• giovedì , 18 ottobre 2018

Il Ritmo della Vita

John Cage compose nel 1985 la canzone più lenta della storia, forse senza esserne neppure consapevole. Sullo spartito originale di “ASLSP” (letteralmente As Slow as Possible) non era data alcuna indicazione precisa sulla ritmica o sulla del pezzo. Solo “da suonare più lentamente possibile”. Un gruppo di musicisti di Halberstadt ha interpretato queste istruzioni in un modo assai peculiare. E’ infatti da ben 17 anni che è cominciata l’esecuzione del brano nella chiesetta di Sankt-Burchard, e la fine è prevista solo per il 2640.

Nessun uomo potrà ascoltarla per interlo nel corso di una vita. Il tempo stabilito è di un battito per ogni tot (circa 2) anni. Se messo a confronto con il ritmo di 60 bpm (battiti per minuto) che scandisce la nostra quotidianità dall’invenzione dei secondi, speventa.

La musica è capace di questo: rallentare il tempo e anche riunire un’intera cittadina per assistere ogni volta che avviene il cambio di una nota, le prime pagine dei giornali locali parlano solo di quello.

Nelle radio più famose vengono proposte canzoni della durata media di tre minuti ed è comunque ragionare sul tempo in termini di canzoni, quante canzoni ci si mette ad eseguire un determinato compito, piuttosto che per raggiungere un luogo. È come una nuova unità di misura per i più, forse un po’ forzata, un po’ figlia del suo tempo. Un tempo frettoloso. Ma non sarebbe un discorso valido per chiunque. Basti pensare infatti ad Octavarium dei Dream Theater, il celebre brano di 23:54 minuti, o Celestial Elixir, di 17 minuti (o a molti brani di musica classica); questi non si danno limiti, non si chiudono in una scatola. L’inizio della canzone non deve coincidere con lo 0:00 ma può lentamente raggiungere le orecchie e il cuore dell’ascoltatore che viene accompagnato per mano in una storia, un viaggio di estrazione metafisica dall’universo che, “tic toc, tic toc”, ricorda incessantemente ogni secondo che avvicina all’inesorabile fine della vita. O più che altro a quante cose produttive si dovrebbero stare facendo, visto che la vita è solo un mezzo per produrre e guadagnare, il più velocemente possibile.

La musica è uno dei mezzi più efficaci per plasmare il tempo a proprio piacimento: si mette in attesa tutto il resto e la concentrazione converge in un’unica attività. Sotto certi punti di vista può essere quasi paragonata alla meditazione. Entrambe sono attività scomode. Richiedono l’assenza di parametri nel pensiero, di libertà e soprattutto comportano il non far nulla, “l’ozio”, però nel senso più ciceroniano del termine. Non è una mera distrazione, bensì è ciò che rende possibile vivere l’esperienza dell’unica vita che ci è concessa molto più intensamente, emotivamente e allo stesso tempo, in modo paradossale, esternamente (in modo oggettivo).

Nell’uomo esiste un meccanismo di autodifesa, maturato ormai da secoli, per cui in vista di un lavoro estremamente impegnativo o una lunga settimana senza sosta, come primo istinto viene da inserire il “pilota automatico” aspettando che si arrivi al giorno di pausa per prepararsi di nuovo a lasciare che il nostro corpo agisca per abitudine e non per volontà.

Chi medita è capace di prendere una pausa per acquisire piena consapevolezza e totale controllo delle proprie azioni e dei propri pensieri. È naturale che l’uomo tenda alla velocità e al risparmio del tempo e quindi all’ottimizzare il più possibile. Ma è ormai possibile dire che quello è compito dei robot e dei computer. Non il nostro, di esseri che arriveranno un giorno a ripercorrere il loro cammino sul punto di morte, dovendo affrontare faccia a faccia tutte le loro esperienze. Se arrivati a quel punto ci si accorgesse di non aber realmente vissuta nessuna di queste… se ci fossero tanti ricordi ma nessuno importante, la colpa sarebbe solo nostra. Non delle moli di lavoro dateci dai superiori, non della musica della radio o di internet ( che spingono a fare molto e di fretta), ma dal fatto che non ci siamo concessi di vivere come uomini ma come macchine, non ci siamo dati pause. Adesso basta, fermiamoci un momento, respiriamo, ascoltiamo nel silenzio il battito del nostro cuore e cominciamo da capo ballando al ritmo della vita.

 

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