• venerdì , 25 maggio 2018

Lui, io, noi: quando l’amore supera ogni barriera

Emozionati e rispettosi. Sono gli occhi di Valentina Bellè che guarda Dori Ghezzi. Riassumono perfettamente il clima che si respira in un’affollata Sala Gialla. Sul tavolo, oltre all’immancabile chitarra, grandi nomi. Roberto Vecchioni, Gabriele Salvatores, Francesca Serafini: amici di una vita, narratori di una storia senza fine. Ognuno pronto a condividerne una parte, una collaborazione per ricordare Fabrizio de Andrè. Ed è questo il senso di Lui, Io, Noi, presentato alla 31esima edizione del Salone del Libro e scritto in collaborazione con Giordano Meacci e Francesca Serafini, sceneggiatori del film evento “Fabrizio De Andrè: Principe Libero”. Frutto di una mente collettiva senza il culto della persona, è un racconto della quotidianità che legava il cantante genovese a questa realtà che tanto lo aveva sorpreso ed emozionato. Un noi che diventa più importante dell’io, un noi senza cui Dori e Fabrizio non esisterebbero. Un’idea di condivisione diversa, che aiuterebbe molto le nuove generazioni sempre più social.

E’ l’amore “che strappa i capelli” il motore. Non si vedono infatti aneddoti particolari sulla vita di Fabrizio, ma un legame in cui Dori non si sentiva mai in pericolo e non si annoiava mai. Qualcosa di tangibile, mai raccontato. La particolarità di un artista è infatti, come sostiene Vecchioni, lo scrivere  senza mai far trasparire la verità nuda e cruda; permette di far provare sensazioni senza mai farle comprendere del tutto, in quanto il senso è interno alla persona, ma inserendo un universale di fondo. Ed è questo che rende Fabrizio un “poeta oltre le righe“. In questo filone si inserisce la sua visione della donna, essere capace di dare ordine ai valori, che consola, tranquillizza un uomo che continua a giocare. Gli consente di riprendere la sua cultura classica, acquisita e tante volte denigrata durante gli studi giovanili. I tratti delle figure femminili rappresentati nelle sue poesie ricordano alcuni personaggi della tragedia classica: c’è chi aspetta il ritorno di un uomo come Penelope o chi incarna una furia pari a Medea.

 

 

E’ l’amore che ha convinto Dori, pur in lotta continua con la sua natura “incline a nostalgie di qualche passato”, a scrivere di lui. Di quel ragazzo che con un solo sguardo, durante una serata di premiazioni, le aveva lasciato una tacita promessa . Continua ad essere presente: in lei, tramite una lampada inspiegabilmente sempre accesa durante la scrittura del “Principe Libero”, nelle decisioni della gente, che lo definisce “angelo custode” per averlo convinto a non diventare un avvocato. Nelle storie di Giordano e Francesca, unite dalla passione per la sua musica. Negli occhi del nipote Demetrio, in cui si vede la stessa luce. Nella chitarra di Roberto Vecchioni che, a conclusione dell’incontro, incanta con una versione acustica di “Hotel Supramonte” e “Canzone dell’amore perduto”.