima che ai loro superiori o governanti, agiscono in nome dei vantaggi personali che sperano di ottenere. E’ il caso dei conquistadores spagnoli come Hernan Cortès, che dopo aver compiuto ogni tipo di crudeltà nei confronti delle popolazioni indigene dell’America centrale, si trovarono a governare, formalmente come governatori incaricati dalla corona spagnola, porzioni di territorio immense.

Non è raro, poi, che le grandi potenze si scontrino fra loro. In queste situazioni, agli stati più piccoli non resta che schierarsi da una parte o dall’altra per evitare di soccombere di fronte a entrambi i contendenti. E’ il caso della Polonia, rimasta neutrale negli scontri che coinvolsero alcune nazioni europee nel corso degli anni Trenta del Novecento, si ritrovò divisa fra Unione Sovietica e Germania a seguito del patto Molotov-Von Ribbentrop.

Il momento della firma del patto Molotov-Ribbentrop

Anche le grandi potenze, tuttavia, possono incontrare dei momenti di difficoltà a seguito dei quali, se il loro dominio non si rivela abbastanza solido, sono destinate a soccombere di fronte alle spinte che ricevono dai loro molteplici avversari. L’Impero Austro-Ungarico, ad esempio, non riuscì a superare la Prima Guerra Mondiale non solo a causa della sconfitta militare ma anche a seguito dei moti indipendentisti delle nazioni che ne facevano parte, moti che lo fecero letteralmente implodere in pochi mesi.

L’azione violenta e prevaricatrice, dunuqe, da sola non basta a rendere invulnerabile un impero. Essa è necessaria per formare un’entità statle di grandi dimensione, ma per mantenerla viva è necessariaun’azione di governo in grado di unire tutte le popolazioni conquistate portandoli a sentirsi cittadini di uno stato e non a considerarsi sudditi, uniti sotto il medesimo giogo. L’Impero Romano, uno dei pochi nella storia a riuscire in questa impresa, ha lasciato un’eredità culturale immensa che ancora oggi sopravvive, almeno in minima parte, in tutto il mondo occidentale

 

 

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