• mercoledì , 21 novembre 2018

Il primo Pinocchio in emojitaliano

di Blanca Occleppo

Pinocchio, prima opera letteraria tradotta in pittogrammi digitali con tanto di testo a fronte, grammatica e glossario. Pubblicato dalla casa editrice Apice Libri, mai si sarebbe immaginato che il celebre romanzo “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi (Firenze, 24 novembre 1826), nel 2017 sarebbe diventato cavia di un nuovo esperimento. O, meglio ancora, si pensava che un’ idea simile sarebbe arrivata con più anticipo visto il successo degli emoticon, non solo fra le nuove generazioni ma anche tra gli adulti. Il “Nuovo Pinocchio” è frutto del lavoro della community di Twitter “Scritture Brevi”.

Questa nuova invenzione è un vero e proprio codice condiviso di comunicazione che unisce creatività e informatica, affiancato da un dizionario utile alla fruizione e comprensione; cosa che, a questo punto, ci mette in allerta sull’universalità presunta del linguaggio grafico o meno. I  suddetti pittogrammi infatti non sono tutti uguali, hanno significati e forme diversi a seconda del paese, della lingua e della cultura. Durante la traduzione, spiega l’autrice Francesca Chiusaroli, docente di Linguistica generale e applicata e di Linguistica dei media all’università di Macerata e che si interessa principalmente di tecnologia di traduzione, era impossibile aggiornare continuamente il vocabolario.

Si sono quindi aggiunti alla squadra nuovi collaboratori tra cui Johanna Monti e Federico Sangati, libero professionista e ricercatore indipendente che da tre anni si dedica a creare chatbots su Telegram a scopi sociali o di ricerca scientifica. Quest’ultimo appunto si è occupato del bot di Telegram dove i termini venivano registrati di volta in volta e cercati mediante la digitazione “Emoji-parola, parola-emoji”. Si sono poi tentate altre traduzioni, da “Moby Dick” nel 2010 ad “Alice nel paese delle meraviglie”. Fino alla Bibbia. Ma, attenzione, si sta parlando di Pinocchio in emoj(italiano). Come se, proprio in Italia, fosse nato un nuovo modo di leggere, scrivere ed esprimersi.

In questa nuova invenzione si può cogliere una nota positiva, del tutto geniale nonostante possa essere intesa come l’ennesimo tentativo di stravolgere la letteratura. È un processo assai innovativo per la sua facile accessibilità senza bisogno di ulteriori traduzioni. Non così rapido è stato invece il processo di creazione. Ci sono voluti 8 mesi, racconta la Chiusaroli. È inoltre una nuova forma di arte, di espressione, viste le caratteristiche comunicative degli emoji. La trasmissione di stati d’animo immediati regala al lettore maggiore libertà interpretativa. E perché no, i nuovi millenials incuriositi dal trasumanar di questi simboletti, dalle chat di WhatsApp ai libri, potrebbero approcciarsi alla lettura in modo più aperto e positivo. È un modo di comunicazione del tutto nuovo, mai pensato, perché non continuarlo? I testi originali non dovranno essere dimenticati però. Sono il risultato di cultura e tradizioni impareggiabili. Questo esempio non riprodurrà mai la ricchezza lessicale del capolavoro di Collodi ma allo stesso tempo vuole comunque mettere alla prova gli emoticon nello scambio di informazioni, rese in questo modo, semplici e immediate in nuovi contesti culturali e sociali. È giusto aprirsi a nuove soluzioni e rassegnarsi al fatto che, purtroppo o per fortuna, il linguaggio digitale sta diventando sempre più importante.

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