• mercoledì , 22 agosto 2018

Il viaggio della vita

di Emanuela De Giorgi

Il viaggio più grande e complesso che l’uomo è costretto ad affrontare è la vita stessa. Dal primo respiro all’ultimo, dal primo sorriso all’ultimo addio. Un continuo andare avanti, con un unico mezzo per continuare: la speranza.

Molte delle più famose opere letterarie iniziano con un viaggio. Le avventure di Ulisse, la rinascita di Dante, gli ideali di Don Puglisi, partono da un cammino, ma ognuno ha uno sfondo differente.

L’Odissea è basata interamente sul viaggio compiuto da Ulisse, il quale si sposta da un luogo in cui ha combattuto e ha impiegato tutte le sue forze per tornare nel mondo dei caldi abbracci, dei dolci ricordi, del desiderato amore. Sarà costretto ad affrontare ogni genere di sofferenza lungo il suo percorso, ma il desiderio di riabbracciare la sua famiglia e la speranza di giungere in un luogo ricco di pace lo esortano ad andare avanti, anche se in un primo momento la realtà non rispecchia le aspettative. Ulisse affronta un viaggio materiale, cerca di tornare in un paese che ritiene più sicuro ed accogliente, ma alla fine dovrà comunque lottare per la pace che stava cercando.

La Divina Commedia non racconta un viaggio fisico, ma il viaggio dell’anima di Dante. La selva non rappresenta un luogo reale, ma uno stato d’animo. L’uomo che si sente abbandonato dalla vita, che sente di non appartenere al mondo, che vuole allontanarsi dalla luce perché la considera troppo forte, è colui che affronta questo viaggio. Il pellegrino compie un cammino interiore perché ha bisogno di ritrovare la speranza, altrimenti rischia di giungere alla fine del suo viaggio.

Il racconto emozionante di un uomo che ha perso la vita per portare speranza là dove era stata abbandonata. Don Puglisi è andato incontro ad una realtà complessa e devastante, ha cercato di essere, ed è stato, portatore di speranza e di opportunità per i giovani dei quartieri più trascurati di Palermo. Un faro sempre acceso, anche dopo la sua morte. Non ha compiuto un solo viaggio, ma ha accompagnato lungo la strada coloro che ne avevano più bisogno.

Molti oggi intraprendono dei viaggi, ognuno per motivi diversi. Ma per molti è una fuga. Saramago diceva: “Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e incominci. O ricominci. Nessun viaggio è definitivo”. Questo è ciò a cui va incontro chi decide di abbandonare per sempre, o per molto tempo, la propria patria. E’ costretto a lasciare tutto, ad abbandonare ogni cosa che ha fatto parte della sua vita. Si fugge da ciò che si conosce per andare dove si crede ci sia speranza. Il profugo di oggi è costretto a fare il cammino opposto di Ulisse: non scappa da ciò che non gli appartiene, ma da ciò che conosce, ha amato. E’ un viaggio pieno di illusioni e solo chi riesce a sperare in qualcosa di meglio sopravvive e continua il suo viaggio verso l’ignoto e il dubbio.

Molte persone fuggono dalla monotonia tramite un viaggio. Si sentono in gabbia, incapaci di reagire alle difficoltà che sono costretti ad affrontare. “L’Ulisse odierno non assomiglia a quello omerico, bensì a quello dantesco che si perde nell’illimitato”, dice Magris. Questo viaggio dovrebbe risollevare lo spirito del viaggiatore, ma la maggior parte delle volte lo spinge ad amare il superfluo. E’ un viaggio troppo corto per accrescere la propria conoscenza, ma troppo lungo per non affezionarsi. Crea, come sostiene Soldati, un “desiderio di tornare non soltanto in patria ma dappertutto: dove si è stati e dove non si è stati”.

Ma potrebbe essere un viaggio costruttivo anziché disperato. Una buona occasione per mettere in gioco se stessi, conoscere nuove mentalità e culture, mettere in discussione i propri ideali.

Non si smette mai di viaggiare, ogni giornata è un viaggio che continua o che ricomincia. Bisogna decidere che strada intraprendere e avere il coraggio di andare avanti.

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