• venerdì , 25 maggio 2018

La guerra dopo la guerra

di Francesco Torta e Simone Musizzano

Narrare la storia non necessariamente equivale a renderla avvincente. E’ compito del romanziere saper entrare nei fatti storici per trarne una vicenda verosimile ed accattivante. Per scrivere un buon romanzo storico, l’autore deve immaginare di tornare nel periodo che vuole trattare e pensare come fosse vivere in quella determinata epoca: è proprio questo che fa Paul Dowswell, autore di innumerevoli romanzi storici tra cui spiccano per fama titoli come “Ausländer” o “Il ragazzo di Berlino”.

Dowswell  ha presentato al Salone del Libro 2018 il suo ultimo romanzo,“Wolf Children”, tradotto in italiano come “I figli del Lupo”. Così infatti venivano chiamati quei ragazzi della Germania del dopoguerra, lasciati a migliaia senza casa e famiglia, abbandonati a se stessi. Tuttavia, questo titolo cela anche un altro significato. Venivano infatti chiamati “werewolves”, lupi mannari, coloro che, secondo i piani di Hitler, avrebbero dovuto condurre operazioni di resistenza contro gli Alleati, una volta finita la guerra.


In quest’opera l’autore descrive una storia verosimile, ambientata a Berlino, città che da sempre affascina Dowswell e in cui ha ambientato altri suoi romanzi, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. I protagonisti del romanzo sono ragazzi della gioventù Hitleriana ammaliati dal fascino che il Führer aveva suscitato fra i giovani e che, progressivamente, si disincanteranno, rendendosi conto degli orrori che il partito per cui combattono ha commesso. Agli inizi della guerra, dopo l’invasione dell’Europa Orientale, Hitler rivolse la propria attenzione alla Russia con l’ Operazione Barbarossa che causò 20 milioni di morti tra la popolazione.

E’ per questo che, verso la fine della guerra, i Russi, ormai arrivati alle porte di Berlino, già stremata dai bombardamenti, si comportarono con estrema crudeltà anche nei confronti dei civili tedeschi, quasi a volersi vendicare delle efferatezze subite. Si origina così la situazione da cui prende le mosse la storia narrata.


Poi, terminata questa parte della conferenza, strettamente legata al romanzo, l’autore ha dibattuto su temi più ampi, delle sue ispirazioni e della sua visione della storia. All’inizio della sua carriera lavorava come ricercatore per una casa editrice ed è stato proprio il suo capo redattore ha consigliargli di dedicarsi alla scrittura, notando la passione con cui esponeva le proprie ricerche. Per questo, a trent’anni, è passato a scrivere libri storici per ragazzi di carattere informativo.

Tuttavia, oltre che istruire i propri lettori, Dowswell desiderava anche scrivere storie in grado di coinvolgere il proprio pubblico. Quindi, il passaggio da libri informativi a romanzi storici per ragazzi è stato naturale. Un altro degli obiettivi di Dowswell è quello di calare i propri lettori nella realtà storica di cui parla, filtrata attraverso gli occhi di protagonisti con cui sia facile empatizzare. Questo per permettere ai suoi lettori di appassionarsi e sentirsi coinvolti da una materia come la storia, tradizionalmente considerata particolarmente ostica e noiosa dagli studenti, ma che in realtà può essere fra le più interessanti e coinvolgenti in assoluto, se ben narrata, non limitandosi a fornire un elenco di date, battaglie e re.

Un altro dei temi cardine della produzione di Dowswell è l’odio verso ogni tipo di totalitarismo, che esso si manifesti attraverso il nazismo di Hitler o il comunismo sovietico, anche se non è mancata durante la conferenza una stoccata alla politica di Donald Trump, colpevole, secondo l’autore, di cercare di imporre una visione politica unica ai suoi cittadini.