• giovedì , 20 settembre 2018

Il futuro dei giornali ai tempi dei social

Qualche tempo fa il quotidiano “La Stampa” ha dedicato ampio spazio ad una vicenda apparentemente molto distante dagli ultimi eventi politici italiani, peraltro non ripresa immediatamente da nessun altro giornale. La Procura di Milano, infatti, starebbe indagando su presunti illeciti compiuti da Silvio Berlusconi nel corso della cessione del Milan, trasferito pochi mesi fa nelle mani di una cordata di imprenditori cinesi. Secondo diversi sondaggi, questa notizia avrebbe fatto calare di quasi un punto percentuale la popolarità di Berlusconi e avrebbe attenuato la differenza di consenso fra il centro-destra e le altre principali forze politiche italiane.

Il giornalismo, dunque, ha ancora il potere di influenzare l’opinione pubblica, in particolare quando giornali e televisioni cercano, attraverso delle inchieste, di far venire alla luce degli “scheletri nell’armadio”che politici, imprenditori e sportivi preferirebbero tenere lontani dal giudizio dell’opinione pubblica, come avvenuto in reportage storici quali il Watergate, che portò addirittura all’impeachment del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.

Bob Woodward e Carl Bernstein, giornalisti del Washington Post che portarono alla luce lo scandalo del Watergate

La digitalizzazione di massa degli ultimi anni, però, ha frenato la diffusione e l’efficacia di queste esclusive. Soprattutto nel mondo occidentale, è aumentato il numero di persone che si informano grazie ai social media, strumenti molto efficaci soprattutto dal punto di vista della rapidità, tanto che spesso sono stati utenti di social network come Facebbok e Twitter i primi a diffondere le immagini di alcuni degli eventi più significativi degli ultimi anni, come l’attentato sulla Promenade des Anglais di Nizza e le manifestazioni a favore dell’indipendenza della Catalogna. I social media hanno influenzato anche il mondo del giornalismo: oggi è impossibile non trovare una pagina social di tutti i principali quotidiani e telegiornali, ma anche delle testate locali, che spesso utilizzano i “new media” per diffondere più velocemente notizie relative ai territori di loro competenza.

Disporre di un’informazione più veloce non implica, tuttavia, di poter contare su un servizio di qualità, in grado di aiutare il lettore ad orientarsi all’interno di un mondo in cui le notizie viaggiano a velocità incredibile. Molto spesso, infatti, i social network, grazie all’anonimato che consentono ai loro utenti, sono anche una sorta di campana di vetro dentro a cui si nascondono coloro che cercano di diffondere notizie inesatte o vere e proprie fake news, che hanno come solo scopo quello di non far conoscere la verità al lettore. Non è raro che queste notizie false siano abilmente condivise in rete da movimenti o gruppi che appoggiano realtà politiche interessate soltanto a denigrare i propri avversari per scopi elettorali, spesso anche con accuse infamanti come quelle riservate a Maria Elena Boschi e Laura Boldrini, additate di essere presenti al funerale del boss mafioso Totò Riina vicino ai familiari del defunto.

Il ruolo del giornalismo, invece, dovrebbe essere quello di offrire un’informazione basata su un’approfondita ricerca sulla competenza dell’autore dell’articolo. Allo stesso tempo, inoltre, non dovrebbe mai mancare la volontà di cercare notizie esclusive, che provino a svelare realtà ignote ai più. Ancora oggi, dunque, è necessario provare ad essere nei luoghi dove i fatti avvengono al momento giusto, in modo da offrire ai propri lettori una notizia ben documentata in maniera tempestiva. In questo modo è possibile arginare il fenomeno delle fake news, dal momento che una notizia vera condivisa da un’importante testata giornalistica costituisce un’alternativa di qualità ad una “bufala”.

Il grafico illustra il calo di vendite dei giornali cartacei in Italia dal 1998 al 2016

Ancor oggi, inoltre, il giornalismo ha lo scopo di fornire una versione dei principali fatti politici indipendente da quella presentata all’opinione pubblica dagli uomini di governo. Nelle ultime elezioni presidenziali, ad esempio, sia Hillary Clinton che Donald Trump hanno affidato la loro campagna elettorale soprattutto ai social network, privilegiando una dialettica aggressiva ad un confronto basato sull’esposizione del loro programma elettorale. In una campagna elettorale come questa, dove le nuove forme di comunicazione tendono ad esacerbare  i toni dello scontro, il giornalismo dovrebbe rappresentare una sorta di “porto sicuro” dove trovare una spiegazione obiettiva dei fatti di politica e cronaca.

Negli ultimi anni, oltretutto, il giornalismo si è dovuto confrontare anche con la crisi economica globale, che ha portato alla chiusura di molti giornali cartacei e alla diminuzione del numero di abbonati e lettori abituali dei giornali, tanto che alcuni sociologi hanno parlato del giornale cartaceo come di un oggetto in via d’estinzione oppure che sarebbe stato apprezzato soltanto da un pubblico elitario. Anche se questo scenario sembra essere ben lontano dal realizzarsi, è evidente che molti gruppi editoriali hanno puntato molto sulle edizioni digitali dei quotidiani, riservando al giornale cartaceo il compito di approfondire i fatti e le notizie editate i tempo reale in formato digitale.

Il giornalismo, dunque, riveste ancora un ruolo fondamentale nell’informazione in quanto rappresenta un vero e proprio argine contro la diffusione di fake news e un ottimo modo per stimolare il senso critico di ciascun individuo. Il suo futuro, però, resta ancora incerto, perchè è sempre più difficile soddisfare le esigenze di una popolazione che desidera essere aggiornata in tempo reale sugli ambiti del sapere a cui è più interessata, ma che si riserva sempre meno tempo per conoscere e approfondire aspetti nuovi della realtà che lo circonda.

 

 

 

 

 

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